MORNAGO – Era stato accusato di essere l’armiere della ‘ndrangheta Michele Romeo, 49 anni, calabrese residente a Castelletto Ticino, ex capo ufficio tecnico del Comune di Mornago. In Appello tutte le accuse più gravi sono cadute, e Romeo, assolto da capi di imputazione pesanti con la formula più ampia, adesso precisa la sua posizione.
L’inchiesta
Il professionista era stato coinvolto nel 2020 nell’operazione «Eyfhemos», indagine che aveva colpito la locale di ‘ndrangheta che opera a Sant’Eufemia di Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. All’epoca Romeo lavorava come capo ufficio tecnico del Comune di Mornago. Ieri, mercoledì 23 luglio, la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha messo un punto alla vicenda assolvendo il dipendente pubblico da tutte le accuse connesse a relazioni con la criminalità organizzata. Accuse che le vedono, come del resto ha sempre sostenuto, del tutto estraneo.
Le parole di Romeo
Di seguito il comunicato stampa integrale diramato da Michele Romeo:
Con la Sentenza di ieri, da parte della Corte di Appello di Reggio Calabria, Sezione Seconda Penale, presieduta dalla giudice Adriana Trapani, processo “Eyphemos”, è stata data lettura del dispositivo della sentenza che riforma profondamente quanto stabilito il 17 febbraio 2023 dal Tribunale di Palmi (RC).
In particolare, per la posizione di Romeo Michele, la Corte di Appello:
- ha confermato la sentenza di primo grado, dove Romeo Michele era stato assolto dal reato di associazione mafiosa di cui all’art. 416-bis del Codice Penale;
- ha rigettato il ricorso della Procura, in relazione alla richiesta di contestazione dell’aggravante mafiosa di cui all’art. 416-bis /1 del Codice Penale;
- ha assolto Romeo Michele, per i reati in materia di armi. Nessuna cessione è avvenuta a Mornago, il 19 gennaio 2018, nessuna cessione è avvenuta in territorio calabrese nell’agosto del 2018, entrambi contestati al capo 8) e nessuna detenzione di armi in territorio calabrese, contestata al capo 9).
Inoltre, in riforma della sentenza di primo grado, ha concesso le attenuanti generiche ed ha revocato l’interdizione dai pubblici uffici.
Infine ha concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena, il che vuol dire che Romeo Michele non poteva essere nemmeno arrestato. Purtroppo ha dovuto patire 14 mesi di detenzione infra-muraria, con ben 52 giorni in cella di isolamento presso la casa Circondariale di Novara e 13 mesi di arresti domiciliari.
Soddisfazione da parte dei suoi legali Avv. Guido Contestabile del Foro di Palmi (RC) e dell’Avv. Cossu Roberto del Foro di Varese, i quali, in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza che avverranno nel termine di 90 giorni, profondamente convinti della assoluta innocenza di Michele Romeo, anche per l’unico ed “autonomo” reato contestato al punto 1 del Capo 8) , di detenzione e porto illegale di arma da fuoco (art. 2, 4 e 7 della Legge 895/67), con rideterminazione della pena a 2 anni di reclusione ed euro quattromila di multa, da ieri sono già al lavoro per preparare il ricorso in Cassazione.
Per la posizione di Romeo Michele, la sua assoluta estraneità ad ogni contesto “mafioso”, rispetto all’impianto accusatorio iniziale (Romeo Michele non è l’armiere della cosca e cade così l’impianto accusatorio nei suoi confronti), ma soprattutto nessun tipo di rapporto di natura “illecita” con Laurendi Domenico, era già emersa a seguito della sentenza definitiva della Corte di Cassazione a dicembre 2024, per il giudizio abbreviato, nella quale i coimputati Laurendi Domenico e Speranza Giuseppe, quest’ultimo cognato di Romeno Michele, per le contestazioni di cui al capo 8), erano stati assolti perchè il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, oltre ad annullamento con rinvio per un nuovo esame di Appello-bis, non ancora celebrato, sulla posizione del solo Speranza Giuseppe (Laurendi Domenico assolto per non aver commesso il fatto – non ha ricevuto, con l’intermediazione del cognato, armi da parte di Romeo Michele) per l’unico reato contestato a Michele Romeo dalla Corte di Appello con la sentenza di ieri.
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