Legnano, il criterio di Fratus per le nomine: «Incapace, ma che ubbidisca»

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LEGNANO – «Ho sempre lavorato per il bene della città». Dal 16 maggio, giorno del suo arresto, insieme al vice sindaco e assessore al bilancio Maurizio Cozzi e all’assessore ai lavori pubblici, Chiara Lazzarini, Gianbattista Fratus, sindaco di Legnano, si è sempre difeso in questo modo. Tutto per il bene della città. Il pubblico ministero Nadia Calcaterra, titolare dell’inchiesta Piazza Pulita, che ha di fatto cancellato l’amministrazione legnanese (anche se Fratus dopo essersi dimesso ha ritirato il provvedimento rifiutando la lasciare la carica di primo cittadino) sta continuando nell’inchiesta e starebbe, passo dopo passo, sempre più consolidando le accuse mosse ai tre.

Depositate nuove intercettazioni

Dai giorni successivi agli arresti non si sono mai di fatto fermati gli interrogatori. Non soltanto ai tre arrestati e agli 8 indagati a piede libero coinvolti nell’inchiesta, ma anche ai testimoni sentiti come persone informate dei fatti. Nel frattempo proseguono le trascrizioni delle intercettazioni. In particolare il pm Calcaterra ha depositato a sostegno del secondo parere negativo alla nuova richiesta di attenuazione della misura di custodia cautelare presentata proprio da Fratus. Richiesta puntualmente rigettata dal gip Piera Bossi. La conversazione intercettata nell’ottobre 2018 coinvolge Fratus e il segretario legnanese della lega Mirko Gramegna. Una conversazione che riguarda la nomina di un consigliere di amministrazione donna nel cda di Aemme Linea Distribuzione. «Non deve essere per forza una donna seria e capace…[deve essere] una che conosciamo, che se gli diciamo di fare A faccia A», dice Fratus. E Gramegna risponde: «Potrebbe farlo mia moglie?». Pronta la replica del primo cittadino: «Aspetta che verifico il compenso». Come a dire vediamo se ne vale la pena. L’intercettazione, secondo gli inquirenti, prova come il criterio di assegnazione degli incarichi per Fratus non avesse nulla a che vedere con competenze, titoli, esperienza o meriti (quindi il meglio per la città) ma vertesse su un unico ma indispensabile talento: quello di ubbidire senza discutere al sindaco e alla sua maggioranza. I tre indagati per il momento restano tutti sottoposti a misura di custodia cautelare (Cozzi in carcere, Fratus e Lazzarini ai domiciliari) e la procura già da fine luglio potrebbe chiedere il giudizi immediato. Fatto che “allungherebbe” i termini di custodia di altri sei mesi. E certo la mossa di Fratus di ritirare le proprie dimissioni lo mette di fatto in una posizione ancora più difficile. L’indagato, se non più sottoposto ai domiciliari, potrebbe di fatto tornare a essere sindaco di Legnano (dopo che il Tar ha rimesso in sella il consiglio comunale. La sentenza non ha nulla a che vedere con l’inchiesta penale) rafforzando due dei tre cardini sui quali poggia l’esigenza cautelare: ovvero il pericolo di reiterazione del reato e quello dell’inquinamento delle prove.

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