La sicurezza cercata

gallarate sicurezza carabinieri

Tiriamo un sospiro di sollievo alla notizia che il violentatore di una signora di Gallarate è stato assicurato alla giustizia. I carabinieri hanno impiegato meno di 24 ore per ammanettarlo. I complimenti non sono soltanto di circostanza: rappresentano il sentimento di una comunità che, non da oggi, vive un grande disagio civico, frutto del cambiamento del tessuto sociale anche a causa della presenza di individui che antepongono i loro animaleschi istinti al rispetto degli altri, in primo luogo delle donne. E’ una decisiva questione di sicurezza, che va perdendosi giorno dopo giorno per tutto quel che accade in giro nelle città del nostro Paese.

Sicurezza percepita o reale che sia, il problema esiste e sarebbe sciocco negarlo. Il punto è trovare le soluzioni. Che non si configurano nel minimizzare gli eventi, parlando, come nel primo comunicato ufficiale delle autorità nell’immediatezza del fatto di Gallarate, di una generica  “aggressione fisica” ai danni di una 53enne invece che di una drammatica violenza sessuale, com’è stato subito accertato. Si può capire l’intento del “gioco al ribasso” di un episodio inquietante, al punto da turbare l’opinione pubblica. Un po’meno giustificabile sul versante della trasparenza e della verità. Insomma, si trattava di uno stupro. Come purtroppo le cronache registrano da tempo in diverse circostanze e in altri luoghi, sui treni, nelle vicinanze delle stazioni ferroviarie, di notte o in pieno giorno, senza alcun freno inibitore da parte di persone straniere (la maggior parte), ma non solo.

Né possiamo essere certi che una soluzione definitiva sia la cosiddetta remigrazione, tasto ideologico su cui batte la Lega e che, proprio a Gallarate, ebbe la sua consacrazione con il Remigration Summit del maggio scorso. La sintesi di quel convegno è presto spiegata: tutti a casa gli stranieri, buoni e cattivi, belli e brutti, simpatici e antipatici. Matteo Salvini direbbe come ha già detto: “Fuori dalle palle”.  Certo, coloro che delinquono vanno rispediti subito da dove sono arrivati, ci mancherebbe. Il rischio, allargando senza distinzioni la platea dei potenziali stranieri da espellere, è il razzismo. Sarebbe una inaccettabile semplificazione del problema.

Nemmeno si può stare a cincischiare di fronte a episodi che alimentano il senso di precarietà, che ci fa sentire estranei a casa nostra, ci impedisce di uscire per una passeggiata alla sera in tutta tranquillità. Il dilagare della microcriminalità, delle bande di ragazzi che aggrediscono anche senza un vero motivo chiunque capiti loro a tiro, completano e aggravano il contesto.

Sufficiente aumentare la repressione? Il discorso è più complesso e meriterebbe analisi che non si possono affrontare in questa sede. Le forze dell’ordine, quindi, lo Stato, hanno le maggiori responsabilità: tocca a loro per primi garantire la sicurezza. Per aprire una parentesi, in provincia di Varese, a Busto, Gallarate, Saronno e negli altri centri più sensibili, carabinieri e polizia sono sempre sulle tracce di chi attenta alla serenità (i recenti blitz proprio della polizia in piazza Repubblica a Varese e nei dintorni della stazione Fs a Gallarate non sono casuali). Poi servono norme che permettano espulsioni veloci e, di più, leggi che impediscano di mandare liberi dopo poche ore dal loro arresto i delinquenti, italiani o stranieri che siano.

E questo è un altro problema. Che non si risolve con gli slogan che ci propinano da destra a sinistra, o con gli scaricabarile tra opposti schieramenti politici. O ancora impedendo la diffusione di notizie che alla lunga destabilizzano l’opinione pubblica (prima la ministra Marta Cartabia, poi il suo successore Carlo Nordio hanno dato un bel colpo alla libertà di stampa), nel tentativo di nascondere la realtà. Il nocciolo della questione è ben altro e va affrontato con efficaci contrasti che vadano al di là dell’indignazione del momento, volta a scuotere l’immaginario e le giuste preoccupazioni collettive in funzione elettorale, senza centrare risultati, se non risolutivi perlomeno utili a rilanciare fiducia nelle istituzioni.

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