Motorini nelle bici? “Vi spiego potenza, funzionamento, costi, durata, controlli…”

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Dopo la prima parte dell’inchiesta pubblicata ieri sui motorini elettrici nascosti nella bici ecco la seconda parte in cui Gianni, il nostro informatore segreto, svela funzionamento, costo, potenza, durata della batteria e come funzionano i controlli dell’Uci, l’unione ciclistica internazionale

Gianni, come funzionano oggi i motorini?
“Ne esistono di due tipi. Quello più evoluto si basa sull’elettromagnetismo, l’altro è un vero e proprio micromotore. Il primo viene inserito nel cerchio della ruota, o nel disco nel caso di una lenticolare. Può essere nella posteriore, ma anche nell’anteriore e non ci sono problemi in caso di sostituzione per guasto o foratura. Il secondo sistema è nel mozzo posteriore e in caso di foratura bisogna sostituire la bici”.

Si utilizza un mozzo speciale?
“Assolutamente no, si utilizzano quelli in commercio. Esternamente non ti accorgi di nulla”.

Parlando di mozzi mi vengono in mente quelli oversize che permettono la regolazione della pressione delle gomme in corsa
Sorriso. “Certo, magari 9 su 10 sono proprio così, con il compressore per le gomme. E il decimo? Per metterci un motore sarebbero perfetti”.

La corrente si prende dalla batteria del cambio?
“Si era studiato anche quello, ora ogni sistema ha la sua batteria integrata”.

Il problema della batteria è legato alla durata
“No, per niente. Problema superato perché in discesa e in pianura, sotto un certo sforzo, il sistema ricarica la batteria. Funziona come una specie di Kers. E la batteria comunque ti basta per due ore. Nessuna salita è così lunga. I sistemi montati nella lenticolare, che piacciono molto ai triatleti, ti permettono di fare anche un ironman e sono così potenti che a 70 orari il motore stacca, smette di spingere”.

Il sistema ha la batteria integrata che si ricarica in discesa o nei tratti meno impegnativi. Una specie di kers

Quanto pesa un motorino?
“Completo di batteria poco più di un chilo. Ma il peso è un problema relativo perché le bici ora sono leggerissime. Si resta lo stesso al limite regolamentare dei 6,8 kg”.

Le bici anche con il motorino restano leggerissime, nel peso regolamentare di 6,8 kg

Come si accendono? Si dice che possono essere regolati anche da remoto a migliaia di chilometri di distanza

“Questa possibilità ci sarebbe ma ha un inconveniente: ci deve essere campo altrimenti il segnale non arriva. E in montagna non sempre questo è garantito. Restano due metodi. Uno con il telecomando dall’ammiraglia, se non ci sono grossi ostacoli fisici funziona anche a 5 chilometri. L’altro collegandolo con il cardio di ogni atleta. Si settano i valori e quando il cuore raggiunge una determinata frequenza il motorino parte, quando scende si spegne”.

Manutenzione?

“Praticamente nessuna. Basta una revisione a fine stagione”.

Nascondere un motorino alla squadra è difficile?
“Ogni campione ha il suo meccanico personale. Giusto? La bici la tocca solo lui”. 

Quanti watt erogano questi motorini?

“A un corridore professionista bastano 40 ai 60 watt, che sembrano pochi ma sono tantissimi ad alto livello. In salita significano un’enormità, guadagnare anche 3 secondi al chilometro”.

Bastano 40-60 watt a un pro per fare una differenza enorme in salita

Ho visto una bici che sembra una moto Gp: carenatura in carbonio aeronautico e motore da 5.000 watt. Supera i 130 orari

“L’ho vista pure io e so che ci stanno studiando. Credo che si arriverà a fare delle gare e saranno molto spettacolari”.

Quanto costano questi sistemi?

“Nella ruota è molto caro perché c’è molto lavoro. Ma con i budget che circolano ora puoi fare quello che vuoi. La miniaturizzazione dei componenti è all’avanguardia. Tutto dipende da quello che spendi”.

