di Claudio Ghisalberti
La pioggia, le strisce pedonali, una disattenzione. Mancano poco più di 20 km al traguardo di Nova Gorica e ad Antonio Tiberi va via la ruota davanti. Cadono in tanti, cambia la corsa e forse la storia del Giro 108. Il laziale della Bahrain perde tempo prezioso in classifica, Giulio Ciccone arriva al traguardo dolorante e con il Giro compromesso. Il referto medico dice: “Gli esami hanno confermato un importante ematoma del muscolo vasto laterale del quadricipite destro, oltre a una piccola lesione della fascia muscolare”. Cicco così è costretto ad abbandonare, non ripartirà per la 15a tappa del Giro d’Italia. A Mario Cipollini non è sfuggita neppure un’immagine. La sua analisi è attenta.
Cipo, finora in questo Giro hanno fatto più distacchi le cadute, quella di oggi (ieri, ndr) e quella nella tappa negli sterrati di Siena, che non il resto dei chilometri e le montagne.
“Sì, direi che la giornata lascia tutti con l’amaro in bocca. Mi dispiace quando vedo che in gruppo la selezione, o il risultato a un Giro d’Italia, viene condizionato da una situazione sfortunata. Comunque, quando si cade c’è sempre un concorso di colpa tra il ciclista e la fatalità. Mi dispiace molto perché vedere Ciccone, vedere Tiberi, con dei danni in classifica. Soprattutto, speriamo che non abbiano subito problemi fisici”.
Mario, in che senso “concorso di colpa”?
“Sì, il concorso di colpa tra l’evento sfortunato e il ciclista. Nel senso che nel momento in cui tu affronti una curva, o una semicurva, magari su sanpietrini, o un fondo scivoloso, un po’ più di cautela dovrebbe esserci. L’esempio più eclatante, se vai a rivedere la caduta, è quella nella tappa di Siena. Hanno affrontato una curva a 90 gradi sullo sterrato in 4-5 file. Troppi. Poi in curva bisogna essere leggeri sulla sella”.
Ieri ho fatto una riflessione: sono del tutto scomparse le ruote a profilo basso a vantaggio di quelle più performanti a profilo alto. Perché ti dico questo? Perché ti voglio fare una domanda: nella scelta dei materiali si punta tutto sulla performance o si tiene conto anche del fattore sicurezza?
“Ma sai, la ricerca della miglioria è alla base dell’evoluzione, anche della bicicletta. La sicurezza e i rischi, ci saranno sempre. Problemi di sicurezza in un Giro d’Italia per forza devono esserci. In qualche modo è una capacità degli atleti di quella di cercare di uscire il meglio possibile dall’attraversamento di un pericolo. Il Giro d’Italia, a ogni curva c’è un pericolo. Ogni curva puoi trovare una situazione di disagio, devi essere pronto a superarla”.
In tv c’è stata polemica perché secondo i commentatori Rai venti curve su 12 km del circuito finale sono troppe. Tu come la pensi?
“Naturalmente i circuiti molto tortuosi creano delle difficoltà di gestione. Le curve però ci sono sempre state. Si parla di sicurezza, le radioline per la sicurezza, ma la sicurezza la dovrebbe in qualche modo garantire l’organizzazione. Le comunicazioni a livello di sicurezza, tra direttore sportivo e corridore, lasciano un po’ il tempo che trovano”.
