BUSTO ARSIZIO – «Siamo una città grande ma l’obiettivo dev’essere diventare una grande città». Busto Arsizio come il pennello Cinghiale nella visione di Busto Rinasce. Tocca Borsano il tour di Salvatore Loschiavo e volano altre bordate all’indirizzo dell’amministrazione da cui si è staccato un anno e mezzo fa dopo che il sindaco lo dimissionò con il rimpasto di giunta. «Nonostante 800 firme, dopo il muro di Berlino avete il viale di Borsano che dividerà il quartiere in due. È una scelta folle» l’affondo di Loschiavo sulla rivisitazione di viale Boccaccio.
AMA Borsano

Riempie un’altra sala Salvatore Loschiavo, il fondatore del movimento Busto Rinasce che ha recentemente lanciato la sua campagna di ascolto in città con il primo incontro AMA (Ask Me Anything) a San Michele. Nella ludoteca Land of Smiles di via Gorletta si ritrovano persone che vivono il quartiere nelle associazioni e nei gruppi organizzati ma anche tanti che risiedono in città da pochi anni. Come la “ambassador” Nadia, che non conosceva Borsano e quindi è stata accompagnata in giro per il quartiere dall’altro “ambassador” Alessandro, e ha notato «senso di abbandono ma anche la vitalità delle botteghe storiche». E uno dei post-it raccolti definisce il quartiere «pieno di popolazione e vuoto per le strade».
Le questioni
Un tema, quello della vita pubblica a Borsano, su cui l’ex assessore lancia la sua prima bacchettata all’indirizzo di Palazzo Gilardoni: «Abbiamo un’overdose di eventi in centro, soffochiamo nell’intrattenimento, e una cena in piazza all’anno a Borsano, con tanto di photo opportunity. Gli amministratori vengono bene nella foto ma nel frattempo il quartiere muore». Gli spunti che arrivano dalle domande del pubblico spaziano dalla sporcizia al degrado, dalla sicurezza all’inquinamento, fino ad una delle preoccupazioni più forti dei borsanesi, il rischio di perdere le scuole per via dei pochi iscritti. «Ma senza servizi non c’è più il quartiere – ammonisce Loschiavo – bisogna riflettere».
Dall’inceneritore alla Cascina
Il fondatore di Busto Rinasce non si tira indietro su nessuna domanda, nemmeno sulla delicata questione della convivenza con l’inceneritore Neutalia: «Non si tratta di essere pro o contro a priori, ma mettere al centro la tutela della salute dei cittadini: servono dati verificabili comunicati costantemente, trasparenza e controlli indipendenti». Anche sul degrado della Cascina Burattana, Loschiavo mette da parte la diplomazia: «Si lasciano le proprietà abbandonate, poi siamo costretti dalla Soprintendenza a intervenire per metterle in sicurezza e spendiamo soldi per avere ancora ruderi che non servono a nulla. Ma le questioni vanno anticipate, non inseguite, i patrimoni vanno valorizzati per tempo, e farlo porterebbe ricchezza per il territorio. Se non lo capiamo siamo amministratori di condominio, e nemmeno molto bravi».
Mobilità al centro
Ma è soprattutto sui temi della mobilità, di cui si è occupato nella sua esperienza nella giunta Antonelli, che l’ex assessore alza la voce. «Le scelte di mobilità sono scelte di sviluppo del territorio. Avevo messo attorno a un tavolo i sindaci per ragionare su un trasporto rapido di massa che collegasse Gallarate, Busto Arsizio e Castellanza – ricorda Loschiavo – ora stanno per arrivare le elezioni e fantastichiamo la stazione ferroviaria. Sulla base di quali dati e di quale metodo scientifico?». Sul viale Boccaccio: «Nonostante 800 firme, dopo il muro di Berlino avete il viale di Borsano che dividerà il quartiere in due. È una scelta folle». E sul “suo” Pums: «Serve programmazione. Ma è normale che la quinta città della Lombardia, 85mila abitanti, sulla mobilità non abbia un piano. Solo una bozza bloccata da aprile 2024 dopo aver speso 100mila euro, soldi nostri, per redigerla? È la base per poi sviluppare trasporto pubblico, incluso il trasporto rapido di massa, ciclabili e aree scolastiche».
Loschiavo ascolta ma punge già: «Busto deve cambiare. Sicurezza? Bisogna investire»

