di Massimo Lodi
Scommettiamo che. Gioca d’azzardo su ogni tavolo Trump, si adegua alla regola imperiale Meloni. Questi sembrerebbero -al sentimento d’un fantasy neppure troppo fantasy- il tappeto verde, la roulette, le carte guardando oltre il sì al riarmo italiano (ed europeo, fatta eccezione per la renitente Spagna) che prevede di portare la spesa militare sino al 5% del Pil. Onere da 450 miliardi da qui al 2035:impensabile sostenerlo senza tagliare importanti spese sociali o senza imporre una lotta all’evasione fiscale di determinazione mai vista tra di noi, terra dei furbi, dei condoni, del “pizzo di Stato” (premier dixit). Lo ha rilevato sottovoce, però ad alta intensità finanziaria, il preoccupatissimo ministro dell’Economia, Giorgetti.
Perché Meloni accetta il diktat Usa senza batter ciglio? Forse spera in un modificarsi progressivo della situazione. Punto 1. Fino al 2027 non bisognerà tirar fuori un euro, e dunque esiste il tempo utile a dilazionare e rivedere. Inoltre, proprio nel ‘27, vi sarà il rinnovo di legislatura, occasione propizia da offrire agl’italiani: potranno dire la loro sulla materia, esprimendo consenso/dissenso all’uno o all’altro partito. E al loro bouquet di propositi, compreso il si vis pacem, para bellum. È la condivisione delle responsabilità.
Punto 2. Nel ‘29 cade il primo check sull’effettiva adesione dei Paesi Nato al nuovo mega-impegno finanziario. Ma, primo: chissà se allora regnerà ancora il tycoon alla Casa Bianca. Secondo: chissà se i vari fronti di guerra risulteranno tali da imporre il Rearm oggi giudicato indispensabile. Terzo: chissà in quali assetti politici si presenterà il pianeta nelle sue più importanti aree regionali, a cominciare dalla Russia. Seguirebbero relativi comportamenti nazionali e sovranazionali.
Punto 3. Il cronico comporsi/decomporsi delle nostre maggioranze parlamentari potrebbe di nuovo sorprenderci fra due anni, e in base al risultato delle urne scaturirà il continuum o no col passato. Vero che gli accordi interstatali si omaggiano. Vero che eventuali emergenze interne sono causa di possibili rescissioni esterne. Vero che nessuno è in grado oggi di proiettare sul domani le reali ricadute di conflitti bellici di ieri e dell’altro ieri. Se fossero così gravi da indurre a stringere finalmente gli accordi di pace seri/durevoli auspicati da Leone XIV, la situazione si ribalterebbe. Imponendo criteri d’intervento ben diversi da quelli stabiliti. Meloni prega col Papa che le vada bene. Ipotesi: punta tutto sull’Americano di Roma, ma non può spuntare del tutto l’Americano di New York. Per ora.
