BUSTO ARSIZIO – Borsano, un inceneritore è per sempre. Con il via libera delle banche al project financing per il revamping, il ciclo di vita ultracinquantennale dell’impianto attualmente gestito da Neutalia è destinato a proseguire almeno fino al 2047. Ma il “fronte del No” non ci sta, soprattutto alla luce degli esiti dell’indagine epidemiologica: «Dati terrificanti, ma hanno svenduto la nostra salute a chi vuole fare business senza preoccuparsi delle conseguenze per i cittadini» attacca il comitato “No Inceneritore”. «Anche le banche contro l’ambiente e la salute pubblica» tuona Franco Brumana, consigliere comunale di Legnano, che preconizza la futura “conquista” del pacchetto di maggioranza di Neutalia da parte di Cap Holding.
La reazione di Borsano
E se sui social c’è chi incita apertamente al boicottaggio delle banche che hanno concesso i 32,6 milioni di prestito per sostenere il project financing, a Borsano il tema sembra non “prendere” più come ai tempi delle manifestazioni di piazza di venti e passa anni fa. Parla infatti di «delusione e rassegnazione» Mario Gallazzi, una delle voci storiche dei comitati borsanesi. Eppure «i dati dicono che la gente esposta ha una extra probabilità di morte dal 20 al 60% in più rispetto a quelli non esposti», come ricorda il comitato spontaneo “No Inceneritore”. «La correlazione non è sicura al 100%? Si, ma lo è al 95%. I numeri non sono opinioni, checché ne dica il sindaco Antonelli, e qui parliamo di persone che sono morte di tumore, spalmate sugli ultimi 35-40 anni».
Gli strali del Comitato
«Noi non abbiamo niente contro Neutalia, ma si tratta di una società di proprietà di due Comuni e di una società pubblica – sottolinea il portavoce del comitato Stefano Marchionna – e i due Comuni, prima di fare attività economica, hanno l’obbligo di legge di tutelare la salute pubblica. In primis il Comune di Busto Arsizio, che ha commissionato l’indagine epidemiologica: si sarebbe dovuto preoccupare di tutelare la salute dei suoi cittadini prima di mettere in piedi un business plan su un inceneritore che ricade sul suo territorio. Ma se oggi Neutalia può dire quello che dice è perché i soci si sono girati dall’altra parte di fronte ai numeri dello studio». E il comitato parla apertamente di «corto-circuito istituzionale», con gli enti pubblici – la Sace, società del Ministero dell’Economia, che ha garantito il prestito delle banche a Neutalia, e l’ATS Città Metropolitana che ha condotto l’indagine epidemiologica – che «si ignorano» a vicenda.
Brumana: «Un affare solo per CAP»
Le banche BPER, BPM e Finlombarda sono entrate nel grande affare dell’inceneritore di Borsano con il contratto di finanziamenti del piano industriale di Neutalia garantito in parte da SACE l.
La trattativa, che dura da molto tempo è stata condotta in modo occulto per eludere qualsiasi confronto con la popolazione e con le amministrazioni comunali.
A tutt’oggi non è possibile sapere quali siano gli accordi contrattuali, le clausole di garanzia per le banche finanziatrici e i tassi di interesse, nonostante l’enorme importanza pubblica dell’ accordo.
Le ripetute richieste da me avanzate, come consigliere comunale, di avere copia della due diligence pretesa dalle banche non sono state accolte, commettendo una palese violazione della legge e in particolare dell’art. 43 del testo unico degli enti locali.
Ora si sa solo che il piano industriale di Neutalia comporterà una spesa di almeno 112 milioni, alla quale AMGA dovrà fare fronte per la quota di un terzo, come si è obbligata a fare sottoscrivendo un contratto capestro autorizzato dalla maggioranza del sindaco Radice.
Detratto il finanziamento bancario, che comunque graverà pesantemente sull’intera operazione, resteranno da trovare almeno 80 milioni di cui 26,6 dovranno essere corrisposti da AMGA.
In proposito ho più volte inutilmente richiesto una verifica da parte di una società estranea della sostenibilità di questo impegno finanziario.
Di tutta l’operazione dell’inceneritore risulterà beneficiaria CAP Holding, che non avrà difficoltà a sopportare simili esborsi perché dispone di abbondanti profitti sulle bollette dell’acqua pagate dai cittadini.
Ne approfitterà per acquisire a buon prezzo il patrimonio, che questa società sarà costretta a vendere, così come ha incominciato a fare con le quote della società ALA.
Inoltre quando lo riterrà opportuno e conveniente CAP potrà acquisire la maggioranza di Neutalia, quindi l’inceneritore, con un semplice aumento di capitale, che AMGA non potrà sottoscrivere.
Il finanziamento delle banche costituisce quindi un passo avanti nel progetto complessivo che consentirà a CAP di entrare nel lucroso mercato dei rifiuti e che dissanguerà AMGA, facendo perdere ai legnanesi un importante patrimonio non solo politico ma anche identitario.
Le conseguenze ricadranno soprattutto sull’ambiente e sulla salute dei cittadini, che risiedono nelle vicinanze dell’inceneritore.
La recente indagine epidemiologica ha accertato l’eccesso di tumori, di malattie gravi e di decessi nella zona dell’inceneritore.
Questo impianto, grazie anche ai finanziamenti delle banche resterà in attività quantomeno per altri 25 anni facendo respirare sostanze nocive a una popolazione resa particolarmente fragile per la pregressa esposizione alle sue emissioni, che dura da oltre 50 anni.
Si può comprendere che BPER e BPM, quali società volte al profitto, abbiano stipulato il finanziamento, ma Finlombarda e SACE sono società pubbliche che avrebbero dovuto considerare prioritari gli interessi pubblici e la salute dei cittadini.
Incomprensibile è soprattutto il comportamento di AMGA e quello dei pubblici amministratori locali, che hanno assecondato la preparazione dell’abbuffata di profitti a danno della stessa AMGA e dei cittadini.
Si assumeranno la responsabilità innanzi tutto etica e politica dell’incombente pericolo di ulteriori decessi e di malattie gravi derivanti dal perdurare delle emissioni dell’inceneritore.
Abbiano almeno il buon gusto di non mistificare l’operazione in corso attribuendole una qualifica di economia circolare, che è esattamente il contrario dell’incenerimento dei rifiuti.
Salute fragile, ma nessuna correlazione certa con l’inceneritore. «Avanti col monitoraggio»
