Contratti sociali stabili in Lombardia. Spi-Cgil a Legnano: «Rilanciare strumento strategico»

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LEGNANO – Negli ultimi due anni hanno negoziato una contrattazione sociale il 16% dei comuni lombardi, con un picco nella provincia di Brescia. Fra i temi più frequenti dagli accordi sottoscritti dalle amministrazioni locali con i proponenti, principalmente i sindacati, figurano agevolazioni fiscali, sanità, le politiche abitative, energetiche, per gli anziani e per il lavoro, il Pnrr e i rapporti fra generazioni. Sono alcuni dati del rapporto annuale 2024 di Spi-Cgil sulla contrattazione sociale in Lombardia presentato oggi, lunedì 23 giugno, al Castello di Legnano (nella foto sotto) presente, fra gli altri, il sindaco Radice.

Dagli asili nido alla continuità assistenziale, dal caro affitti al trasporto pubblico, i contratti sociali toccano ambiti fondamentali per la vita di tutti, mirando a tutelare le fasce più deboli. Eppure, come hanno messo in evidenza i relatori, da alcuni anni si assiste a una frenata nella loro diffusione, spesso motivata con la carenza di risorse per erogare sussidi o investimenti nei vari ambiti interessati. «Un falso mito» lo ha liquidato Francesco Montemurro, ricercatore dell’istituto Across Concept e autore dell’indagine svolta dal sindacato pensionati della Cgil.

«Bisogni in aumento. Noi sindacato dei diritti»

legnano lombardia spicgil «Nel nostro territorio, che va da Legnano ad Abbiategrasso, ci troviamo di fronte a situazioni di disagio crescente – ha esordito Mario Principe, segretario generale Camera del Lavoro territoriale Ticino-Olona – Le famiglie monoreddito sono sempre più in difficoltà. È urgente costruire alleanze territoriali forti, e qui entra in gioco il ruolo del sindacato oltre i luoghi di lavoro e radicato nelle comunità. La contrattazione sociale è uno strumento strategico per dare risposte concrete, attraverso la collaborazione con le amministrazioni locali. Alcuni esempi: con Cisl e Uil abbiamo avviato da tempo un confronto con i Comuni sui fondi di solidarietà per disoccupati e cassintegrati, centri per giovani e anziani, welfare integrativo per lavoratori e cittadini e per rafforzare i servizi alla persona, come fatto con il Comune di Magenta. Così si creano servizi nuovi, lavoro e coesione sociale. Occorre passare – ha aggiunto Principe – da una contrattazione “difensiva” a una proattiva per far fronte a precarietà, erosione salariale, invecchiamento e tagli al welfare. Come? Agendo nella veste di sindacato dei diritti dei cittadini».

Trapletti e le «colpe» del centrodestra 

Il segretario generale del territorio ha quindi ricordato la ricerca in corso sui bisogni soprattutto delle persone più fragili, presentata pochi giorni fa sempre a Legnano insieme a Federica Trapletti, segretaria Spi Cgil Lombardia. «Abbiamo scelto di presentare il rapporto annuale sulla contrattazione sociale a Legnano – ha spiegato Trapletti – per valorizzare il percorso sperimentale avviato con il Comune nel 2023 e che nei prossimi mesi arriverà a conclusione con l’obiettivo di produrre un reale miglioramento delle condizioni di vita delle persone. Legnano potrà essere la prima tappa di nuova modalità itinerante della presentazione dei rapporti annuali, valorizzando di anno in anno gli accordi più significativi sottoscritti su ciascun territorio».

Venendo all’oggetto del rapporto, la segretaria regionale Spi ha sottolineato il «forte calo dei contratti sociali dal 2018. Nel triennio 2022-2024 sono stati sottoscritti in Lombardia 249 accordi, di cui 70% frutto dell’attività del nostro sindacato pensionati. Gli ambiti da interessare sono anche la politica urbanistica, i trasporti, la socialità, la viabilità urbana» quindi non solo bisogni “diretti” e molto avvertiti come le alte rette delle Rsa o quelle degli asili nido. «Serve una piattaforma rivendicativa su misura per ogni comune – rilancia Trapletti – calibrata sulla base dei bisogni riscontrati in ciascun territorio. La negoziazione sociale è uno strumento formidabile per tutelare il reddito e ridurre le disuguaglianze, oltre a stimolare la buona politica anche a fronte di risorse sempre più ridotte. Le politiche del centrodestra stanno peggiorando le condizioni materiali delle persone: per questo occorre tornare a fare politica nel territorio, per far capire ai cittadini che essere governati da amministrazioni di destra o di sinistra non è la stessa cosa».

Brescia da record, Varese al 5° posto

Come illustrato da Montemurro, il comprensorio lombardo più avanzato nella contrattazione sociale è quello di Brescia, con ben 94 accordi nel solo 2024; Milano è al 4° posto, Varese al 5° «ma è stato sottoscritto almeno un accordo in tutti i territori, quindi la negoziazione è aperta ovunque. Nel 2023 e 2024 – ha proseguito il ricercatore – hanno negoziato il 16% dei comuni lombardi, mentre la popolazione oggetto di negoziazione (tasso di copertura) al netto degli accordi sovracomunali nel 2024 è stata pari al 28,7% del totale (a Brescia il 73%)».

Fra i temi trattati più spesso dagli accordi agevolazioni sull’Imu, consegna di pasti a domicilio, sanità, politiche abitative (inserite nel 45% dei documenti), politiche per gli anziani e per il lavoro, Pnrr, politiche energetiche e intergenerazionalità.

Il «falso mito» del calo di risorse

Per Montemurro la mancanza di risorse portata da molti enti pubblici come motivo di mancati sviluppi in questi ambiti «è un falso mito. Dal 2019 al 2023, dopo l’abbandono del patto di stabilità, le risorse dei Comuni sono aumentate di 600 milioni di euro, le entrate correnti del 10,4% e soprattutto l’avanzo di bilancio, pari in media a 150 euro pro capite. I Comuni hanno impiegato queste risorse in maggior misura nella spesa sociale, con aumenti medi del 12% e punte del 18%. Nella “missione” (cioè la spesa) sociale inserita nei bilanci dei Comuni, l’unico programma che ha registrato un calo di risorse è quello per gli anziani, dove gli impegni di spesa sono calati del 5,4 % a livello pro capite».

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