Castelli, “OJM sfortunata, un peccato non sfruttare l’effetto-Scola”

Mario Castelli Eurosport Basket

VARESE – Approfittando della pausa per le Nazionali di basket, abbiamo sentito alcuni autorevoli colleghi della stampa nazionale sul campionato in corso d’opera e sulla stagione della Openjobmetis Varese. Passiamo oggi la “palla” al saronnese Mario Castelli, voce narrante di Eurosport e telecronista nel derby di Bologna dell’immaginifico assist di Teodosic, oggi il gesto tecnico più condiviso sui social di tutto il mondo della palla a spicchi.

Cambio del format della serie A. Se si, come?

“E’ una domanda molto complicata. Parlando del blocco delle retrocessioni, nel merito sarei anche d’accordo se teniamo conto della assoluta particolarità della stagione e delle difficoltà economiche delle società. In questa ottica fare un anno di transizione avrebbe senso, per limitare almeno un danno che potrebbe essere anche maggiore in futuro. Però è un ragionamento che andava programmato questa estate, perché le difficoltà erano già note. Non mi piace mai cambiare le regole in corsa, il rischio è di perdere di credibilità. Faccio un esempio. Pistoia, con forte senso di responsabilità, aveva già deciso di auto-retrocedersi in A-2 per motivi economici. E adesso chi glielo va a dire che le regole d’ingaggio sono cambiate? Insomma, la scelta potrebbe essere condivisibile, la tempista no”.

Quali valori tecnici ha espresso sin qui il campionato?

 “Milano fa un campionato a parte e le altre 15 squadre cercano di essere su quel livello. D’altra parte Milano punta alle Final Four di Eurolega e in Italia non c’è nessun contendente a quel livello, tranne la Virtus Bologna, che però sta andando bene in Eurocup, ma in campionato ha avuto qualche passaggio a vuoto con 3 sconfitte interne evitabili. La nostra Lega purtroppo non è più quella di 15 anni fa, basti vedere la classifica marcatori, che è guidata da due califfi come Scola e Logan, i quali però girano entrambi sui 40 anni. Dal punto di vista tattico le squadre rimangono sempre di alto profilo, mentre tecnicamente, per motivi di budget, non siamo più quelli di una volta. La cartina di tornasole sono i giocatori italiani. I migliori vanno all’estero”.

Come sta il movimento cestistico italiano?

 “La situazione generale non mi fa essere molto ottimista. Il Covid ha dato una mazzata importante, però è anche vero che abbiamo trascorrere un’estate a discutere all’infinito, quando invece dovevamo impiegare energie per prevedere tutti questi “stop and go”, in serie A e anche a livelli più bassi. E’ un periodo storico dove il nostro Paese è in flessione e gli sport ne risentano, in particolar modo quelli di squadra. Ecco, siamo fortunati ad avere singoli casi molto importanti, come Milano e la Virtus Bologna, che riescono ad attrarre giocatori di grande livello. Il ritorno in Italia di Marco Belinelli in queste ore ne è un esempio. Questo però accade non grazie al sistema, ma grazie ai pochissimi mecenati rimasti e che la Lega non valorizza nemmeno come dovrebbe. Gli arrivi di Rodriguez e Teodosic l’anno scorso avrebbero meritato una migliore cassa di risonanza”.

Un giudizio sulla Openjobmetis Varese?

 “L’ho commentata di recente contro la Virtus Roma, con i famosi 31” del povero Jalen Jones. C’è un grande gap tra i due trascinatori tecnici (Scola e Douglas) ed il resto del roster, onestamente non di altissima qualità, stranieri compresi. E’ una squadra tarata su un budget non molto elevato e che ha puntato su alcune scommesse. Poi Douglas per tante partite non è stato all’altezza di quanto gli era richiesto, gli infortuni hanno colpito gli italiani e Ruzzier ha avuto un rendimento molto inferiore rispetto all’anno scorso. Tutto ciò premesso, la squadra è comunque attaccata alla zona play-off. Certo, se solo avesse avuto Jones come terzo violino, le cose avrebbero avuto un’altra prospettiva. Però la presenza del duo Scola-Douglas mi sembra una valida polizza assicurativa per garantire la salvezza, mentre il raggiungimento dei play-off lo vedo difficile. La grande sfortuna della Openjobmetis è stata sicuramente l’assenza del suo pubblico, autentico 6° uomo in campo. Ed è un vero peccato che ciò accada l’anno in cui la società ingaggia una leggenda come Luis Scola, perché vuol dire non riuscire a massimizzare la sua presenza per galvanizzare una piazza appassionata e competente come quello della Enerxenia Arena”.

Mario Castelli Eurosport Basket – MALPENSA24