La cerimonia per l’intitolazione ufficiale –venerdì 25 settembre – dell’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi riaccende i distinguo politici sulla scelta di dedicare il secondo scalo del Paese proprio al Cavaliere. Imprenditore, fondatore di un partito e dominus di una stagione di accadimenti che hanno caratterizzato la vita pubblica in Italia e non solo. Un uomo che ha riempito la scena con il suo carisma, da qualunque prospettiva lo si voglia giudicare, un personaggio che ha lasciato il segno, e che segno.
Ora, che meritasse una simile consacrazione aeroportuale, al prezzo di polemiche con sbocchi giudiziari (il ricorso dei Comuni al Tar), rimane nei contorni di un dibattito senza una via d’uscita unitaria, quanto meno condivisa. Certo è che pensare alle grandi personalità della storia, dell’arte e dell’ingegno che col loro nome danno lustro ad altri scali della nazione offre spazio alle perplessità. Già detto, già scritto, non ancora metabolizzato. Né verrà mai accettata da tutti una scelta che ha innanzitutto un valore politico, che è stata dettata dalla politica, non da oggettive valutazioni che chiamassero in causa coloro che a vario titolo fanno parte della partita di Malpensa, a cominciare dal territorio.
Vecchio refrain che trova scarsa udienza ai piani alti decisionali, come se il territorio fosse la componente minoritaria, meglio, minore di una questione che lo pone all’angolo. Figurarsi se mai avrebbe potuto dire la sua, come gli è stato negato in tante altre occasioni, su una vicenda imposta appunto dall’alto. Qui sta il nocciolo della questione, prima ancora del quesito Berlusconi sì, Berlusconi no. Il titolo di Libero del luglio 2024, Buon volo comunisti, mutuato da una provocazione del consigliere regionale forzista Giulio Gallera, la dice lunga sulla sostanza del problema. Comunisti, cioè gli esponenti del centrosinistra che si erano opposti al nome del Cav,, dileggiati dopo il voto dell’assemblea regionale che, con l’astensione allora della Lega, diede il la all’iniziativa. Comunisti (!) come proiezione di un’appartenenza contraria alla linea berlusconiana, nel caso specifico sconfitti rispetto alle loro istanze per un ripensamento e l’avvio di un confronto collettivo.
Rimaste inascoltate quelle richieste, ci si è rivolti alla giustizia amministrativa eccependo appunto sull’esclusione del territorio e sulle normative che impongono un lungo lasso di tempo tra la scomparsa di una persona e l’ eventuale intitolazione di una struttura pubblica al suo nome. Nel merito, motivazioni all’apparenza plausibili comunque rigettate dal Tar. Nella forma un’azione che riconduce esattamente alle categorie della politica: chi ha avviato il ricorso sono tutti comuni gestiti dal centrosinistra. In testa al gruppo, l’amministrazione milanese di Beppe Sala, maggior azionista di Sea, la società di gestione di Malpensa. Che ora accetta obtorto collo la risoluzione della maggioranza di governo, compresa la Lega che nel frattempo, auspice Salvini, ha cambiato parere.
In altri termini, destra contro sinistra, nella più classica delle contrapposizioni del circo equestre dei partiti italiani. A destra per onorare uno dei massimi esponenti del recente passato, a sinistra per delegittimarne la figura con svariate motivazioni. Tant’è, si va alla festa in aeroporto, annunciata come sobria ma con l’evidente scopo di santificare una volta di più il Cavaliere. Giusto? Sbagliato? Ognuno può dare la risposta che crede. Resta il fatto che l’americano e il giapponese che arrivano “al Berlusconi” penseranno di essere già a Milano; per il territorio, Malpensa sarà invece soltanto Malpensa. Benché da qualche parte ci sarà sempre chi continuerà a canticchiare “Meno male che Silvio c’è”. Anche dopo la sua uscita di scena.
Malpensa Berlusconi, l’intitolazione. Bestetti (FdI): «Temo contestazioni»
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