Liste d’attesa, gli sportelli denunciano: «A Varese 120 pazienti lasciati nel limbo»

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I componenti del comitato insieme a volontari e pazienti

VARESE120 pazienti lasciati nel limbo, senza l’appuntamento per la visita o l’esame richiesto né comunicazioni ufficiali. È la situazione che viene denunciata dal Comitato Sos Liste d’attesa, che da giugno 2023 ha attivato una serie di sportelli sul territorio – sono 13 in provincia di Varese su un totale di 50 in Lombardia – a cui i cittadini possono rivolgersi quando in seguito alla prenotazione gli viene risposto che la lista è chiusa o l’appuntamento viene fissato entro i termini di legge. Fino a giugno di quest’anno le contestazioni presentate dallo sportello avevano quasi sempre esito positivo, ma poi qualcosa è cambiato (nel video qui sotto le interviste).

Il percorso di garanzia

La situazione è stata illustrata dalle associazioni che compongono il comitato in una conferenza affollata a cui hanno partecipato stamattina (venerdì 4 ottobre) anche molti simpatizzanti, sostenitori e pazienti. Tra di loro c’era anche il consigliere regionale Samuele Astuti, uno dei volontari degli sportelli. Roberta Bettoni della cooperativa Colce (che ospita uno degli sportelli) ha snocciolato i numeri. Da febbraio a giugno 2024 per Asst Sette Laghi sono state presentate 414 contestazioni su inadempimenti legati ai tempi di visite ed esami e di questi ha avuto esito positivo il 95%, ovvero con l’appuntamento che viene poi fissato nei tempi e modi previsti. Per Asst Valle Olona 302 contestazioni, con esito positivo del 98%. «Ma da giugno se per Valle Olona è rimasto come prima per Asst Sette Laghi invece su 130 contestazioni 120 hanno avuto esito negativo». Solo per 10 persone il procedimento è andato a buon fine: si trattava dei casi con massima urgenza. «A fronte della pec con la contestazione – racconta Bettoni – Asst rispondeva di rivolgersi al Cup per l’attivazione del nuovo percorso di garanzia, ma non ci è mai stato spiegato che cosa sia questo percorso. Quello che sappiamo è che eccetto 10 persone tutti gli altri 120 non hanno mai ricevuto una risposta né sono mai stati contattati né hanno mai avuto in mano un foglio di carta che diceva che erano inseriti in un percorso di garanzia: niente di tutto questo».

Non ci sono norme

«Sono due le Asst in cui è successa questa cosa del percorso di garanzia – ha aggiunto Filippo Bianchetti, medico di base in pensione – Sette Laghi e Lodi. Ti dicono che hanno inventato un sistema con cui ti daranno un posto: che bello. Ma poi il posto non arriva: per cui la cosa configura sostanzialmente un inganno. Viene promesso un qualche cosa che non verrà mai. Questo ha portato molte persone a non rivolgersi nemmeno più ai Cup: chi può va direttamente dal privato e chi non può rinuncia a curarsi. Questo aumenta la sofferenza della popolazione e accorcia la vita delle persone». Sulla legittimità del nuovo provvedimento si è espresso Filippo Cardaci, vicepresidente delle Acli di Varese: «Non c’è nessuna norma che regolamenti questa prassi del percorso di garanzia. Sembra un gioco dell’oca sui diritti delle persone, dove se capiti sulla casella del percorso di garanzia torni al via. Questo percorso annulla la legittima attività degli sportelli». E c’è chi come Giacomo Licata, segretario generale dello Spi Cgil, pensa che si sia trattato di una sorta di replica proprio all’attività degli sportelli. «Il servizio nato qui a Varese aveva permesso di risolvere i problemi di molte persone e da giugno in poi quel problema viene stoppato. Probabilmente il percorso di garanzia è stata una risposta ai nostri sportelli. Ma la nostra risposta è quella di oggi». E il comitato è pronto ad altre azioni: «Aspettiamo una risposta dall’azienda e abbiamo in mente ulteriori iniziative di sensibilizzazione sul territorio», ha aggiunto Roberto Guaglianone dell’associazione Attac Italia.

L’avvicendamento

Francesco Vazzana, responsabile del Dipartimento sociosanitario della Cgil di Varese, ha spiegato che la novità di giugno è giunta in seguito al cambio del Rua (il responsabile unico aziendale) presso l’Asst varesina. «È la figura che si occupa in prima persona delle liste di attesa che ha deciso di cambiare le modalità di accesso ai cittadini. Il direttore sociosanitario Calicchio ci ha detto che è stata una scelta tecnico-organizzativa, ma non c’è una base normativa che supporta la decisione. Questo non è avvenuto nell’Asst Valle Olona: ma anche lì a breve il Rua deve lasciare il mandato e temiamo che con l’avvicendamento avvenga la stessa cosa». Anche lui come Bianchetti ha voluto sottolineare le conseguenze sulle persone: «Così si creano gap sociali: non si può delegare al privato un diritto inalienabile e assoluto come la sanità. Le liste d’attesa sono la conseguenza diretta di una scelta politica che definiamo aberrante». Di discriminazione tra chi può e non può e difesa del sistema sanitario nazionale hanno parlato anche Carmela Tascone, presidente delle Acli di Varese e Stefania Filetti, segretario generale della Cgil di Varese. Intanto il comitato ha spiegato di aver presentato 122 solleciti e 27 segnalazioni al difensore regionale, «perché tuteli le persone su questa prassi che riteniamo illegittima», hanno detto i componenti.

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