Mensa dei poveri, per il gip: «Pene troppo basse, danno agli imprenditori onesti»

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GALLARATE – Applicare pene cosi’ basse di fronte a fatti gravi significa avallare la possibilità concreta che gli indagati tornino a commettere reati a discapito «di quanti, fra imprenditori e professionisti, lavorano onestamente». E’ questo, in sostanza, il ragionamento con cui il gip di Milano Maria Vicidomini, con un provvedimento a sorpresa e molto duro, ha rigettato tutte le 11 istanze di patteggiamento, a pene tra 1 anno e 8 mesi e 3 anni, avanzate, col consenso dei pm, nella maxi inchiesta su un sistema di tangenti, finanziamenti illeciti, nomine e appalti pilotati in Lombardia.

Torneranno a delinquere

Tra coloro che avevano chiesto di patteggiare, dopo aver collaborato davanti ai pm, c’era anche Alberto Bilardo, ex segretario di Forza Italia a Gallarate e uno degli uomini più vicini al presunto “burattinaio” Nino Caianiello. Per Bilardo era stata proposta la pena più alta, 3 anni. Il giudice, però, ha spazzato via sia le attenuanti generiche che quella della collaborazione che per i pm, invece, potevano essere concesse. L’attenuante della collaborazione, infatti, si legge nell’ ordinanza di bocciatura per «assoluta incongruità delle pene», per il gip non può essere concessa nemmeno per le «nuove vicende illecite» di cui gli indagati hanno parlato nei verbali (oltre a confermare contestazioni già esistenti), perché in questa fase «mancano» ancora «approfondimenti investigativi adeguati che si ritengono indispensabili» per poter «vagliare l’effettiva rilevanza delle dichiarazioni». Il giudice, inoltre, e’ convinto che gli indagati «troveranno il modo di tornare ad interferire con lo svolgimento dell’ amministrazione pubblica, nuovamente distorcendola per fini di tornaconto personale».

Caianiello continua a parlare

Tutto ciò a discapito «non solo dell’imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione, ma anche di quanti, fra imprenditori e professionisti, lavorano onestamente e per effetto di trame illegali» simili a quelle emerse dall’inchiesta «si trovano ingiustamente esclusi da importanti opportunità nell’ambito delle attività pubbliche». Il no ai patteggiamenti e’ arrivato a sei mesi esatti dalla maxi operazione del 7 maggio che aveva portato a 43 misure cautelari. Anche Caianiello, tra l’altro, ha deciso ormai di collaborare e sta continuando a riempire pagine di verbali. Punta anche lui a patteggiare, ma i suoi interrogatori vanno avanti e, dunque, non compariva in questo primo elenco. L’ accordo tra i pm Bonardi, Furno e Scudieri e le difese aveva portato a queste istanze: 3 anni per Bilardo, 2 anni per Stefano Besani, avvocato di Gallarate, per Laura Bordonaro, ex presidente di Accam spa, per Matteo Di Pierro, ex collaboratore dell’imprenditore Daniele D’Alfonso, per Marcello Pedroni, all’epoca consigliere di Prealpi servizi, per Alessandro Petrone, ex assessore all’Urbanistica di Gallarate, per l’ intermediario Pier Michele Miano e per l’imprenditore Piero Tonetti. E ancora 1 anno e 10 mesi per Davide Borsani, ex consigliere di Alfa srl, 1 anno e 8 mesi per Beniamino Crescenti e Andrea Gallina, ex ad di Acqua Novara. Ora la Procura dovra’ anche per questi 11 chiudere le indagini e poi le difese potranno provare a patteggiare ancora in udienza preliminare. Nei giorni scorsi, invece, per 71 persone, tra cui gli esponenti lombardi di Forza Italia Piero Tatarella e Fabio Altitonante e per il deputato di FI Diego Sozzani, sono state chiuse le indagini.

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