Razziavano case e farmacie tra Lombardia e Veneto: presa la banda del jammer

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MILANO – Pianificazione meticolosa, sopralluoghi preliminari, auto di grossa cilindrata con targhe clonate e jammer per oscurare le frequenze radio ed eludere i sistemi d’allarme. Era una vera e propria banda di professionisti del furto quella disarticolata dalla Polizia di Stato nell’ambito di un’imponente operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano. Gli agenti della seconda Sezione della Squadra Mobile e del Commissariato “Greco-Turro” hanno eseguito, tra le province di Milano, Monza Brianza e Vercelli, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro persone: due cittadini albanesi di 30 e 36 anni e due italiani di 47 e 56 anni. I quattro sono ritenuti responsabili a vario titolo di oltre trenta colpi tra furti in abitazione, spaccate in esercizi commerciali, in particolare farmacie, bar e pizzerie, oltre che di ricettazione di beni rubati e armi da fuoco.

Sopralluoghi, targhe false e telefoni spenti durante i blitz

L’inchiesta ha ricostruito l’operatività del gruppo criminale tra la fine del 2025 e i primi sei mesi del 2026, documentando raid seriali messi a segno in diverse province della Lombardia e del Veneto. Le indagini, condotte con pedinamenti dinamici e monitoraggi sul territorio, hanno svelato un modus operandi collaudato nei minimi dettagli. La banda si spostava a bordo di vetture ad alte prestazioni su cui venivano applicate sistematicamente targhe contraffatte o rubate per sfuggire ai varchi e ai controlli delle forze dell’ordine. Durante i colpi, i componenti spegnevano i cellulari personali per non agganciare le celle telefoniche e utilizzavano inibitori di frequenza e attrezzi da scasso altamente specializzati.

Pericolo di fuga e il rischio di escalation verso le rapine

A spingere il Gip di Milano a disporre la custodia cautelare in carcere per tutti e quattro gli indagati è stata la sussistenza di un concreto ed attuale pericolo di reiterazione del reato, unito al rischio di fuga vista la gravità delle pene previste. Negli atti la magistratura evidenzia inoltre la potenziale evoluzione del gruppo verso reati ancora più violenti, come le rapine a mano armata, favorita anche dalla disponibilità di armi da fuoco emerse nel corso delle attività investigative. Tutti gli indagati sono stati trasferiti in carcere in attesa degli interrogatori di garanzia, mentre l’inchiesta prosegue per verificare l’eventuale coinvolgimento della banda in altri colpi analoghi messi a segno nella regione.
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