Il problema non sono le parole pronunciate dopo un fatto gravissimo, ma ciò che non è stato fatto prima, pur sapendo.
Se – come afferma oggi il sindaco di Somma Lombardo, Stefano Bellaria – la situazione delle case Aler di viale 25 Aprile «è nota da tempo», allora siamo di fronte a una criticità conosciuta, non a un evento imprevedibile. E quando una criticità è conosciuta, la politica non può limitarsi alla solidarietà postuma o alla condanna rituale: deve prevenire, coordinare, segnalare, insistere, pretendere risposte dagli enti competenti.
Qui non si tratta di attribuire al Comune competenze che non ha formalmente. È evidente che Aler è il soggetto gestore e che le forze dell’ordine operano su altri livelli. Ma il sindaco resta l’autorità politica responsabile della sicurezza urbana e della coesione sociale, anche quando ha scelto – pochi mesi fa – di cedere la delega alla Sicurezza a un assessore di fiducia. Delegare non significa abdicare.
Fino a due settimane fa, peraltro, lo stesso sindaco dichiarava pubblicamente che la situazione di Somma Lombardo era “migliore rispetto ad altri Comuni”. Oggi, dopo un tentato omicidio, apprendiamo invece che: le occupazioni abusive erano un rischio concreto, la carenza di risorse e i tempi lunghi dei bandi erano fattori noti, il degrado era prevedibile.
Le due narrazioni non stanno insieme.
Il rischio è quello già visto in altre zone della città: via Garibaldi, dove il degrado è stato a lungo minimizzato; l’area stazione, dove lo spaccio è diventato strutturale prima ancora che emergenziale.
In tutti questi casi, la risposta politica è arrivata solo dopo che i problemi sono esplosi, mai nella fase in cui erano già evidenti, anzi, le minoranze sono sempre state derise.
Ecco perché limitarsi oggi a esprimere solidarietà e a ringraziare le forze dell’ordine appare insufficiente. La solidarietà è doverosa, ma non può essere l’unico linguaggio della politica, soprattutto quando i segnali d’allarme erano già accesi.
Non è puerile riconoscere un problema dopo una tragedia. È puerile far finta che il problema non esistesse prima.
Se davvero si vuole evitare che episodi simili si ripetano, servono: prese di posizione costanti, non episodiche; pressione politica reale su Aler e sugli enti sovraordinati; un’assunzione di responsabilità chiara sul tema della sicurezza urbana; e soprattutto la fine della narrazione autoassolutoria del “qui va meglio che altrove”. Perché se “va meglio che altrove”, ma poi si arriva a una pistola puntata alla testa di una persona, allora forse quel “meglio” era solo una percezione, non una realtà. Così, semplicemente, non va.
Alberto Barcaro
Consigliere comunale di “Noi per Somma – Seminiamo idee”
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