LEGGIUNO – La linea difensiva è abbastanza chiara: fu legittima difesa. Anche se ieri, martedì 14 marzo, le testimonianze davanti ai giudici del Tribunale di Varese le parti civili hanno messo a segno alcuni colpi. La vicenda è semplice nella sua drammaticità. Secondo quanto ricostruito dall’accusa l’imputata sfregiò per sempre, con tre profondi fendenti (uno dei testi disse che dalla guancia squarciata era visibile la lingua della vittima) il volto di una bella 30enne.
Le contraddizioni
Sempre stando alla procura l’imputata, ancora rancorosa nei confronti della vittima per un filarino avvenuto 5 anni prima, incontratala in un bar di Leggiuno l’avrebbe colpita al viso con lo steso di un calice appositamente rotto dopo averla incontrata in un bar. L’imputata renderà esame il 13 giugno. Ieri sono stati ascoltati nell’ordine il barista in servizio al momento dell’aggressione, che ha detto di non aver visto nulla dell’aggressione ed essersi reso conto dell’accaduto solo dopo essersi trovato di fronte la vittima insanguinata, un’amica dell’imputata che a ripetuto una lunga serie di non ricordo, e il fidanzato della ragazza a processo. Il quale ha raccontato che la vittima aveva con sé i due cani, prima descritti come liberi, poi al guinzaglio, con i quali avrebbe minacciato la “rivale”. Ma i cani, secondo quanto eccepito dall’avvocato Augusto Basilico, difensore di parte civile, erano a casa.
La querela archiviata
Lo stesso teste ha poi asserito in aula che la vittima si sarebbe presentata il giorno dopo l’aggressione sul posto di lavoro dell’imputata per intimidirla. Sempre l’avvocato Basilico ha sottolineato che la ragazza, ferita in maniera importante, si trovava in ospedale a causa delle ferite riportate. Accusa e parte civile hanno segnato un punto importante depositando agli atti anche l’archiviazione stabilita dal Gip della querela presentata dall’imputata contro la parte civile per minacce, lesioni e violenza privata. Archiviazione dovuta all’insussistenza delle accuse formulate. Nella stessa querela l’imputata asserisce di aver lanciato il bicchiere contro la rivale per difendersi. La vittima è però stata colpita tre volte al volto (in maniera profonda) dettaglio incompatibile, stando a procura e parte civile, con l’ipotesi del lancio: Il 13 giugno l’imputata racconterà in aula la sua verità.
