Le strategie dei manager contro la crisi economica da coronavirus

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Il Coronavirus attacca, il mondo delle imprese risponde con un obbiettivo prioritario: alla tragedia sanitaria non si deve aggiungere una analoga crisi industriale e finanziaria nonostante tutto.  Una prima fase è stata l’analisi della situazione e delle prime iniziative da intraprendere ma l’orizzonte è la fine del cosiddetto lockdown, il confinamento a casa, la ripresa a pieno regime ovviamente con tutte le misure di sicurezza, e il rilancio dell’economia.

Risulta pertanto molto interessante un monitoraggio continuo sull’evoluzione della situazione che Manageritalia,  federazione nazionale dirigenti, quadri e professional del commercio, trasporti, turismo, servizi, terziario avanzato, insieme a Cfmt, Centro di formazione management del terziario,  sta attuando con il supporto tecnico di AstraRicerche, istituto di ricerche di marketing e sociali e di consulenza aziendale. Hanno risposto via web (Cawi) tra il 3 e l’11 di aprile 1.026 manager di altrettante aziende, un campione rappresentativo delle aziende del terziario che hanno dirigenti.

A causa della crisi in atto, il 90% dei manager – si legge nel comunicato in cui viene presentato il focus – prevede un pesante calo di fatturato (5-10% il 15%; 15-20% il 36%; 30% o più il 39%). Solo il 10% non prevede effetti negativi (7%) o prevede addirittura un aumento (4%). E qui i “15 giorni intercorsi tra le due rilevazioni (fine marzo e metà aprile) hanno pesato eccome, tant’è che i negativi prima erano comunque tanti”, ma il 75% (15 punti percentuali meno di adesso) e soprattutto quasi triplicano quelli che si aspettano riduzioni del fatturato di almeno 30 punti percentuali: dal 14% al 39%.

Non c’è da stupirsi quindi se per il 76% dei manager l’impatto della crisi sulla propria azienda è molto negativo. Un peggioramento del 6% rispetto alla rilevazione avvenuta ad inizio crisi. L’effetto negativo colpisce tutti ma chi ne esce meno peggio e a volte meglio è senza ombra di dubbio il comparto Ict (le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, acronimo nimo Ict dall’inglese Information and communications technology), in questo momento “vero protagonista del lavoro degli italiani e dell’attività delle aziende con smartworking, digitalizzazione dei processi organizzativi e di quelli di vendita”.

Le misure per affrontare la crisi sono, anche rispetto al primo rilevamento, nel 59% dei casi espansive e soprattutto di riconsiderazione e sviluppo del business. Tra le espansive: rivedere alcuni  aspetti della catena del valore (42%), sviluppare apposite campagne di  marketing (40%), cambiare, anche solo momentaneamente, modello di business (30%), spingere le vendite con sconti e promozioni (26%), rivedere diversi aspetti della catena logistica (24%) e puntare su mercati e paesi meno toccati dalla crisi (16%). Certo ci sono anche quelle in difesa: blocco assunzioni (33%), interruzione dei contratti a termine (24%) e, veramente a livelli bassissimi, chiusura di punti vendita (3%) e licenziamenti (2%).

Gli investimenti da sviluppare post crisi, a conferma di un sentiment proattivo, sono uguali o addirittura in aumento rispetto a quanto previsto prima dello scoppio della crisi, evidentemente per bilanciare l’effetto negativo di questi mesi. In particolare, detto che l’84% degli intervistati prevede l’aumento degli investimenti in almeno una delle aree considerate, si pensa di investire di più in Ict (52%), comunicazione esterna (44%), comunicazione interna (38%), eventi (37%), formazione (32%) e consulenza (25%). Insomma, la tendenza è quella di premere sull’acceleratore – anche più del consueto – per recuperare almeno in parte il tempo perso.

A livello di media mix della comunicazione, il digitale dopo questa crisi avrà un’ulteriore accelerazione. Infatti se il 35% dice che non cambierà il media mix tra digitale e non, il 59% prevede un ulteriore spostamento verso il digitale (un po’ il 33%; molto il 26%).

Per quanto riguarda le diminuzioni momentanee della retribuzione dei dirigenti, cosa che in questo frangente di crisi sta rivelando una misura spesso chiesta spontaneamente dai manager per aiutare azienda e collaboratori, abbiamo il 63% che non la farà (43%) o non sa ancora (21%), mentre il 17% l’ha già fatto, il 6% lo farà a breve e il 13% che sta pensando di farlo.  E la diminuzione della retribuzione di chi l’ha già avuta è nella maggior parte dei casi (52%) tra il 15-25%, del 10% nel 24% dei casi, del 30-40% nel 6% dei casi e del 50-70% nel restante 17% dei casi.

“Certo la situazione è veramente difficile – sottolinea Guido Carella, presidente Manageritalia – e i manager intervistati ne sono consci. Mi colpisce però l’approccio proattivo già volto alla ripresa con azioni forti e diffuse in ben più della metà degli intervistati a livello di marketing e vendite, così come l’aver subito affrontato duraturi o momentanei cambiamenti nei mercati serviti, nella catena del valore e logistica e nel modello di business, anche se è vero che stiamo parlando di aziende con una buona struttura manageriale e capacità di competere. Altrettanto significativa l’intenzione maggioritaria di investire ancor più di prima e di puntare su digitalizzazione e formazione. e di manager e managerialità come questa e con queste prerogative il Paese e le nostre aziende hanno tanto bisogno per progettare e vivere da protagonisti la ripresa. sarà opportuno tenerne tutti conto e metterlo tra le priorità”.

 La crisi c’è ed è dura però i manager sembrano avere imboccato in maniera decisa tutte le strategie per affrontarla e superarla.

Angela Bruno

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