L’amico di Ramy chiede la non punibilità per essere stato “spinto al limite”

milano ramy appello

MILANO – Un anno dopo la tragica morte di Ramy Elgaml, il 19enne egiziano deceduto in un incidente stradale al termine di un lungo inseguimento con i carabinieri, i legali del suo amico Fares Bouzidi, che era con lui in sella allo scooter, hanno presentato ricorso in Appello contro la condanna per resistenza a pubblico ufficiale. Bouzidi, 22 anni, era stato condannato in primo grado a due anni e otto mesi di reclusione con rito abbreviato dal Gup di Milano, al termine del processo in cui i sei carabinieri coinvolti nell’inseguimento si erano costituiti parte civile. Oltre alla condanna, al giovane era stato imposto di risarcire i militari con duemila euro ciascuno per “danni morali”.

Richiesta di “non punibilità”

In via principale, la difesa chiede alla Corte d’Appello di riconoscere la “non punibilità” di Fares Bouzidi. Gli avvocati basano questa richiesta su una scriminante prevista dal codice, sostenendo che i militari, attraverso i loro “atti arbitrari”, avrebbero ecceduto i limiti delle proprie attribuzioni, causando di fatto l’evento. La Corte d’Appello è ora chiamata a valutare il ricorso e a esprimersi sulla legittimità della condanna e sulla condotta tenuta dai carabinieri durante il tragico inseguimento.

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