NOVARA – Oltre 25 milioni di euro – malcontati – di denaro pubblico. A tanto ammonta la spesa sostenuta dalla città di Novara nell’arco di poco più di vent’anni, per recuperare il Castello Visconteo Sforzesco . Lavori imponenti e talvolta discussi e discutibili. Un fiume di denaro per creare quello che nelle intenzioni sarà uno dei poli della cultura in città. Un percorso ancora in costruzione, che negli anni ha dovuto fare i conti con tante difficoltà, a cominciare da quelle strutturali. E che prova ora a spiccare il volo.
In commissione il piano di valorizzazione
Se n’è parlato ieri, venerdì 5 dicembre, nella seduta della quarta commissione del Consiglio Comunale di Novara, chiamata ad esaminare il “piano di valorizzazione”, documento che annualmente il consiglio di amministrazione della Fondazione che gestisce la struttura deve portare all’attenzione del Consiglio Comunale.
A presentarlo, la presidente della Fondazione Castello Maurizia Rebola, prestigiosa manager culturale torinese (dopo un lungo passato al Salone del Libro e poi al Circolo dei Lettori è oggi direttore generale delle OGR nel capoluogo subalpino) “importata” da alcuni dal sindaco Canelli per guidare l’auspicata crescita della struttura che domina l’Allea e piazza Martiri.
Risolti molti problemi di struttura ma…
Rebola ieri ha elencato i passi avanti compiuti negli ultimi mesi, soprattutto sul fronte dei cantieri. “La corte è stata finalmente sistemata. Sta per terminare il restauro delle mura esterne, ci siamo riappropriati della Rocchetta e abbiamo avviato la nuova gara per assegnare i locali destinati alla ristorazione, per la quale il 22 dicembre si apriranno le buste”. Quindi, niente (o quasi) più ostacoli “fisici” al conseguimento degli obiettivi. Che restano però ancora compiutamente da definire.
Sintetizzando il focus del piano di valorizzazione, la presidente ha infatti detto che questo consiste nel “migliorare l’equilibrio tra la necessità di fatturare e l’esigenza di produrre contenuti”. Una dicotomia non banale, che ripropone a tutto tondo il tema della vocazione, del “core business” della una struttura.
Molti progetti in cantiere per il 2026
Al di là dei dubbi amletici, il piano sottoposto alla valutazione della commissione contiene comunque un ricco calendario di programmi a cui la Fondazione lavorerà nel prossimo anno. Ci sarà, anzi tutto, un’altra grande mostra organizzata con l’associazione Mets. Poi è prevista un’altra mostra sul giorno della memoria.
“Avremo in calendario – ha spiegato Rebola – il talk show organizzato dalla rivista on line “Il Post” che sicuramente faremo all’interno del Castello, e stiamo lavorando ad una nuova collaborazione con Cora Media da cui nascerà una nuova iniziativa”. L’altro target individuato dal piano è quello delle famiglie e dei bambini. “Le iniziative sul Natale che cominciano in questi giorni – ha detto la presidente – sono l’inizio di questo lavoro. Pensiamo a creare nella Rocchetta un “hub” di laboratori didattici destinati alle scuole”.
Da febbraio in poi l’apertura del museo archeologico
A proposito di nuove aperture, il 2026 sarà l’anno del museo archeologico: dalla fine di febbraio in poi, come ha confermato il dirigente Davide Zanino, gli allestimenti dovrebbero essere completati e si potrà pensare all’avvio dell’attività. Una apertura sugli esiti della quale continua a permanere un diffuso scetticismo, ma su cui si prova ad investire: bigliettazione on line affidata a Vivaticket, strategia di comunicazione social e newsletter, coinvolgimento delle scuole del territorio e anche una interlocuzione con il museo Egizio di Torino che potrebbe generare iniziative comuni.
«Serve un direttore ma non abbiamo le risorse»
Resta un problema, evidenziato già lo scorso anno, quello della carenza di personale. La Fondazione continua ad avere solo due dipendenti (Valeria Francese – che era presente in aula accanto alla presidente – e Chiara Bozzola) e sente il bisogno di dotarsi di una figura di coordinamento, auna sorta di direttore generale. “Ma ad oggi non abbiamo le risorse”, ha detto Rebola.
E’ partendo da qui che il capogruppo del Pd Nicola Fonzo ha introdotto un tema già emerso in passato. “La Fondazione – ha detto Fonzo – si avvale della collaborazione della professoressa Paola Turchelli (ex collega di Fonzo nella giunta di Andrea Ballarè ed oggi coordinatrice del Circolo dei lettori – ndr) per il fundraising e per alcuni compiti di progettazione. Vi chiedo: se serve avere un direttore perché impegnate risorse su altre figure?”.
Fonzo: «L’ex assessore è incompatibile»
Ma sulla figura dell’ex assessore, Fonzo ha poi affondato il colpo: “si tratta – ha detto – di una pensionata della pubblica amministrazione. Secondo quello che mi risulta sarebbe incompatibile con l’incarico che le è stato assegnato. Senza contare il possibile conflitto di interessi in ragione del ruolo di Turchelli come responsabile locale del Circolo dei Lettori, affittuario del Castello”.
L’affermazione del capogruppo Pd ha aperto un dibattito serrato, ed anche un po’ nervoso. La funzionaria Francese, che si è sentita sotto accusa per le modalità con cui il ruolo di Turchelli è descritto nel piano di valorizzazione, è addirittura scoppiata in lacrime.
Secondo il dirigente Zanino e la presidente Rebola, comunque, l’incompatibilità non ci sarebbe perché l’incarico non riguarda posizioni direttive. Fonzo ha chiesto di avere per iscritto il parere del dirigente.
Il Pd non esclude comunque il ”si” in consiglio
In conclusione di seduta di commissione, la consigliera Pd Sara Paladini ha formulato una richiesta precisa. “Il piano ha alcune carenze e manca di alcuni dati e informazioni. Se in apertura di discussione in consiglio comunale l’assessore Piantanida assumerà l’ìmpegno di riportare il documento in consiglio entro qualche mese, siamo disponibili a votarlo”. L’assessore ha dato la sua disponibilità. Se ne parla in consiglio comunale mercoledì 10.
