ROMA – Ignazio La Russa è stato eletto nuovo presidente del Senato. Ma il centrodestra è già nel caos. Perché il fondatore di Fratelli d’Italia è riuscito ad ottenere la maggioranza assoluta dei voti a Palazzo Madama nonostante uno degli alleati, Forza Italia, abbia deciso di non rispondere alla prima chiama, per dare un segnale rispetto alle trattative per la formazione del nuovo governo. Lo “sgambetto” delle opposizioni ha permesso così a La Russa, primo ex missino a salire alla seconda carica dello Stato, di essere eletto al primo colpo. E fa scalpore il sonoro “Vaffa” che Silvio Berlusconi, al ritorno dopo nove anni in Parlamento, ha rivolto dal suo scranno al neo-presidente durante la votazione.
La votazione
Il primo atto della nuova legislatura mostra già le crepe nella coalizione uscita vincitrice dalle urne. Ignazio La Russa, senza 16 voti azzurri (hanno risposto alla chiama solo il leader Silvio Berlusconi e la presidente uscente Elisabetta Alberti Casellati), avrebbe potuto contare teoricamente solo su 99 preferenze, contro le 104 della maggioranza assoluta del Senato. Ma i “franchi tiratori” al contrario dell’opposizione hanno fatto pervenire i voti che mancavano, e La Russa ha ottenuto 116 consensi, quanto basta per salire allo scranno della presidenza di Palazzo Madama, fino ad allora retto dalla senatrice “anziana” Liliana Segre. E se il neo-Presidente nel suo discorso d’insediamento ringrazia «quelli che mi hanno votato pur non facendo parte della maggioranza di centrodestra», ci si chiede chi possa aver votato La Russa fuori dal centrodestra. «Non siamo stati noi, l’avrei rivendicato» si chiama fuori il Terzo Polo con le parole di Matteo Renzi.
Il “Vaffa” di Silvio
Nel bailamme della “chiama”, la diretta TV ha immortalato poi un episodio emblematico della situazione di tensione all’interno del centrodestra. Con Silvio Berlusconi, seduto sul suo scranno, che battibecca platealmente con lo stesso Ignazio La Russa, che ancora non era stato eletto, arrivando a battere i pugni e a mandarlo a quel paese. Pochi minuti dopo, con un post sui social, l’ex Cav. smentisce ogni screzio con il collega senatore: «Non solo non ho mai avuto alcuno scontro con lui, ma stiamo collaborando lealmente e in pieno accordo per dare al nostro Paese un assetto istituzionale stabile e un governo forte e coeso».
Qui Montecitorio
Nel frattempo alla Camera dei Deputati, anch’essa insediata questa mattina 13 ottobre, la prima votazione fa registrare una scontata fumata nera: nelle prime tre tornate infatti il regolamento di Montecitorio impone la maggioranza dei due terzi per l’elezione del Presidente. La “chiama” buona potrebbe essere la quarta: in pole position, in base all’accordo nel centrodestra, ci dovrebbe essere il capogruppo uscente della Lega Riccardo Molinari, anche se “radio-palazzo” ne dà in calo le quotazioni. E c’è da capire quale strascico avrà la vittoria “mutilata” di La Russa al Senato.
