La settimana di Pasqua si è aperta con la notizia dello stupro ai danni di una ragazzina a Busto Arsizio e, sempre per quanto riguarda la provincia di Varese, è continuata con l’ennesimo femminicidio, mercoledì 16 aprile a Samarate. Due eventi che hanno riacceso i riflettori mediatici sul nostro territorio, troppo spesso al centro delle cronache per questioni che non gli rendono giustizia. Che gli scenari locali presentino situazioni meritevoli di ben altra considerazione, ci pare scontato; perlomeno è scontato nelle aspettative di chi sta al comando, amministrativo e politico, delle città del Varesotto, a cominciare dal capoluogo fin giù, nella “ricca” Busto Arsizio, a Gallarate, a Saronno e nei comuni che, soltanto per il fattore numerico dei residenti, sono considerati meni importanti. Si vorrebbe, per dirla in chiaro, che si parlasse d’altro, non di violenze, che colpiscono in primis le donne, e di fenomeni di disagio sociale che, purtroppo, sono all’ordine del giorno.
L’immagine che in questa settimana esce dai Tg e dagli articoli dei giornali nazionali è invece quella di una provincia, di un territorio turbolento, dove la tranquillità è minata da vicende per nulla rasserenanti, che finiscono appunto per offrire un quadro di riferimento diverso rispetto a un’area che invece racchiude in sé molte potenzialità positive, sia sotto il profilo economico/produttivo, dello sviluppo e delle iniziative culturali. Queste ultime, soprattutto, sono la spia di una dinamicità che contrasta con le negatività diffuse dalle fonti d’informazione, che rimangono però dati di fatto dai quali non si può prescindere. Ma che non possono essere confuse con il marchio distintivo di un’intera zona. La quale, è bene ricordarlo, sconta gli stessi problemi del Paese, dai malasseri dei giovani (risse e aggressioni in primo piano) al malessere complessivo di una società che non ritrova più sè stessa, che ha perduto identità e cifre etiche e morali. Discorso ampio, difficile, che ci porterebbe lontano.
Poi, è vero, il Basso Varesotto presenta contesti ancora più complicati, favoriti dalla sua posizione strategica, dalla sua densità abitativa, da una serie di fattori che attraggono consorterie malavitose, che qui possono gestire i loro affari illeciti al riparo da una scomoda (per loro) visibilità. Ed è qui, a ridosso del grande aeroporto della Malpensa, che hanno agito le Bestie di Satana, ricordate? Un’altra terribile vicenda che non ha mai spento i suoi rimandi. Ancora Samarate, con la mattanza a casa Maja, un altro crimine che scosse la comunità, non solo quella locale. Episodi che, sommati a tanti altri, lasciano e lasceranno le loro tracce chissà per quanto tempo ancora.
Eppure, questo territorio non è peggio di tanti altri. Anzi, nonostante tutto questo, nonostante il male trovi sempre feritoie per inserirsi, si riscatta con elementi di positività, con la generosità delle associazioni di volontariato, con la spinta alla crescita delle sue infrastrutture e delle molteplici occasioni aggregative e culturali, con il desiderio di riposizionarsi in cima alle classifiche della qualità della vita, al netto di quanto accade al suo interno e all’intorno. Nel marasma di un mondo che non aiuta a ritrovare il filo della tolleranza, della compassione, della speranza. Ma il vero guaio sarebbe se dovessimo arrenderci davanti a tutto questo, per abdicare di fronte al male, vinti dallo sconforto e dalla rassegnazione.
