“Mostro” nel laghetto del Parco Castello di Legnano. Ma è un innocuo luccio

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LEGNANO – L’aspetto è piuttosto inquietante, sorprende per forma e dimensione – è intorno al metro di lunghezza – ma si tratta di un animale innocuo per l’uomo. Si tratta del luccio avvistato nel laghetto del Parco Castello di Legnano (nella foto), riaperto dopo le rimozioni e le verifiche sulla stabilità degli alberi danneggiati dalla tempesta del 24 luglio e tuttora teatro di abbattimenti delle piante già morte o malate.

Oltre agli inattesi spiazzi apertisi nel parco fin dall’ingresso principale a causa degli abbattimenti e delle potature, una sorpresa la presenta il laghetto, meta prediletta di tanti cittadini e visitatori, nella parte meridionale dove l’acqua è più limpida e vi si possono scorgere facilmente numerosi pesci. Fra questi, nella giornata di ieri, Ferragosto, ne sono comparsi due mai visti prima, e che hanno animato un serrato dibattito sui social circa la specie di appartenenza. Escluso il pesce siluro e altre specie esotiche, l’esatta identificazione coincide con il luccio, assai diffuso in laghi e fiumi lombardi nonché ingrediente di alcuni piatti della tradizione culinaria milanese e della “Bassa”.

Specie vorace. Mistero sulla provenienza

Mentre non presenta alcun rischio per l’uomo, questa specie risulta vorace di altri pesci di piccole e medie dimensioni, che pure affollano lo specchio d’acqua legnanese, quali trote, carpe e cavedani. Il luccio è solito predarli rimanendo immobile all’ombra di canneti e altre erbe d’acqua, proprio come gli esemplari visti nel parco. Se dunque le carpe più grosse, che superano abbondantemente il chilogrammo di peso, e lo storione pure presente nello stagno possono stare tranquilli, così non è per i pesci più piccoli.

Il rischio è che i due lucci – non si sa introdotti da chi – se ne cibino in abbondanza, riducendo drasticamente la presenza di altre specie. Una evenienza che potrebbe a sua volta ridurre la presenza di uccelli acquatici che qui trovano una preziosa riserva di cibo, quali lo sfuggente martin pescatore e l’elegante airone cinerino, ormai stanziali tra le frasche del laghetto.

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