LA ZAMPATA DI RE LEONE / “A me questa crono non è piaciuta”

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Mario Cipollini

di Claudio Ghisalberti

Mario Cipollini al termine della seconda tappa del Giro d’Italia è pronto a scattare come un felino.  E’ pronto per “La zampata di Re Leone”, appuntamento che ci accompagnerà quotidianamente sul nostro sito e sul suo canale Facebook, in diretta ogni giorno alle 18. 

Mario voglio partire subito forte: Roglic può fare come Pogacar lo scorso anno in rosa dalla seconda tappa alla fine?

“Non credo che né lui né la sua squadra, la Red Bull, abbiano intenzione di tenere la maglia rosa a tutti i costi. La superiorità di Pogacar è straripante ormai da tempo. Roglic è naturalmente un corridore fortissimo ma anche lui ha probabilmente dei dubbi sul recupero e sull’età, per cui il fatto di essere stressato quotidianamente da tutte le attività obbligatorie della maglia rosa spera domani di ridarla subito a qualcun altro. La mia impressione è questa. Credo che cercherà di costruire un Giro molto più conservativo”.

Roglic ha dato 16 secondi di distacco da Ayuso, 25 a Tiberi, 34 a Simon Yates, 37 a Carapaz, 40 a Piganzoli, 42 a Circone e 48 a Bernal. Mario come interpreti questi distacchi?
“Sono distacchi importanti se si pensa che in realtà, in un cronometro di neanche 14 chilometri, dall’intertempo – dove cioè finiva la salita – fino al traguardo costruire una differenza era complicato visto che la strada scendeva. La vera differenza è stata fatta fino all’intertempo ed è proprio per questo che dico che si tratta di distacchi importanti. Significa che Roglic è in condizione, è in forma, è un uomo esperto, sa come arrivare al massimo della condizione in un Giro d’Italia. Primoz è qui per vincere e sa che questa è forse una delle ultime e grandi opportunità della sua carriera”.

Tiberi, che forse è il nostro uomo di punta per la classifica, ha detto che non ha voluto rischiare e i commentatori Rai in coro hanno ribadito che ha fatto bene a non rischiare. Ma allora Roglic, che ha rischiato ed è arrivato a pochi centesimi da Tarling che ha vinto ha sbagliato?
“Credo che alcuni ragazzi, come Tiberi, alcuni giovani, abbiano ancora bisogno di creare una struttura solida sia fisica che mentale per potere affrontare la responsabilità di un Giro d’Italia. Tiberi quest’anno è aspettato un po’ al varco. Visto il Giro dell’anno scorso su di lui ci sono grandi aspettative, molti sperano che faccia bene. Però misurare il rischio, soprattutto in una crono che devi fare a tutta, è estremamente. Dire che non ha voluto rischiare a mio parere è sbagliato”.

Mario in generale della tappa che ne pensi? A me una crono di neanche 14 chilometri sembra un po’ una giornata buttata, sprecata. Mi sembra una tappa insipida.
“Io avrei fatto un prologo ieri o una vera crono oggi, anche se una vera crono non la farei mai nei primi giorni di una corsa a tappe. Questo perché ancora molti atleti hanno bisogno di stabilizzare la propria condizione atletica. Servono 4-5 giorni di gara per trovare la giusta condizione per esprimersi in uno sforzo violento come la crono. Io avrei preferito, alla fine della prima settimana, una crono minimo sui 40-45 minuti, cioè di una trentina di chilometri, in modo che venissero fuori delle differenze maggiori.  su (0:52) atleti che sono un po’ ad armi pari sul livello di condizione atletica del momento. Poi sarebbe anche opportuno fare dei calcoli per trovare un coefficiente che sia giusto avere tra i chilometri in salita e le cronometro. Sarebbe bello che atleti con differenze a livello di performance e di caratteristiche avessero tutti le stesse possibilità, di correre “alla pari”. Ora per la classifica finale gli scalatori sono troppo avvantaggiati. Quella di oggi già era corta come prova, poi come ti ho detto la seconda metà quasi inutile. Mi lascia perplesso”. 

Oggi è il 94° compleanno della maglia rosa, il primo a indossarlo fu Learco Guerra : cosa significa per te questo simbolo?
“Per me era il sogno massimo, qualcosa di quasi irraggiungibile, l’idea della più alta soddisfazione personale. Sono nato in una famiglia di ciclisti, mio papà Vivaldo era un coppiano sfegatato. Il ciclismo, e il Giro, per me hanno una sacralità incredibile. Pensa soltanto che il primo libro che ho letto è stato sulla vita di Fausto Coppi. Lui, forse come nessuno, era il Giro d’Italia”.

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