Omicidio Limido, un anno dopo Varese ricorda. «Nascerà una proposta di legge»

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Lavinia Limido e Marta Criscuolo con Anna Marsella e Luigi Manco

VARESE – Un anno dopo Varese ricorda Fabio Limido, che esattamente 12 mesi fa perdeva la vita dopo essere intervenuto in difesa della figlia Lavinia, aggredita dall’ex marito Marco Manfrinati. Fatali le ferite inferte dallo stesso Manfrinati in via Menotti a Casbeno. In Comune a Varese nel pomeriggio di oggi, martedì 6 maggio, la consegna di una targa in sua memoria (qui sotto il video). La moglie Marta Criscuolo ha annunciato che sarà presentata una proposta di legge con l’obiettivo di scongiurare episodi di questo tipo.

La città non dimentica

Un segno tangibile di gratitudine e memoria per il sacrificio compiuto: con questo obiettivo Anemos Italia e La Varese Nascosta hanno voluto ricordare oggi, martedì 6 maggio 2025, Fabio Limido. La cerimonia di commemorazione promossa dalle due associazioni si è svolta a Palazzo Estense in onore di Fabio Limido e del suo atto di straordinario coraggio. “Nel gesto più estremo la forza più pura. Dove c’è amore nasce il coraggio. In ricordo di Fabio Limido”: questo il testo scritto sulla targa che è stata consegnata alla moglie Marta Criscuolo e alla figlia Lavinia.

Nascerà una proposta di legge

Marta Criscuolo ha letto un messaggio (qui sotto il testo in forma integrale e il video) in cui ha ripercorso i fatti di un anno fa e tutto quello che ne è seguito, ricordando il grande dolore ma anche il grande affetto dimostrato dai varesini. Quanto accaduto verrà analizzato da un pool di studiosi e sarà anche prodotta una proposta di legge che abbia proprio l’obiettivo di evitare che episodi di questo tipo possano accadere.

Un anno fa mi sono recata sul luogo dell’omicidio ed ho visto l’assassino, a terra, incaprettato, che ridendo e con certo tono di soddisfazione mi ha detto: “Stronza, hai visto, ho fatto una mattanza”. In quel momento ero al telefono con mia madre, dicendole di stare in casa, non uscire, chissà per quale motivo, visto che ormai la corsa contro il male era finita in quegli istanti.

Ho visto mio marito riverso dietro ad una siepe e poi venirmi incontro in barella ed ho capito che era già morto. Ho detto agli infermieri che lo stavano soccorrendo di lasciarlo stare in pace, che ormai non c’era più. Poi ho visto mia figlia in ambulanza, la vicina di casa le teneva stretta la giugulare che l’assassino le aveva tagliato. Dal suo sguardo ho capito che ce l’avrebbe fatta.

In quegli attimi ho programmato la mia vita futura. Ho capito innanzitutto che avrei dovuto contrastare il male assoluto con il bene assoluto, facendo e dicendo solo cose belle, positive, guardando in avanti e mai indietro. E ciò per non dare la soddisfazione a Satana di averci rovinato la vita, e per prendere in mano maniera degna il testimone che mio marito mi ha dato, col sacrificio della sua vita.

27 coltellate a mio marito una ventina a mia figlia, anche vicina ad un millimetro dal midollo spinale. Ed il padre dell’assassino ha dichiarato in un’intervista che la sottoscritta si divertiva a rilasciare interviste vestita con i suoi tailleurini! Ecco dove nascono gli assassini. Signor Manfrinati si vergogni e venga a chiedermi scusa pubblicamente, lei che con sua moglie non mi ha fatto le condoglianze, non è venuto alle esequie e mai mi ha chiesto come stesse mia figlia, senza contare che anche altre due mie figlie hanno perso il padre e soffrono e soffriranno per tutta la vita, figlie delle quali pure si è dimenticato. A noi che il nostro ergastolo lo abbiamo già avuto e lo stiamo scontando giorno dopo giorno. Vergogna!

Mia figlia è salva grazie ai vicini che l’hanno soccorsa, ai medici dell’Ospedale di Circolo che si sono prodigati in maniera commovente. Così la dott.ssa Di Stella, il dottor Rabbiosi e tutti, ma proprio tutti, gli undici medici che quel giorno, in sala operatoria, le hanno salvato la vita; il personale infermieristico che le ha dedicato attenzioni che travalicano dai loro compiti. Una città intera ci è stata vicina, fiori, regali, telefonate pensieri, messaggi, in centinaia ci hanno dispensato amore ed attenzioni. Non sanno quanto ci ha fatto bene tutto ciò.

Di fronte ad una oceanica manifestazione d’affetto, non potevo non pensare che il sacrificio di mio marito non dovesse avere una gettata ancor più ampia di quella di avere salvato ma figlia, evento che di per sé è già di una grandezza incommensurabile. Insieme al patrocinio di un noto imprenditore, ho costituito un pool di studiosi che analizzerà il percorso che la nostra vicenda ha fatto: è di tutta evidenza che ci sono delle falle, sia nel sistema giudiziario che nel sistema di soccorso, laddove la polizia per percorrere 300 metri ha impiegato dodici minuti trovando mio marito già morto e mia figlia in fin di vita. Studieremo i motivi per cui a fronte di dieci denunce circostanziate ed anche documentate, alcuni giudici, e ci tengo a precisare, solo alcuni, non hanno ritenuto mia figlia credibile anche alla luce dell’omicidio e del tentato omicidio, il loro operato, le loro responsabilità. Verificheremo le modalità che governano il soccorso in caso di chiamata che sono evidentemente mal impostate. E quindi produrremo una proposta di legge che possa scongiurare eventi di questo genere. Abbiamo il sostegno di un onorevole della nostra provincia, sostegno che verrà raccolto da altri esponenti politici che sono consapevoli che, con la vita della gente, non si scherza.

È di tutta ovvietà che questa onorificenza non va a me ma a mio marito ed alla cittadinanza tutta che ha dimostrato un grado di civiltà e di empatia fuori dal normale.
Grazie.

Sostenere le donne

Sul tema della violenza di genere si è espressa la presidente di Anemos Italia Anna Marsella. «Se una donna va a denunciare ha bisogno di essere creduta e sostenuta, ha bisogno che le persone non si girino dall’altra parte e che non venga minimizzato quello che sta dicendo». Luigi Manco, cofondatore de La Varese Nascosta, ha parlato di «un episodio che ha scosso tutti: la città non dimentica ed è sempre vicina alla famiglia di Marta e Lavinia». Presente anche l’assessora alle pari opportunità del Comune di Varese Rossella Dimaggio. «Noi non vogliamo che le nostre figlie siano coraggiose, vogliamo che siano serene e che non debbano temere che colui che dovrebbe amarle e rispettarle diventi il nemico. Stiamo attenti, perché l’amore è rispetto. Noi lavoriamo nelle scuole perché il rispetto sia alla base della relazione».

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