«Inceneritore di Borsano chiuso per mesi? È la dimostrazione della sua inutilità»

inceneritore borsano

LEGNANO – Il mostro ambientale, nelle cui vicinanze l’indagine epidemiologica ha accertato un eccesso di morti per tumore pari al 20%, verrà spento per nove mesi senza alcun problema. I rifiuti saranno inceneriti negli altri 12 inceneritori lombardi, che come è notorio sono già in eccesso perché ne basterebbe la metà per trattare tutti i rifiuti prodotti in Lombardia. Non vi saranno aumenti di costi che influiranno sulla Tari. Quindi si dimostra ora nei fatti quanto chi si è informato già sapeva, e cioè che l’intera operazione finanziaria sull’inceneritore di Borsano non risponde a interessi pubblici ma solo a interessi che eufemisticamente possiamo definire particolari, e che per alcuni comporteranno profitti, anche enormi, e altri benefici.

Inquinamento assicurato per almeno altri 25 anni

Di pubblico ci sarà solo lo spreco di denaro che ammonterà, nelle ottimistiche previsioni, a 120 milioni di euro per il rifacimento dell’impianto e altri 15 milioni per il collegamento al teleriscaldamento di Busto Arsizio e di Legnano. Otterremo così che l’inceneritore, che compirà tra poco 56 anni e per cui era stata già decisa la chiusura, continuerà a bruciare i rifiuti per almeno altri 25 anni, previsti come durata minima dal suo piano economico, e forse arriverà a compiere 100 anni.

Dovrebbe inquinare un po’ di meno, ma questo inquinamento si riverserà su un territorio già troppo compromesso dalla sua passata attività, causando ulteriori gravi danni alla salute pubblica. È infatti notorio che la diossina, i furani, il mercurio e altre sostanze micidiali emesse dall’inceneritore comportano l’effetto del bioaccumulo perché non vengono smaltiti dai corpi umani se non in misura minima, e pertanto ogni aggiunta sarà sempre più pericolosa.

Ma quale salvataggio obbligato…

Finiamola di prendere in giro i cittadini inquinati! Il salvataggio dell’ex Accam ad opera di Amga non è mai stata una scelta obbligata. L’azienda poteva essere lasciata fallire, anche se ciò avrebbe potuto mettere nei guai il povero amministratore che aveva accettato il sacrificio di mantenere questa carica, confidando di non essere abbandonato dai politici locali, i veri responsabili del dissesto della società che in caso di fallimento avrebbero corso notevoli rischi.

Accam poteva essere salvata con un concordato pagando solo una percentuale dei debiti. Il 30% o il 40% o il 50% può in genere bastare, perché i creditori dal fallimento non avrebbero potuto ricavare altrettanto: pagando una percentuale ancora inferiore dei suoi debiti, si sta infatti concludendo la liquidazione di Legnano Patrimonio, società interamente del Comune di Legnano.

Chi ci guadagna davvero

Invece i due creditori Europower ed Ecoeridania hanno ottenuto il pagamento di tutti i crediti anche se con una breve rateizzazione. Il salvataggio di Accam è stato per loro un grande e insperabile affare. Il concordato conseguito da Accam ha assicurato addirittura l’integrale pagamento dei debiti; poteva essere seguito dalla chiusura dell’inceneritore limitando i danni. Invece è partita l’assurda operazione di Neutalia che ha assecondato gli interessi di Cap Holding, che voleva impiegare i profitti sulle bollette dell’acqua pubblica per inserirsi nel lucroso mercato dei rifiuti, e gli interessi di Ecoeridania a continuare a smaltire sottocosto e con utili impressionanti i rifiuti ospedalieri provenienti da ogni dove.

Lo spauracchio della bonifica

Come se non bastasse il Comune di Busto Arsizio, proprietario dell’area, ha evitato o meglio rinviato a un lontano futuro i costi della bonifica dell’area, che comunque sarebbero stati molto inferiori a quelli paventati. Questo spauracchio della bonifica dimostra tra l’altro l’estrema pericolosità dell’inceneritore per l’ambiente e per la salute pubblica. Se, come vogliono farci credere, l’impianto avesse emesso sostanze balsamiche, non vi sarebbe stato bisogno della bonifica; inoltre poco prima del salvataggio l’intero stabilimento di Accam era già stato integralmente bonificato dalla diossina.

Non è vero quanto aveva affermato da Menaldi, ex amministratore di Amga, che le alternative fossero due: o mandare i rifiuti altrove, magari in Germania, o recuperare l’inceneritore. I rifiuti, come è dimostrato da ciò che sta per avvenire a seguito della temporanea chiusura dell’impianto, potevano essere inviati negli altri sovrabbondanti inceneritori della Lombardia senza aggravi di costi e di oneri. Non è nemmeno vero che bisognava evitare che l’impianto finisse nelle mani di Ecoeridania, “che poi l’avrebbe gestito da privato per i suoi scopi”. Nessun privato sarebbe stato così pazzo da acquisire, anche gratis, un inceneritore che avrebbe comportato la spesa di 120 milioni per poter funzionare e di 15 milioni per essere allacciato al teleriscaldamento.

Questa operazione è stata compiuta da una società pubblica solo perché grazie alle sue influenze politiche ha potuto avvalersi di fondi pubblici. Tantomeno l’avrebbe fatto Ecoeridania, perché ha ottenuto comunque di proseguire l’incenerimento dei suoi rifiuti ospedalieri a un prezzo molto inferiore a quello di mercato.

Franco Brumana

Consigliere comunale Movimento dei Cittadini – Legnano

Inceneritore di Borsano, nove mesi di lavori. Rimarrà spento per 75 giorni

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