MAGNAGO – «No, non mi aspettavo tutto questo clamore. È stato montato. Non sono un politico, e non mi piace il modo che vedo di fare politica». Dario Candiani (nella foto), dal giugno 2022 sindaco di Magnago, nell’ultimo consiglio comunale ha annunciato la volontà di fare un passo indietro e di non ricandidarsi per un secondo mandato nel 2027. Un gesto che, a 72 anni, non era poi così inatteso, ma che pure ha scatenato in paese una ridda di supposizioni, accuse e retroletture sulla giunta e in particolare sulla tenuta del centrodestra che tre anni fa, a sorpresa, vinse le Amministrative rovesciando la maggioranza uscente. Proviamo a fare chiarezza direttamente con il primo cittadino.
Sindaco Candiani, ci vuole spiegare le ragioni della sua mancata ricandidatura?
«Io ho detto che valuterò se ricandidarmi o meno, non altro. Certo, mi spingono a farlo alcune ragioni, ma nessuna di natura politica».
Allora quali?
«Non ho grande intenzione di ripresentarmi per gli impegni di lavoro e per l’età. Insomma, solo per ragioni personali».
Si aspettava il clamore seguito al suo annuncio?
«No, è stato montato altro. Non sono un politico, sono un medico. Non ho tessere di partito, lo trovo spropositato e montato ad arte. Ripeto: è una cosa personale. Del resto, avevo già detto che i miei impegni professionali, con la pensione, anziché diminuire si sono decuplicati. Non riesco a fare le due cose, medico e sindaco. E quando fai qualcosa ci devi mettere il giusto impegno, altrimenti non la fai».
Come risponde a chi parla di divisioni nel centrodestra locale?
«È assolutamente falso. E lo dimostra il fatto che siamo andati avanti ad amministrare fino adesso: se ci fossero state divisioni, avrei tirato fuori prima la mia decisione. Poi è chiaro che i problemi politici ci sono, ma per quanto mi riguarda è solo una cosa mia e, ribadisco, personale».
Allora è vero che ci sono problemi…
«Hanno detto: non c’è armonia. Ma non c’è in tutto il consiglio comunale, non solo nella maggioranza, per il modo con cui si fa politica. Per me è inconcepibile ricorrere a grida, urla, contrapposizioni su tutto. Quand’ero assessore, c’era più rispetto e i toni erano molto più pacati. Non è questa la mia visione della politica e, in generale, della mia vita».
A questo punto, possiamo già fare un bilancio del suo mandato?
«Non ancora. Nel tempo che manca si possono fare ancora molte cose, mi sembra prematuro».
Quali cose, sindaco?
«C’è parecchia carne al fuoco, che ho ben presente e su cui mi aspetto che tutti si diano da fare. C’è la riqualificazione della piazza, quella dell’impianto sportivo, ci sono i parcheggi, problemi della viabilità e magari la struttura nuova del palazzetto. Voglio lasciare un paese dignitoso, e per riuscirci c’è parecchio da fare».
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