Salute fragile, ma nessuna correlazione certa con l’inceneritore. «Avanti col monitoraggio»

BUSTO ARSIZIO – Nell’indagine epidemiologica emergono “eccessi”, per mortalità, tumori, ricoveri e accessi (anche pediatrici) al Pronto Soccorso, ma nessuna correlazione certa rispetto all’attività dell’inceneritore ex Accam. Lo ribadiscono le ATS Città Metropolitana e Insubria che hanno illustrato lo studio di fronte alle commissioni congiunte riunite a Palazzo Gilardoni con una folta partecipazione di pubblico. «Il rapporto causa-effetto oggi non è dimostrabile in modo certo» afferma il direttore generale dell’ATS di Milano Walter Bergamaschi. Anche perché Regione Lombardia rivela che gli inceneritori «pesano per l’1%» sull’inquinamento atmosferico. Ma l’esperto del comitato “No Inceneritore”, il professor Paolo Crosignani, rilevando dai dati la «fragilità della popolazione» sottoposta all’indagine e qualche “relazione dose-risposta” (causa-effetto), chiede di «continuare il monitoraggio sui dati di mortalità» per investigare meglio la correlazione. E la presidente Laura Mira Bonomi rivela che «Neutalia è disponibile a continuare questo monitoraggio per fare un salto di qualità con ulteriori approfondimenti».

Gli “eccessi” emersi

Le conclusioni dell’indagine, sintetizzati dall’epidemiologo dell’ATS di Milano Antonio Russo, mostrano eccessi di rischio per tutte le cause di decesso tra le persone altamente esposte agli ossidi di azoto (NOx) e per i decessi da tumori causa-specifici tra gli altamente esposti a polveri totali sospese e NOx, ma anche eccessi di ricovero per patologie respiratorie tra gli altamente esposti a NOx e infine eccessi di accessi al Pronto Soccorso tra gli esposti rispetto ai non esposti e nella popolazione pediatrica (per codici rossi o gialli) tra gli altamente esposti ai due parametri inquinanti considerati. «Ma non abbiamo idea di quanti fumano, se hanno problemi di sovrappeso, ovvero di quello che viene definito “confondimento residuo” – sottolinea Russo – la potenziale associazione che noi vediamo non possiamo essere sicuri al 100% che sia legata al fatto che sono esposti a quel rischio, il che lascia margine di incertezza nel definire una associazione causale».

«Nessuna correlazione»

Lo conferma il direttore generale di ATS Città Metropolitana Walter Bergamaschi: «Non possiamo stabilire un nesso di causalità diretta tra l’inceneritore e gli effetti di eccessi di rischio. Lo studio ci dice che le emissioni in termine assoluto rappresentano un valore minimo e che nei soggetti esposti ci sono maggiori rischi di alcune patologie, ma anche punti di attenzione, come il fatto che in alcuni casi non c’è relazione di crescita in funzione dell’esposizione, anzi a volte succede il contrario, oppure che patologie non associate alle emissioni di un inceneritore presentano maggiori rischi». Questo perché, spiega Bergamaschi, «l’inceneritore non si trova in un deserto ma in un contesto in cui ci sono molti fattori confondenti. E i tentativi dello studio di filtrare i “rumori di fondo” li riducono ma non li eliminano». E allora, considerato che sono passati cinque anni dagli esiti dello studio, il DG dell’ATS milanese invita a rispondere innanzitutto «dando allo studio il valore che ha senza tirarlo da una parte o dall’altra». E suggerendo «un approccio diverso, che migliori il bilancio tra fattori positivi e negativi, incentivando comportamenti che possano ridurre i rischi e compensare gli effetti, ad esempio il teleriscaldamento che toglie emissioni».

L’impatto dell’inceneritore

«È uno studio che si cala su un territorio che ha problemi di qualità dell’aria» fa notare Dario Fossati, della direzione generale ambiente Regione Lombardia. «Gli inceneritori impattano sulle polveri sottili per lo 0,0216% del totale regionale, e per l’1% di tutte le emissioni di NOx. Nell’area dello studio epidemiologico il contributo di emissioni dell’inceneritore impatta lo 0,3% per le polveri e il 2% per gli ossidi di azoto». Inoltre la centralina Arpa di Borsano, «è già vicina ai limiti di emissioni della nuova direttiva europea 2030», mentre le prestazioni dell’impianto, rileva Regione che concede l’autorizzazione ambientale all’inceneritore appena tornato alla qualifica R1 per il recupero di energia, «sono nettamente migliorate dal 2017 ad oggi». Lo rivendica anche Michele Falcone di Neutalia: «Non è più un inceneritore ma è tornato ad essere tecnicamente un termovalorizzatore. Gli NOx sono sempre stati sotto i limiti di legge, ma l’obiettivo è ridurli fin quanto possiamo ben al di sotto dei limiti. Al pari con la riduzione di tutti i parametri emissivi».

L’esperto del comitato

L’esperto coinvolto dal comitato “No Inceneritore”, il professor Paolo Crosignani, epidemiologo con quarant’anni di esperienza al registro dei tumori, focalizza la sua attenzione sulla possibile «relazione dose-risposta» nei dati di mortalità, sui dati «interessanti» degli accessi pediatrici al Pronto Soccorso, ma soprattutto su quelli dei tumori, che mostrerebbero che «c’è stata un’esposizione, è continuata, probabilmente negli anni trascorsi ha iniziato il processo patologico e attualmente rende la popolazione estremamente fragile». Crosignani si dice d’accordo con Bergamaschi sull’attualità dello studio: «Ma allora – la proposta – perché non mettere in piedi un sistema di monitoraggio basato sulla sola mortalità georeferenziata con lo stesso disegno proposto, e continuarlo? Forse farebbe parte dei compiti istituzionali di un ATS, ma se è un problema di risorse io mi metto a disposizione».

Il dibattito

«Veniamo da cinquant’anni di convivenza con un inceneritore, e qualche effetto dannoso probabilmente l’ha avuto. Lo dicono questi risultati – le parole del consigliere comunale del gruppo misto Emanuele Fiore, che è anche tra i portavoce del comitato No Inceneritore – prima di partire con altri decenni di attività ci pareva doverosa questa indagine. E ora abbiamo il dovere di andare a investigare i problemi emersi: fateci capire quali sono i prossimi passi». Per il segretario del PD Paolo Pedotti «non c’è nesso causale ma potrebbe esserci una correlazione. Il percorso può proseguire andando a monitorare il periodo successivo in modo sistematico». Per l’ex sindaco Gigi Farioli lo studio «ci ha dato moltissime indicazioni di riflessione. E il fatto che l’impianto sia interamente pubblico può essere un’opportunità per migliorare i dati di causa-effetto e continuare nell’analisi. Dobbiamo credere nelle istituzioni». È convinto che sia stata «fatta chiarezza» il sindaco Emanuele Antonelli che se pone l’accento su «quel dato dell’1%» di emissioni derivate dagli inceneritori e sul fatto che «non è su un’isola alle Maldive ma in un’area con tanti fattori di inquinamento».

Indagine epidemiologica in commissione a Busto. L’esperto del comitato la stronca

busto arsizio inceneritore salute – MALPENSA24
Visited 687 times, 1 visit(s) today