L’araldica dei Papi: storia, simboli e svolte contemporanee

San Pietro e gli stemmi di Papa Francesco e Benedetto XVI

di Pier Felice degli Uberti*

Oggi la realizzazione dello stemma araldico di un papa è il risultato di una collaborazione tra il pontefice eletto e un araldista esperto del Vaticano, con la supervisione dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice. Non esistendo in Vaticano un Ufficio Araldico che determini gli stemmi dei Prelati, tradizionalmente viene consultato un esperto di araldica ecclesiastica, incaricato di elaborare un progetto coerente con la tradizione e i desideri personali del papa.

Nel caso recente di papa Francesco, lo stemma fu realizzato in continuità con quello da lui adottato come arcivescovo di Buenos Aires, ma con alcune modifiche. Le modifiche apportate allo stemma di papa Francesco furono opera di don Antonio Pompili, Vice presidente dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano, ed autore di una miriade di stemmi di prelati di tutto il mondo.

Il primo papa che usò uno stemma

Pier Felice degli Uberti

L’uso di stemmi da parte dei pontefici risale al pieno Medioevo, ma non esiste un “primo papa” ufficialmente riconosciuto come l’iniziatore dell’araldica pontificia. Tuttavia, papa Innocenzo III (1198-1216) è uno dei primi pontefici documentati con un emblema araldico attribuito, appartenente alla sua famiglia, i Conti di Segni. Anche se non ancora usato come simbolo ufficiale del papato, questo stemma rappresenta uno dei primi esempi di identità visiva personale di un papa. L’araldica papale, intesa come uso sistematico di stemmi personali da parte dei pontefici, comincia a consolidarsi nel XIII secolo, parallelamente allo sviluppo dell’araldica in Europa. A partire dal XIV secolo, gli stemmi papali iniziano ad apparire non solo in sigilli e documenti, ma anche su edifici, monete e tombe, ne è prova lo stemma di papa Bonifacio VIII che nel 1300 diede inizio al giubileo.

L’araldica pontificia si distingue in due livelli

 Lo stemma personale del papa può essere ereditato o creato al momento dell’elezione, e riporta i simboli araldici del papato, che accompagnano o circondano lo stemma.

L’uso sistematico di uno stemma personale, integrato con i simboli del potere spirituale e temporale, si afferma definitivamente nel periodo avignonese (1309-1377), quando la curia papale, influenzata dal cerimoniale francese, codifica molti aspetti della rappresentazione del potere.

I simboli dell’araldica papale

Gli elementi comuni agli stemmi dei papi includono le Chiavi di San Pietro: una d’oro e una d’argento, incrociate, simboleggiano il potere spirituale e temporale conferito da Cristo a Pietro. La Tiara Papale: copricapo a tre corone, usata fino a papa Paolo VI (che la depose simbolicamente nel 1963), rappresenta invece l’autorità universale del pontefice.

Il Triregno: versione araldica della tiara, spesso sormontava lo stemma, accompagnato dalle chiavi incrociate con il Cordone Rosso che le lega, simboleggiava l’unità del potere. Questi simboli non fanno parte dello stemma personale, ma sono “sopposti” e indicano la dignità pontificia.

La rivoluzione araldica di Benedetto XVI

Con papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger) si assiste a una svolta epocale nella tradizione araldica papale. Nel 2005, egli rinuncia all’uso della tiara nello stemma, sostituendola con una mitria episcopale a tre bande dorate, rappresentazione simbolica delle tre funzioni del papato (insegnare, santificare, governare). Questa rivoluzionaria idea venne suggerita dal Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo (1925-2017), l’araldista che collaborò alla definizione dello stemma di papa Benedetto XVI.

Il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, fu il più famoso araldista ecclesiastico del XX secolo, e proprio per questa idea di modernizzare l’araldica papale ebbe le più grandi critiche dagli araldisti tradizionali che vedevano in questa scelta una diminuzione del potere papale. Ma nella realtà fu una scelta di valore profondamente ecclesiologico e pastorale: papa Benedetto volle in tal modo sottolineare il primato del vescovo di Roma rispetto al potere monarchico universale, ridimensionando gli aspetti regali del papato. Inoltre, introdusse per la prima volta nella storia pontificia il pallio (simbolo metropolitano) nello scudo araldico, affermando l’identità vescovile del papa. Il suo stemma comprendeva: un orso carico di fardello, simbolo di san Corbiniano, patrono della diocesi di Frisinga; una conchiglia di san Giacomo, simbolo di pellegrinaggio ma anche riferimento agostiniano, ed un moro incoronato, tipico dell’araldica bavarese.

Lo stemma e i simboli di papa Francesco

Nel 2013 quando venne eletto papa Francesco, tutti si chiedevano se avrebbe voluto mantenere la linea di Benedetto XVI, usando anch’egli la mitria al posto della tiara, cosa che volle fare, anzi il suo stemma si caratterizzò per maggiore semplicità e forte significato spirituale: lo stemma azzurro porta in alto il monogramma IHS, simbolo della Compagnia di, Gesù, ordine al quale apparteneva. Sotto, si vede una stella a otto punte, simbolo della Vergine Maria, infine, un fiore di nardo, emblema di san Giuseppe. Papa Francesco scelse come motto: “Miserando atque eligendo”, richiamandosi alla misericordia di Dio e il racconto evangelico della chiamata di Matteo, a cui il papa era molto legato. Nell’insieme lo stemma comunica l’immagine di un pontificato votato alla semplicità, al servizio e alla misericordia.

Dal potere nobiliare al papato come vescovo di Roma.

Per secoli, i papi appartenevano a famiglie nobili e lo stemma usato era quello della loro famiglia, come espressione tanto della genealogia quanto del potere. Il papato era inteso anche come sovranità temporale (fino al 1929) e la nobiltà era parte del linguaggio della curia. Infatti sino a papa Pio XII i parenti del pontefice se appartenenti a piccola nobiltà erano usi a ricevere titoli nobiliari dal papa o dal re d’Italia. Dopo la fine dello Stato Pontificio e con l’elezione di papi non più nobili come San Pio X o San Giovanni XXIII, il papato ha abbandonato progressivamente l’immagine monarchica, pur mantenendo simboli araldici. Poi proprio con il Concilio Vaticano II (1962-1965) si è rafforzata l’identificazione del papa come vescovo di Roma, successore di Pietro prima che sovrano della Chiesa universale. Oggi, lo stemma papale non è più nobiliare, ma un segno personale e pastorale. La mitria sostituisce la tiara; lo scudo diventa luogo teologico e spirituale, non più dinastico; i simboli riflettono il cuore del pontificato, e non l’origine sociale.

 

*Presidente della Confederazione
Internazionale  di Genealogia ed Araldica

Si avvicina il Conclave, aumentano i papabili ma Pizzaballa rimane nella rosa

papa araldica stemmi – MALPENSA24
Visited 1.084 times, 1 visit(s) today