Delitto di Malnate, il Ris di Parma: «Impronte compatibili con Domenichini»

Alcune immagini scattate dai Ris di Parma nella casa di Malnate

VARESE – Tutte le tracce ematiche con l’impronta di calzature rilevate all’interno dell’appartamento di via Sanvito a Malnate dove la pensionata 73enne Carmela Fabozzi è stata uccisa la mattina del 22 luglio 2022, rimandano ad un solo modello di marca Ig&Co, “fortemente compatibile” con le scarpe ritrovate dagli inquirenti sulla Fiat X rossa noleggiata dal 67enne Sergio Domenichini, a processo per l’omicidio.

I Ris in tribunale

Il dato è emerso in tribunale a Varese nell’udienza del processo di oggi, mercoledì 15 novembre, dedicata alle indagini svolte per conto della Procura dai Ris di Parma, rilevando impronte – quelle visibili ad occhio nudo e quelle individuate con i reagenti chimici – e studiando le tante tracce di sangue distribuite sui pavimenti e sui muri dell’abitazione della vittima.

Il sangue in casa

E proprio i muri, in particolare quelli del corridoio, il luogo dove è stato rinvenuto il cadavere della donna, scoperto dal figlio al rientro a casa la sera del 22 luglio, hanno fornito agli esperti informazioni importanti sulla dinamica del delitto. Nello specifico sul punto esatto in cui era iniziata l’aggressione alla pensionata: in corridoio.

Su un muro, come ha ricordato il maresciallo Nicola Staiti, comandante della sezione Intervento operativo dei Ris, è stata isolata la “sorgente ematica” legata ai primi colpi alla testa inferti dall’assassino alla vittima usando un grosso vaso di vetro trovato in casa; sul muro di fronte, le macchie depositate dal “brandeggio” di un oggetto sporco di sangue: l’arma del delitto.

Il vaso di vetro

Quell’arma per l’accusa è un pesante vaso di vetro, che nei laboratori dei Ris è diventato il “reperto 5”, passato al setaccio dal tenente colonnello Antonio Pasquale Lazzaro, comandante della sezione Impronte, che per risalire all’uomo ora a processo ha individuato diciannove punti caratteristici delle impronte digitali – sette in totale e tutte “puntate” verso il basso – trovate nella cavità interna del vaso, in prossimità del collo. «Impronte evidenti – ha sottolineato in aula il testimone – tanto che non è stato necessario ricorrere ai reagenti chimici per farle risaltare».

Per Lazzaro si tratta di “impronte di recente deposizione”, cioè lasciate sul vaso pochi giorni prima rispetto alle analisi, svolte il 28 luglio dello scorso anno, sei giorni dopo l’omicidio. E la loro presenza, generata dal sudore, si collega direttamente alla dinamica del delitto: «Il vaso è stato impugnato almeno due volte in successione dall’assassino – ha specificato l’esperto – ed è con tutta evidenza l’arma del delitto».

Ma c’è dell’altro nella documentazione prodotta dal Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, come si è appreso dalla deposizione del maresciallo Luca Palmaccio, che sempre in laboratorio ha analizzato il materiale biologico raccolto con delle tamponature sotto le unghie di Carmela Fabozzi.

Il profilo genetico dell’imputato

E sotto l’unghia dell’indice della mano destra l’esperto ha trovato un “assetto genotipico complesso”, cioè originato da più contributori: la vittima, sicuramente, ma anche l’imputato Sergio Domenichini, il cui profilo genetico (ricavato durante le indagini da un mozzicone di sigaretta repertato dai carabinieri e poi usato per le comparazioni di tutti i reperti), è stato riconosciuto con “elevata probabilità” attraverso l’accertamento biologico e un particolare calcolo biostatico, che ha rafforzato la tesi del Ris. Poi fatta propria dall’accusa.

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