Conti di Legnano in difficoltà tra tagli e boom di spese sociali. «Comuni lasciati soli»

lorenzo radice
Lorenzo Radice

LEGNANO – L’amministrazione Radice guarda al futuro con l’ultimo bilancio previsionale del suo mandato che non prevede aumenti di tributi e tariffe e mantiene tutti i servizi per i cittadini «nonostante mezzo milione di euro in meno per le spese correnti e i costi dei servizi per i minori aumentati di 1,4 milioni in tre anni». Dopo il passaggio nel consiglio comunale di martedì 2 dicembre, dov’è stato illustrato dall’assessore alla sostenibilità Luca Benetti, Palazzo Malinverni affida a una lunga nota la disanima del documento giudicandolo «sostenibile per i legnanesi e per il buon funzionamento della struttura comunale – sottolinea il sindaco – nonostante limiti che somigliano sempre di più a una riformulazione del Patto di Stabilità. Con i continui giri di vite del governo sulle spese correnti, si sta tagliando la crescita del Paese; quella crescita che, dati alla mano, sono stati gli investimenti pubblici a produrre. Serve invertire subito questa tendenza, altrimenti non avremo stabilità, ma andremo inevitabilmente incontro a una contrazione, che scaricherà inevitabilmente i suoi effetti, anche in termini di impoverimento e rabbia sociale, sulle comunità locali. È finita una fase in cui i Comuni, grazie al Pnrr e al Fondo per lo sviluppo e la coesione, hanno potuto giocare in attacco: adesso, per la scarsità di risorse, siamo costretti sulla difensiva».

Spese per i minori alle stelle

Il previsionale pareggia a 105,63 milioni di euro e per il terzo anno consecutivo sarà discusso e votato entro la fine dell’anno. L’incremento della spesa sociale è evidente seguendo l’andamento di servizi che, per numero di utenti e risorse impegnate, rispecchiano, a partire dal 2022, la crescita di bisogni legate soprattutto ai minori (vedi la tabella sopra): minori in comunità, assistenza educativa scolastica, tutela minori, oltre a protezione giuridica e servizio di assistenza domiciliare. In termini di spesa, l’aumento di queste cinque voci, nell’arco di tre anni, è, in termini assoluti, di 1.401.000 euro (dai 2.724.000 del 2022 ai 4.126.000 di quest’anno) pari al +51,44%.

L’altra faccia del Pnrr

C’è poi un altro problema. «Le opere realizzate grazie al Pnrr devono essere gestite e mantenute perché hanno generato una nuova domanda di servizi nelle comunità: ma dove sono le risorse necessarie per finanziare queste spese? A Legnano, non a caso, abbiamo attratto fondi Pnrr per rigenerare strutture che comunque erano, sono e saranno a carico del Comune (come scuole e impianti sportivi) e quindi abbiamo attratto risorse con partnership pubblico-privato per creare nuovi servizi orientando i progetti verso soluzioni che non generassero nuova spesa. Detto ciò, aver rigenerato beni in certi casi storici mette in capo costi che prima non c’erano. Dal piano triennale delle opere pubbliche emerge chiaramente come, ormai, le risorse destinate alle manutenzioni abbiano superato quelle per le nuove opere.

 

«Costosi, per i Comuni – prosegue Lorenzo Radice – sono anche i necessari processi di transizione ecologica e digitalizzazione. Da ultimo la sicurezza urbana, che investe le amministrazioni comunali senza che a queste siano dati i mezzi adeguati, in termini di personale, per far fronte a richieste sempre più pressanti. Basti pensare che nella legge di bilancio il governo ha messo zero euro per le Polizie locali e che, in 12 anni, l’organico degli agenti in Italia è sceso di circa 10.000 unità. Infine, ulteriore timore è che un altro taglio previsto, quello ai ministeri, finirà per abbattersi sui Comuni. Dopo le spese correnti i Comuni rischierebbero così di avere meno risorse anche per gli investimenti; proprio essi che hanno dimostrato, con il Pnrr, di saperli mettere a terra meglio di qualunque altro ente».

Benetti: «Ecco come restiamo in piedi»

In questa situazione, interviene Benetti, «far quadrare le previsioni del bilancio senza gravare sui cittadini in termini di rincari di tributi e tariffe o di taglio dei servizi è sempre più complesso. Ci riusciamo grazie alle economie rese possibili dall’efficientamento energetico degli edifici comunali, realizzato con le risorse del Pnrr, a una strategia nella lotta all’evasione di Imu, Tari e Cup che, quest’anno ci ha portato ad accertare 1,5 milioni di euro in più rispetto al 2024 e che, nel 2026, prevediamo, con nuove azioni mirate, di incrementare di altri 1.300.000 euro rispetto a quest’anno, oltre che ad azioni di revisione della spesa. Nell’ambito di tributi e tariffe abbiamo aggiornato al rialzo soltanto l’aliquota Imu per gli immobili locati a canone concordato dallo 0,56% allo 0,90%, avendo dovuto recepire quanto stabilito nel nuovo accordo territoriale siglato dai sindacati dei proprietari e degli inquilini, che non condividiamo in quanto porta a definire costi di affitto non così diversi da quelli di mercato a fronte di importanti sgravi fiscali».

Così nel 2026

Fra le fonti tributarie, che assommano a 45.616.000 euro, la voce più cospicua è rappresentata dall’Imu con il 41,6%, seguita dalla Tari al 28,2% e dall’addizionale Irpef (17,3%). Fra le entrate in conto capitale che valgono, per il 2026, 28.902.000 euro, la parte più cospicua, 11.505.000 (39,8%), è rappresentata da finanziamenti ottenuti con la partecipazione a bandi, mentre 5.875.000 (20,3%%) risultano da alienazioni e 3 milioni da oneri di urbanizzazione (10,4%).

Le spese correnti si assestano al 66,8% contro il 32,4% delle spese in conto capitale; il bilancio previsionale 2025 vedeva assestarsi le spese correnti al 54,3% contro il 45,3%, a dimostrazione dell’affievolirsi dell’effetto risorse Pnrr. Fra gli oltre 70,5 milioni di spese correnti, la “missione” (voce di bilancio) più consistente è relativa al funzionamento della macchina comunale (18,1%), seguita dal sociale con il 17,6%, da sviluppo sostenibile e tutela del territorio (rifiuti, manutenzione aree a verde) con il 16,8%, e dall’istruzione con il 13,5%.

Per i servizi a domanda individuale, ossia le attività in capo all’ente locale e utilizzate a richiesta dei cittadini, il Comune spenderà più di 9.350.000 euro; mentre la previsione di entrata è di 3.842.000, pari al 41,09%. I tre importi di spesa maggiori sono relativi alle mense scolastiche (oltre 3.487.000 euro), agli impianti sportivi (2.053.000) e agli asili nido (1.825.000 euro).

Passando infine alle spese di investimento, che assommano a 34.205.000 euro, si concentrano principalmente in quattro voci: trasporti e mobilità (31,3%) politiche giovanili, sport e tempo libero (23,1%), poi istruzione e diritto allo studio (12,2%) che scavalca servizi istituzionali, generali e di gestione (11,6%). Gli investimenti sul patrimonio pubblico, pari sempre nel 2026 a 10,5 milioni di euro di cui 1,7 milioni finanziati da bandi, riguarderanno prioritariamente cura del verde, manutenzione ed efficientamento energetico degli edifici comunali e mobilità per tutti i tipi di utenze con la riqualificazione di strade e marciapiedi e l’abbattimento delle barriere architettoniche che, per la prima volta, avrà una voce specificatamente dedicata agli stabili comunali.

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