Qualche giorno fa, l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, ha strigliato i manager della sanità lombarda convocati per una delle riunioni periodiche in Regione. Una ramanzina in piena regola, con colorite quanto esplicite frasi: “Nessuno è obbligato a fare questo mestiere. Se vi impegnate bene, chi non è capace vada a fare mozzarelle”. Lo scontro con i direttori generali di Asst e Ats è stato innescato dalla risposta di uno di loro alle esortazioni di Bertolaso ad assumere più personale, riempiendo i vuoti negli organici di medici e infermieri, e a risolvere il grave problema delle liste d’attesa.
“Come possiamo affrontare queste situazioni se non abbiamo gli strumenti per risolverle?” è più o meno quanto eccepito dal dg in questione all’assessore. Che ha preso cappello, e, replicando alle osservazioni del dirigente, ha lanciato strali a tutti i presenti. In pratica addossando le colpe delle inefficienze della sanità pubblica anche alle loro, vere o presunte, inadempienze e scarse attitudini gestionali.
Guido Bertolaso è uno che non le manda a dire, sa perfettamente che cosa succede negli ospedali, quali siano le carenze e i disagi per i pazienti. Regione Lombardia si è persino rivolta ai carabinieri dei Nas nel tentativo di accorciare le liste d’attesa, anche di anni, per un esame clinico, una visita, un intervento chirurgico. Però è cambiato poco o niente. I direttori generali combattono contro le impasse delle singole realtà che devono dirigere, con esiti poco lusinghieri, in verità, anche se non dappertutto. Il vero nemico è però il sistema che implode, non regge alla richiesta di funzionalità ed efficienza, trova motivazioni negative dentro le pieghe delle varie riforme regionali della sanità, in un contesto professionale e remunerativo che respinge gli operatori invece di attrarli. E gli sforzi per migliorare l’intero quadro di riferimento non hanno ancora prodotto i risultati sperati. Per dirla in un altro modo, i manager della sanità non riescono e non possono sostituirsi in tutto per tutto alla Regione e alle sue deficitarie politiche sanitarie.
Appunto, la politica. Nella stessa riunione a Palazzo Lombardia, sempre Bertolaso ha puntato l’indice contro un direttore generale che, all’inaugurazione di un nuovo reparto ospedaliero, ha invitato un deputato di Fratelli d’Italia. Dov’è lo scandalo? Anche in questo caso, Guido Bertolaso s’è dimenticato che le nomine dei manager della sanità sono state suggerite dalla politica. E alla politica essi rispondono. E’ la scoperta dell’acqua calda, è sempre andata così, nelle Regioni governate dal centrodestra come in quelle gestite dal centrosinistra. Per avere ragione, l’assessore dovrebbe intervenire su un modello consolidato, che non sempre premia il merito e le capacità, piuttosto la fedeltà al partito di riferimento o al potente sponsor del momento. Cosa disdicevole in un settore che ha necessità di professionisti validi, appunto, meritevoli. Una cifra, la meritocrazia, con cui tutti si fanno belli parlandone a sproposito. Tanto poi, si sa come viaggiano certe faccende nel nostro Paese. Anche in sanità.
Scontro tra Bertolaso e i dg delle Asst lombarde. Cambi in vista anche a Varese