Spendere tanto tradotto in euro cosa significa?
“Duecentomila euro a ruota. Un grande investimento, ma che porta anche a un ritorno economico enorme. Sono soldi spesi ma che fruttano molto. Il motore nel mezzo ha un prezzo attorno ai 15-20mila euro”.

Una ruota col sistema elettromagnetico costa 200mila euro, ma è una spesa che può fruttare tanto

In corsa non ci si accorge di nulla?
“Zero, sono assolutamente silenziosi”.

Come si può capire se vengono usati?
“Nelle crono e in pianura fai fatica a capire se il motorino c’è o no perché non è facile calcolare la resistenza dell’aria all’avanzamento. Anche su salite pedalabili, diciamo quelle che vengono affrontate a 25-30 orari, il coefficiente d’avanzamento è molto importante quindi potrebbe portare a conclusioni errate. Quando le salite sono ripide, diciamo dal 10 percento in su, nei calcoli puoi trascurare la resistenza dell’aria. Lì vedi i watt puri. A quel punto basta essere capaci di fare due calcoli”.

In passato c’è stato chi ha proposto di inserire nel passaporto biologico i dati di potenza di ogni ciclista.

“L’idea non è male. Se ipotesi un corridore ha 400 watt di soglia, quanto tempo può resistere fuori soglia a 440? La scienza dice pochi minuti, non 35, 40 o di più”.

Insomma, il motorino cambia la vita.
“Se i corridori non vengono sottoposti a controlli con protocolli seri si arriva al punto che un buon cicloamatore può battere un professionista”.

Non si riesce a fare nulla per combattere il fenomeno?
“Lo spettacolo porta soldi, quindi deve continuare. Basta chiudere gli occhi. I corridori poi si conoscono, sanno chi li usa. Ma è un ambiente fortemente ipocrita. Ci sono stati tanti scandali negli ultimi anni. O se non vogliamo chiamarli scandali, casi evidentemente sospetti. Non è stato punito nessuno. Il ciclismo ha paura ad affrontare seriamente questo argomento. Ti posso dare un dato?”.

Certo.

“La Vivax, azienda che faceva i primi motorini, quelli nei tubi della bici, in dieci anni ha venduto 23.000 kit di trasformazione. Pensi che li abbia comprati solo gente che li voleva per andare a fare la spesa? No. Se anche solo l’1% degli acquirenti sono stati corridori di vario livello, sono 230 ciclisti. Poi ci sono triatleti, paralimpici…”.

L’Uci fa i controlli da anni: alle partenze e agli arrivi ci sono gli ispettori con i tablet alla ricerca dei campi magnetici generati.

“Tutti sanno che quei controlli sono una cazzata. Non servono assolutamente a nulla se non a fare cinema”.

I controlli con i tablet non servono a nulla. L’Uci fa solo cinema

Ci sono anche i controlli con i raggi X.
“Questi test potrebbero funzionare. Infatti vengono fatti nel più assoluto riserbo. Nessuno sa cosa succede davvero quando una bici viene passata ai raggi X. Non ci sono mai testimoni, solo ispettori Uci. E io chiedo: chi controlla i controllori? Perché il business potrebbe essere enorme. Poi bisognerebbe verificare tutte le bici, le ruote, i materiali che prendono il via, non solo quelli che arrivano al traguardo. Che fine fanno le bici che si cambiano in corsa? Perché il motorino potrebbe avere più senso averlo non sulla bici con la quale si va al traguardo”.

I controlli ai raggi X potrebbero essere efficaci. Ma chi controlla i controllori?

Gianni, ma al Tour c’è chi usa i motorini?
“Non posso dire niente su questo. Ma ci puoi arrivare da solo!”.

Poi torna alla mente che un famosissimo medico-preparatore già anni fa consigliava anche ai professionisti di sostituire l’allenamento dietro-motore con la bici con il motorino. La ritiene più sicura e il corridore non respira i gas di scarico.

Motorini nelle bici? “Ci sono dal 1999”. Vi spieghiamo come funzionano (1a parte)

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