Liste d’attesa: esami e visite intramoenia superano le prestazioni gratuite

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Se è vero che la Sanità del Belpaese vive anche di paradossi, la notizia che esami e visite intramoenia (la prestazione privata del medico pagata dal cittadino dentro l’ospedale pubblico) superano in molte regioni quelle pubbliche definisce esattamente una di queste situazioni paradossali. Lo conferma Cittadinanza attiva dopo aver presentato istanza di accesso civico in Campania, la regione dove il numero delle prestazioni pubbliche ospedaliere è di gran lunga inferiore a quelle erogate in regime di intramoenia. Dati che un po’ sconcertano ma che vanno in scia ai tempi biblici, o quasi, per ottenere una visita o un esame strumentale. In altri termini, chi può paga.

Eccessi in sedici regioni

E non lo fa soltanto a Napoli e dintorni: Il Sole 24 ore di oggi, 27 luglio, pubblica un’inchiesta nella quale si rende noto come, secondo l’ultima indagine di Agenas, l’Agenzia dei servizi sanitari regionali che monitora il rapporto tra l’attività intramoenia e quella più specificatamente istituzionale, “in ben sedici regioni su ventuno si rivela almeno una situazione in cui il suddetto rapporto è superiore al cento per cento, soprattutto nell’ambito della visita e della ecografia ginecologica”. Nell’articolo del Sole, a firma di Marzio Bartoloni, si dice anche che quanto accertato da Agenas riguarda le prestazioni relative al 2021, prima della pandemia, “è quindi presumibile che la situazione sia peggiorata”.

Pagare di più i medici

Soluzioni? Lo stesso ministro alla Salute, Orazio Schillaci, ammette che uno dei passaggi necessari sia pagare di più i medici in servizio negli ospedali pubblici “per incentivarli a lavorare qualche ora extra e tagliare così le lunghe liste d’attesa”. Non è un mistero che i nostri medici siano pagati sotto la media europea. Il risultato è che se ne vanno nel privato, oppure cercano di unire attività pubblica e privata. Inoltre c’è chi, come Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto Mario Negri, ritiene necessario puntare sull’aiuto del privato convenzionato “che si deve mettere a disposizione”.

Ingiustizia sanitaria

Però, anche qui, c’è un però: nelle cliniche e nei poliambulatori privati le attese sono meno impegnative rispetto agli ospedali pubblici, ma pur sempre lunghe. Così il paziente finisce per mettere mano ugualmente al portafogli. Insomma, come un gatto che si morde la coda. In uno scenario che, da qualunque parte lo si prenda, al momento stabilisce una ingiustizia fonte di ineguaglianza. Tanto che Garattini possa commentare: “Non è giusto che chi non paga debba aspettare tanto per curarsi. I cittadini hanno tutti un uguale diritto alla salute”. Verissimo, ma per ora soltanto in linea di principio, la realtà è purtroppo un’altra cosa.

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