MILANO – I giudici del Tribunale di Milano hanno ordinato il sequestro preventivo di 40 milioni di euro per una presunta truffa ai danni di disabili. Al centro della vicenda ci sarebbero almeno una ventina di maxi transazioni con le assicurazioni dal 2019 in poi. In chiaro, i professionisti coinvolti si facevano retrocedere fino al 70 per cento dei 68,5 milioni di danni liquidati dalle compagnie. Tra le persone la cui posizione è al vaglio della magistratura c’è Raffaele Gerbi, cinquantaseienne avvocato di Roma e titolare di uno studio di consulenza e mediazione. Si tratta di un legale con esperienza nel fare ottenere risarcimenti agli invalidi a causa di incidenti stradali con gravi conseguenze fisiche per le vittime.
La notizie è stata resa nota dal Corriere della Sera e ripresa da diverse fonti d’informazione. Ad occuparsi delle indagini è la procura milanese che ha chiesto ed ottenuto dal gip il sequestro preventivo dei 40 milioni. 30 sono stati sequestrati direttamente all’avvocato Gerbi, mentre il resto ad altri 12 indagati e a società che sarebbero a lui riconducibili.
Come funzionava la presunta truffa? Tutto girava attorno ai cosiddetti “patti di quota lite”. Si tratta di accordi con i quali un legale concorda un tetto per il risarcimento e si prende in carico oneri e spese. In cambio chiede di poter intascare tutta o una parte della somma ottenuta in più dalla transazione. Nel caso in questione, otto famiglie avrebbero raccontato, ad esempio, che l’intesa pattuita per un risarcimento di mezzo milione di euro era, in effetti, di quattro, cinque volte superiore, somma finale concordata con la compagnia di assicurazione ma taciuta al cliente. Come taciuto era il pagamento degli onorari pari al 10 per cento della somma da risarcire.
Chiaro che, se tutto ciò fosse accertato in sede giudiziaria, gli invalidi sarebbero vittima di un colossale raggiro che, come affermano gli inquirenti “riporterebbero perdite patrimoniali di straordinaria gravità per le loro vite bisognose di interventi chirurgici e assistenza perpetua”. I magistrati ritengono si tratti di una “associazione a delinquere” con procacciatori di clienti in Lazio e Campania, curatori delle pratiche e due bancari. Per i difensori dell’avvocato Gerbi le condizioni proposte ai clienti sarebbero in tutti i casi migliorative degli obiettivi prospettate da precedenti avvocati. Inoltre, sottolineano che i benefici di retrocessione allo stesso Gerbi di parte dei risarcimenti fossero decisi con l’assenso e la firma dei clienti.
