Le pentole del diavolo

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di Luigi Patrini

Il diavolo fa le pentole ma non sa fare i coperchi: forse stanno maturando le condizioni perché ciò possa essere confermato un’altra volta! Dopo che la Corte di giustizia europea ha recentemente stabilito che la Chiesa non può essere esentata dal pagamento dell’ICI, lo Stato italiano deve recuperare i contributi non versati. La questione è complessa, perché riguarderebbe secondo alcune valutazioni, oltre 100mila strutture della Chiesa che, per varie motivazioni, non hanno pagato l’ICI nel periodo in cui la legge italiana lo aveva consentito.

A quanto pare il problema sta aprendo un nuovo contenzioso tra Lega e M5S, perché, a fronte di una complicatissima e difficile definizione dei termini concreti del pagamento che si dovrebbe effettuare (a proposito: chi paga? Il Vaticano o le singole chiese locali?), la Lega pare orientata ad un condono (pardon, ad una “pace fiscale”!) che ridurrebbe  ad un miliardo di euro i 4,8 miliardi che – secondo alcune stime – la Chiesa dovrebbe versare, mentre i 5Stelle vorrebbero trattenere la cifra dall’ 8 x 1000 destinato alla Chiesa cattolica. La questione – è doveroso non dimenticarlo, anche se gli anticlericali “non vedono” – riguarda anche tantissime organizzazioni Non Profit laiche. Essa rischia di far esplodere un Governo non certo friendly towards the Church e già pieno di contraddizioni di altro genere: una pentola ben fatta dunque (messer Satanasso è imbattibile nel combinare confusione!), ma priva di coperchio! Definire le cifre da recuperare sarà comunque molto complicato, perché i dati da reperire e vagliare presso il Catasto richiederanno un notevole impegno di tempo e di risorse.

Ma c’è un’altra vexata quaestio che complicherà ulteriormente la questione sollevata, seppur indirettamente, dalla Corte di giustizia: l’inadempienza dell’Italia rispetto a una effettiva libertà scolastica. Nel mirino della Corte europea ci sono anche le scuole paritarie non-statali, già fortemente in crisi per le loro difficoltà finanziarie. Ebbene, il nostro Consiglio di Stato ha individuato le caratteristiche che le scuole paritarie non statali devono avere per non pagare l’IMU, che sostituisce ora l’ormai decaduta ICI: accettare gli alunni senza alcuna discriminazione, accogliere i portatori di handicap, rispettare la contrattazione nazionale per gli stipendi ai docenti, rendere pubblico il bilancio, inoltre le strutture devono rispettare tutta una serie di standard validi per le scuole dello Stato. Perché la scuola paritaria non statale sia esente dall’IMU, si richiede che “le attività didattiche siano svolte a titolo gratuito ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico e tali da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio”. Il contributo dello Stato alle paritarie non statali è irrisorio: circa 550 euro ad alunno! Si tenga conto che un alunno delle scuole statali costa nelle Superiori circa 10 mila euro.

Come mai nessuno chiede che l’Italia si adegui alle norme europee che chiedono il rispetto del diritto naturale dei genitori ai scegliere dove educare i figli? Sarebbe doveroso che lo Stato desse ai genitori una cifra corrispondente al costo standard annuale, consentendo loro di utilizzarla nella scuola che scelgono loro stessi: questa la condizione per una effettiva libertà di scelta! I vantaggi sarebbero tanti: la concorrenza tra le scuole renderebbe il sistema educativo e formativo più efficiente, permetterebbe agli insegnanti di scegliere se lavorare in una scuola paritaria statale o non statale a parità di stipendio.  Lo Stato stesso ne avrebbe vantaggio, come notava un quotidiano non certo clericale come Repubblica agli inizi di novembre: si tratta “di riconoscere il rilevante servizio pubblico svolto dagli istituti paritari, i quali, per essere accreditati, devono sottostare a un sistema pubblico di controlli e verifiche. Invero, per l’età prescolare, senza asili nido privati centinaia di migliaia di famiglie non saprebbero dove sbattere la testa e i circa 900 mila alunni che frequentano le paritarie costano allo Stato 550 euro ciascuno mentre la spesa pro-capite degli scolari degli istituti pubblici è di seimila euro. Se domani tutte le scuole paritarie cattoliche chiudessero è ovvio che le casse pubbliche avrebbero un aggravio di vari miliardi di euro all’anno”.

L’attacco alle scuole libere costringe le persone ragionevoli (grazie al Cielo la ragione può essere usata anche se non si ha una fede religiosa!) a capire che il monopolio delle scuole da parte dello Stato è ingiusto, ideologico e fa sperperare denaro di tutti, per di più costringendo chi ama la libertà educativa a dover pagare per godere del più naturale dei suoi diritti: quello di scegliere la scuola peri suoi figli! E’ il trionfo dell’ipocrisia e della menzogna. Ma forse questa volta la contraddizione è così grande e palese che lo stesso Mentitore (diabolos in greco indica il calunniatore bugiardo e  mendace) sembra creare le premesse perché anche nel nostro Paese ci cominci a capire la necessità  di una riforma che dia davvero spazio alla libertà scolastica.

C’è davvero da augurarselo, avendo chiaro che il tempo è breve, e molte scuole paritarie non statali  stanno per godere di quella libertà che lo Stato offre loro molto volentieri: la libertà di morire! Ma se muoiono, lo Stato riuscirà ad assumersi la spesa degli alunni che attualmente le frequentano?

 

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