L’estate rovente delle ferrovie. E della casta

ferrovie ritardi casta
Pier Ferdinando Casini e Laura Ravetto "vittime" dei disservizi ferroviari

Il recente sfogone della neo vannacciana Laura Ravetto contro i ritardi dei treni è l’esempio di quell’Italia che fatica a evitare il ridicolo. Sì, perché se i disagi ferroviari sono purtroppo all’ordine del giorno, l’onorevole transitata dalla Lega al partito del generale colpisce proprio il suo ex leader, quel Matteo Salvini al quale aveva giurato fedeltà dopo aver voltato le spalle anche a Forza Italia, Salvini ora ministro dei Trasporti. Per dirla in un altro modo, è lui il primo responsabile del sistema ferroviario italiano. E’ lui che dovrebbe affrontare, se non risolvere, i problemi dell’inefficienza sui binari e che una settimana fa ha dato il benservito all’Ad delle Ferrovie, Stefano Donnarumma, addossandogli indirettamente le colpe dei ritardi dei treni e della mole straordinaria di inconvenienti. Così, Ravetto lo irride via social.

Le fa eco, benché in modo meno irrispettoso, niente meno che Pier Ferdinando Casini, il quale, lunedì 29, ha postato un selfie dalla stazione Termini di Roma, il secondo in pochi giorni. Alle spalle del suo volto corrucciato i tabelloni luminosi con i nuovi ritardi delle partenze e degli arrivi, una lunga sequenza di “correzioni” degli orari che riguardano anche il convoglio che avrebbe dovuto prendere l’autorevole senatore. Insomma, un pianto ai livelli più alti su una situazione a dir poco vergognosa. Che colpisce persino la casta, quella che protesta affidandosi ai social. Perché poi c’è quella che fa fermare il Frecciarossa, ricordate?, per trasferirsi sull’auto blu che aspetta in una stazione intermedia così da recuperare il ritardo accumulato dal treno. Arroganza del potere, che cosa se no?

Coloro che invece all’arroganza sostituiscono rabbia e rassegnazione sono i “poveri” pendolari, quotidianamente costretti e vere e proprie odissee per raggiungere o tornare dai luoghi di lavoro o di studio. Un dramma, che in piena estate si compie anche nel territorio varesino e in quelli circostanti: cantieri aperti uno dopo l’altro, linee interrotte, corse effettuate con l’ausilio di autobus che un po’ ci sono e un po’ no, informazioni a singhiozzo, incertezze somme sull’ora delle partenze e degli arrivi. Una sofferenza questa dei pendolari purtroppo nota, non da oggi, non solo nei momenti, diciamo così, di emergenza. Per loro, l’emergenza è tutto l’anno. E sappiamo per quali e quante ragioni.

Intanto Salvini manda a dire che il Paese non è affatto bloccato. Che i ritardi ci sono, ma che presto andrà tutto meglio. Lo dichiara al Messaggero in una intervista in cui spiega: “Oggi sono 264 miliardi di euro di cantieri aperti, una cifra mai raggiunta nella storia della Repubblica. Abbiamo pienamente rispettato tutti i target del Pnrr e stiamo realizzando opere che l’Italia attendeva da decenni”. Ergo? I benefici saranno importanti: “E’ evidente che oltre 1300 cantieri ferroviari aperti possano comportare qualche disagio temporaneo. Ce ne dispiace, ma i risultati di questi investimenti si misurano nel lungo periodo. Fermare oggi i lavori significherebbe rinunciare a un Paese più moderno domani”.

Tutto vero, però nel frattempo il sistema ferroviario è prossimo al collasso. La vetustà della rete, i reiterati guasti, i vandalismi, finanche gli attentati, gli scioperi e, possiamo dirlo?, una programmazione forse inadeguata delle manutenzioni e dei cantieri scatenano la tempesta perfetta. Così che le colpe siano sempre di tutti, mai di nessuno. Vero Salvini?

ferrovie estate casta – MALPENSA24

 

Visited 4.663 times, 1 visit(s) today