La tradizione popolare della Barca di San Pietro impazza anche sui social

La magia del "Veliero"

di Sarah Zambon

CASTELLANZA – Se fino a qualche anno fa gli antichi riti del mondo rurale rischiavano di essere dimenticati ed andare definitivamente perduti, alcune tradizioni sono ritornate prepotentemente a galla grazie al fatto che diversi content creator ne hanno fiutato la “spendibilità” su piattaforme social dedicate soprattutto ai video, come Tik Tok, YouTube e Instagram. Non stupisce più, quindi, trovare tutorial virali da decine di migliaia di visualizzazioni e altrettanti like sulla preparazione della “Barca di San Pietro”, rituale molto caro in passato soprattutto a nonni e bisnonni del Lombardo-Veneto, che lo ripetevano la sera del 29 giugno, giorno dei Santi Pietro e Paolo.

Origini e ingredienti per il “Veliero”

Il padre fondatore della Chiesa Cristiana e primo Papa era originariamente un pescatore e si chiamava Simone: secondo i Vangeli, fu Gesù ad imporgli il nome “Pietro” (in ebraico, “Cefa”), proprio per segnare indelebilmente il suo destino di roccia primigenia a cui il Cristianesimo si sarebbe appoggiato per prosperare. Dopo la chiamata di Cristo, da pescatore di pesci nel Lago di Tiberiade insieme al fratello Andrea, Pietro si è quindi trasformato in “pescatore di uomini”. Ed è probabilmente per questo motivo che la sera della vigilia del 29 giugno, giorno in cui lo si celebra insieme a San Paolo, ha preso vita la tradizione di “riprodurre” il suo simbolico veliero. L’usanza risale al culto dell’apostolo che si diffuse nel Nord Italia intorno all’VIII secolo per merito dei monaci benedettini. Servono solo una grande brocca di vetro piena di acqua fredda ed un albume d’uovo, che va fatto colare lentamente all’interno del contenitore trasparente. Una volta pronta, la caraffa deve essere lasciata riposare, esposta all’umidità della notte e alla rugiada del mattino, sul prato del giardino, sul balcone o sul davanzale di una finestra.

Come interpretare la barca

Andando a controllare “l’opera” di buonora, prima che l’aria si scaldi per effetto del solleone, si noterà che l’albume sommerso si sarà trasformato in una sorta di gelatina coagulata sul fondo della brocca, dalla quale si dipartono diversi “filamenti” che raggiungono il pelo dell’acqua, ricordando (con un po’ di fantasia) gli alberi maestri e le vele di una barca. Secondo la credenza popolare, è proprio il Santo Pescatore a scendere sulla terra e soffiare nottetempo nelle caraffe per dar forma al prodigioso veliero e dimostrare così la sua vicinanza costante a tutti i Cristiani. Nell’antichità, questo rituale serviva anche da inconsueto “barometro”: se i filamenti apparivano come vele ben spiegate al vento, significava che ci sarebbe stato bel tempo, mentre se fossero stati lunghi e sottili, la pioggia non avrebbe tardato ad arrivare.

C’è una spiegazione scientifica

La formazione della Barca di San Pietro, in effetti, non ha granché di mistico, anzi si basa sulle particolari condizioni climatiche di questo particolare periodo dell’anno, – in cui l’escursione termica tra giorno e notte è ancora piuttosto accentuata -, e sulle leggi della fisica: l’aria carica di umidità della sera fa addensare l’albume d’uovo, mentre il calore assorbito dal suolo su cui è appoggiata la brocca, risalendo verso l’alto attraverso l’acqua, trascina con sé la sostanza gelatinosa che si è depositata sul fondo, creando gli affascinanti filamenti che vengono poi interpretati come vele. Nonostante ciò, questo piccolo e semplice rito conserva immutata tutta la sua magia, soprattutto agli occhi dei bambini, che possono essere coinvolti nella preparazione della brocca ed invitati a stupirsi per il risultato la mattina dopo.

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