Matteo Salvini si è incaponito sul ponte dello Stretto, opera faraonica che, secondo il ministro dei Trasporti, modificherà in meglio il tessuto sociale, economico e infrastrutturale di Sicilia e Calabria. Se ne parla da qualche decennio e, se mai dovesse essere realizzato, non è al momento possibile ipotizzare la conclusione dei lavori. Particolare tutt’altro che secondario: l’opera ha già richiesto l’esborso di centinaia di milioni di euro per le incombenze tecniche e procedurali preliminari, per i contenziosi aperti, per un progetto che non garantirebbe le necessarie sicurezze di stabilità della struttura nel tempo. Il condizionale è d’obbligo trattandosi di una materia controversa che, come sempre nel nostro Paese, sfocia nello scontro politico tra chi è favorevole e chi è contrario.
Parliamo del ponte sulla Stretto come preambolo alla notizia che, a Gallarate, sono stati finalmente inaugurati una cinquantina di metri di una nuova strada, la via Indipendenza nel rione di Crenna, oggetto di un interminabile braccio di ferro burocratico e giudiziario che, appunto, dura da anni. Stiamo parlando di un’infrastruttura marginale, che interessa la viabilità di un singolo quartiere di una cittadina. Eppure, come per il ponte di cui sopra, esposta ai ritardi tipici di molti interventi pubblici, da Nord a Sud della nazione. Tra espropri contestati, sentenze dei tribunali, revisioni del progetto e conseguenti lievitazioni dei costi passano i decenni lasciando nel limbo l’intervento che si vorrebbe realizzare, anzi, che dovrebbe essere realizzato a spron battuto per risolvere disagi e soddisfare necessità collettive.
Due esempi, il ponte e la via Indipendenza a Gallarate, uno di portata nazionale, l’altro di significato locale, che testimoniano come la cosiddetta semplificazione, parola magica pronunciata troppo spesso a sproposito, sia di là da venire, in questi casi come in altri che riguardano i rapporti tra i cittadini e gli enti pubblici. Discorso che ci porterebbe lontano rispetto al tema che stiamo affrontando: i gineprai burocratici per avviare e portare a termine il cantiere di un’opera di interesse pubblico. Per restare a Gallarate, ma solo come ulteriore conferma del problema, si sta procedendo a passo di lumaca per il famoso ospedale unico con Busto Arsizio, altra struttura annunciata un decennio fa e ancora nelle fasi preparatorie. 450 milioni già finanziati ma, se tanto ci dà tanto, soggetti alle inevitabili revisioni dei costi. E non solo.
Per continuare nell testimonianze, che cosa vogliamo dire della Pedemontana, arteria che nelle intenzioni, giuste intenzioni, dovrebbe sgravare dall’infernale traffico quotidiano la Tangenziale di Milano, ma che è costruita a metà? Opera, la Pedemontana, che gioverebbe a migliaia di utenti al giorno del Comasco , della provincia di Varese, di Malpensa, aree ad alta densità produttiva e residenziale. Zone dentro le quali sono in fase di attuazione altre infrastrutture che hanno superato tutte le impasse che si solito bloccano i lavori. Guardiamo alla ferrovia Gallarate-Malpensa, avviata a conclusione e in tempi sostenibili. Finanziamenti tutti a disposizione e componenti tecniche e politiche ben disposte a superare gli ostacoli. Ciò a dire che, a volte, in alcune occasioni, al di là delle incombenze normative e di varia natura, a fare la differenza è la volontà politica di chi dirige la baracca. Anche se non sempre è sufficiente a garantire l’apertura e la veloce chiusura di un cantiere. Il caso della via Indipendenza è emblematico: cinquanta metri di strada sospesi per anni nelle indeterminatezze del sistema.
Nuova strada di Crenna, il taglio del nastro. Cassani: «Risultato ottimo»
