Una recente sentenza del tribunale di Firenze condanna i genitori di un 16enne a risarcire con 27mila euro una giovane studentessa vittima della violenza sessuale del minorenne. I giudici toscani hanno di fatto ritenuto responsabili mamma e papà del ragazzo per non averlo educato come si deve. Una decisione presa sulla base di un articolo del codice civile riguardante la responsabilità genitoriale, la cosiddetta “culpa in educando”.
Una violenza sessuale, seppure commessa da un adolescente non ancora maggiorenne, è un fatto grave. Non ci piove. Accenniamo a questo caso per soffermarci sul ruolo dei genitori nelle azioni dei loro figli quando ancora sono “tutelati” dalla minore età. Anche azioni meno clamorose di una aggressione a scopo sessuale, come i vandalismi e le risse che purtroppo accadono con preoccupante frequenza nelle nostre città e che, appunto, vedono protagonisti i più giovani. Le cronache ci informano quasi tutti i giorni di fatti del genere, in tutta la provincia di Varese e nell’Alto Milanese: il capoluogo, Busto Arsizio, Gallarate e Legnano in special modo. Un susseguirsi di episodi che mettono a repentaglio la sicurezza collettiva e quella personale dei partecipanti ai raid violenti o distruttivi. Orde di ragazzini e ragazzine che riempiono vie e strade dei centri storici, soprattutto le zone della movida, e ne combinano di tutti i colori, fino alla guerriglia urbana. Domanda: dove sono i loro genitori?
Non ci interessa moraleggiare attorno a tali situazioni, né tocca a noi approfondirle con i loro allarmanti risvolti sociali. Il problema però esiste e si amplia nelle notti estive. Forse mancano gli esempi, e quelli che arrivano passano attraverso i social e la televisione, post e programmi pieni di insulti, violenza, cattiverie, vendette: l’illusione che tutto sia possibile e più nulla è vietato. Con l’aggravante che l’aggressività è oramai una costante sociale: siamo sempre pronti ad accapigliarci per una qualsiasi sciocchezza.
Capitolo a parte per la scuola, dove gli alunni danno del tu a maestre e professori i quali, a loro volta, si muovono con la massima circospezione e tolleranza per evitare facili denunce firmate proprio dai genitori. Un protezionismo eccessivo, addirittura sorprendente per chi, soltanto alcuni decenni fa, si alzava in piedi quando in classe entrava l’insegnante e le “denunce” dei genitori erano un paio di schiaffoni anche per la minima scelleratezza giovanile compiuta dal loro figlio.
“Sono cambiati i tempi” giustifica chi la sa lunga. Ed è cambiata pure la percezione del lecito e dell’illecito. Si sono persi i limiti della volgarità e della cafonaggine: non esiste più, o quasi, il “buon tono” nei comportamenti, che sottende al vivere civile e al rispetto di se stessi e degli altri. Imperano la maleducazione e il menefreghismo nei costumi e nella considerazione del prossimo e della cosa altrui, privata o pubblica che sia. Cifre che riguardano innanzitutto gli adulti, dai quali i ragazzini assorbono i modelli. Insomma, c’è bisogno di adulti con la schiena dritta, con tutto quanto ciò significa. Talmente ovvio che sarebbe pleonastico ripeterlo. Ma se proprio volessimo semplificare, i giovani, oggi come ieri, chiedono genitori consapevoli della loro prioritaria missione: educare. Il problema è che i primi a dover essere educati oggi siamo noi adulti. E non basta una sentenza, seppure eclatante e condivisibile, per risolvere la questione.
genitori adolescenti estate – MALPENSA24
