BUSTO ARSIZIO – «Sulla sicurezza si deve investire. Chi ha a cuore la sicurezza deve mettere i denari». È una bordata diretta al centrodestra che di questo argomento ne fa una bandiera politica il primo affondo di Salvatore Loschiavo, che ieri sera, 30 gennaio, si è messo al centro dell’arena a San Michele per il primo incontro pubblico di Busto Rinasce, il percorso di ascolto della città che ha lanciato in vista delle elezioni 2027. E tra il pubblico c’è anche Amanda Ferrario, la preside dell’Ite Tosi che cinque anni fa aveva accarezzato la candidatura a sindaco. E che non le manda a dire: «Busto è la quinta città della Lombardia e da 40 anni non fa niente per i giovani».
Loschiavo al centro

Overbooking per il primo “AMA” (Ask Me Anything), il format lanciato da Busto Rinasce che toccherà tutti i quartieri della città. Sulla parete c’è una mappa della città su cui appuntare i post-it con le proposte e i suggerimenti per la città, al centro della scena c’è Salvatore Loschiavo, ex assessore alla sicurezza e alla mobilità, che ascolta e risponde alle domande della platea, idealmente in cerchio attorno a lui. Ci sono volti noti, tra cui due ex assessori, Maurizio Artusa e Claudio Fantinati, che osservano e non intervengono, e diversi esponenti di Busto al Centro, la lista civica con cui Loschiavo – insieme ad Azione – ragiona su un polo di centro per il 2027. Il tema della serata è la sicurezza e gli spunti non mancano: l’illuminazione pubblica carente, i maranza, la paura di uscire la sera da soli ma anche di avere i ladri in casa, le stazioni e il deserto del centro dopo le sette di sera.
Sicurezza? Servono soldi
«Stasera non è solo un momento di riflessione sull’ordine pubblico, ma dobbiamo pensare a quello che viene prima della repressione e che ci rende insicuri» sottolinea Loschiavo. «Una città più viva» è il post-it che l’ex assessore mette al centro della mappa. Ma quando qualcuno invoca l’esercito nelle strade, Loschiavo è più diretto: «C’è una percezione oggettiva, ma qui non dovrebbe tirarsi indietro chi ha la responsabilità per farlo. Intervenire duramente? Sicuramente sì. In città la notte ci sono solo due pattuglie che presidiano tutta la città: si deve investire su questo. Chi ha a cuore la sicurezza deve mettere i denari. Così come sulla cura e sul senso civico». E alla fine spunta un altro post-it: “Più programmazione per costruire una città a misura d’uomo”.
La preside battagliera

Il concetto espresso da Loschiavo richiama molto una sua invettiva rivolta alla maggioranza di centrodestra ai tempi in cui era ancora assessore alla sicurezza e aveva chiesto a gran voce “più uomini per il Comando di Polizia locale“. Uno degli aspetti del problema sicurezza sono i “maranza”: «Hanno conquistato le piazze – ammette Loschiavo – sono da riconquistare». È il là per parlare di giovani. E quando qualcuno parla di “entrare nelle scuole”, è la preside del “Tosi” Amanda Ferrario a imporsi per prendere il microfono: «I giovani non hanno colpa di tutto, per loro non c’è spazio. Busto è la quinta città della Lombardia ma da 40 anni non fa niente per i giovani. Altre città con i fondi Pnrr hanno creato spazi per i giovani, qui con una piscina chiusa e un palazzetto che chissà cosa diventerà si pensa a fare gli uffici comunali al Borri e a dove mettere i Vigili». E non sono solo le strutture il problema, per Ferrario: «Siamo qui ancora con il concerto dei maturandi, ma basta».
Busto deve cambiare
Di fronte alla fermezza della preside, già candidata sindaca solo per qualche mese nel 2021, anche Loschiavo si sente in dovere di alzare i toni: «Abbiamo ragazzi che tornano dall’estero e qui si scontrano con un terreno non fertile, dove le novità vengono bollate negativamente – qui appare evidente il riferimento alla sua esperienza di assessore – questa città ha bisogno di cambiare: deve copiare ed emulare per smettere di essere provincia e diventare la quinta città della Lombardia per davvero. O facciamo questo o abbiamo fallito». E Loschiavo non si tira indietro nemmeno sul tema controverso delle piste ciclabili, che gli comportò critiche quando era assessore: «Si possono migliorare, sì, ma diamo la possibilità tutti di muoversi in città, investendo per renderle più fruibili e non aspettando l’elemosina dei fondi ministeriali».
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