MALPENSA – Sembra lontano anni luce l’accordo – storico – sul Masterplan sottoscritto dai 9 Comuni dell’intorno di Malpensa a Palazzo Lombardia il 6 giugno di due anni fa. Ieri sera, 29 ottobre, il consiglio comunale di Cardano al Campo ha preso una decisione diametralmente opposta e ha espresso «parere non favorevole» al Piano di sviluppo e ampliamento dell’aeroporto con i voti favorevoli della maggioranza di centrosinistra (Pd e alleati) e l’astensione delle opposizioni (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Uniti per Cardano). E potrebbe non essere l’unico.
La conferenza asincrona
A che punto è il Masterplan, si chiedeva nei giorni scorsi l’onorevole Stefano Candiani, protagonista lo scorso anno in Parlamento dell’emendamento Malpensa diventato legge dello Stato. La risposta è arrivata ieri a Cardano, dove il sindaco Lorenzo Aspesi, in un’ottica di trasparenza e condivisione delle scelte decisamente più marcata rispetto ad altre amministrazioni maggiormente coinvolte nelle questioni aeroportuali, ha reso noto che il 19 agosto scorso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha indetto una Conferenza di Servizi decisoria, da svolgersi nella forma semplificata e in modalità asincrona, (ossia senza riunione, mediante la semplice trasmissione per via telematica, tra le amministrazioni partecipanti, delle comunicazioni, delle istanze con le relative documentazioni e delle determinazioni) al fine di ottenere le intese, i pareri, le autorizzazioni, i nulla osta e gli assensi richiesti dalla normativa vigente per il perfezionamento dell’intesa Stato-Regione Lombardia, relativamente alle opere previste nel “Masterplan aeroportuale al 2035”. Il termine perentorio entro il quale le Amministrazioni coinvolte nel procedimento devono rendere le proprie determinazioni relative alla decisione oggetto della conferenza di servizi è il prossimo 4 novembre.
Contro l’Airport City
L’unico a uscire allo scoperto finora è stato il Comune di Cardano, contrarissimo non soltanto all’ampliamento della Cargo city (tema centrale del dibattito degli ultimi anni), ma anche – è questa la novità – della cosiddetta “Airport City”, ovvero della realizzazione di edifici per la prestazione di servizi ricettivi e di terziario avanzato (anche non direttamente collegati all’attività aeroportuale in senso stretto) che il Masterplan prevede in area di sedime (dunque fuori dal controllo e dalla giurisdizione degli enti locali), in particolare di fronte al T1 e in zona Case Nuove. Questo, secondo Aspesi, toglierebbe ricchezza e opportunità di sviluppo al territorio. «Da soli non si fa nulla», ha ammonito il primo cittadino. «Ci vogliono fare sopra dei profitti, costruendo uffici di terziario che non trovano corrispondenza nel quadro normativo delle opere e infrastrutture pubbliche. Stanno facendo edifici che verranno affidati a società su scala internazionale, attirando società globalizzate». Sono realtà che, in questi anni, si sono dislocate nei Comuni attorno all’aeroporto (si pensi per esempio al World Trade Center di Lonate o alla ex sede di Livingston proprio a Cardano) e che invece il Masterplan vorrebbe concentrare “dentro” Malpensa. Secondo Aspesi sta proprio qui «il conflitto», ovvero l’intenzione di «spolpare la realtà di Cardano e trasformarla in un vero dormitorio, perché non avremmo più nemmeno le risorse derivanti dalla presenza del terziario che possono alimentare la nostra economia locale».
Le ragioni del No
Il parere contrario di Cardano è stato riassunto in quattro punti. Il primo: «La previsione nel Masterplan di un’area urbanizzata a vocazione terziaria e ricettiva denominata “Airport City” non è di “interesse generale” perché le sue finalità sono legate ad uno sviluppo immobiliare e alle “effettive richieste espresse dal mercato”, che non trovano rispondenza nel quadro normativo di approvazione delle opere e infrastrutture pubbliche di interesse generale». Inoltre, le dimensioni territoriali e urbanistiche dell “Airport City” sono « in contrapposizione con lo sviluppo territoriale di Cardano al Campo, che negli Ambiti di Trasformazione AT1 e AT2 individuati dal nostro Pgt, ha inteso prevedere le funzioni terziare e ricettive indotte principalmente dall’Aeroporto Malpensa». Secondo l’amministrazione cardanese, inoltre, il Piano di sviluppo «non si coordina nella sua attuale formulazione con le esigenze di politiche congiunte per la gestione e governo del territorio contenute nei vigenti strumenti di pianificazione territoriale» e non è sostenibile per il Comune di Cardano al Campo «perché la sua attuazione condizionerebbe il Pgt e inciderebbe pesantemente sulla pianificazione urbanistica e la gestione e sviluppo del territorio, facendo venir meno anche potenziali risorse di finanziamento dei servizi pubblici». Infine, «conferma una visione centralistica dello sviluppo dell’Aeroporto di Malpensa che potrebbe condurre ad una progressiva trasformazione di Cardano al Campo in un quartiere dormitorio e all’abbandono e dismissione dei capannoni e delle aree terziarie-produttive, che potrebbero, invece, essere funzionali al Masterplan aeroportuale evitando ulteriore consumo di suolo e cementificazione come auspicato anche nel documento dei Sindaci del Cuv alla richiesta di una Zes ( zona economica speciale) o di una Zls ( zona logistica semplificata)».
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