NOVARA – «Questi Legnanesi non li ho mai particolarmente apprezzati. Ora mi sono pure francamente antipatici per l’approccio poco serio che hanno avuto».
La frase, che riapre fragorosamente il caso dello scontro a distanza tra la Fondazione Teatro Coccia di Novara e la celebre compagnia lombarda fondata da Felice Musazzi, è stata pronunciata questa mattina nell’aula di Palazzo Cabrino dal presidente del CdA della Fondazione che governa il teatro di Novara, Fabio Ravanelli.
L’occasione era una seduta della IV commissione consiliare permanente, che aveva all’ordine del giorno l’esame del “piano di valorizzazione” del teatro, il documento programmatico triennale che disegna la traiettoria della gestione della più importante istituzione culturale novarese.
Le difficoltà di cassa del Teatro
Una occasione che ancora una volta ha permesso di fare il punto sulla situazione del teatro e che ha confermato quelle che gli stessi amministratori hanno definito “difficoltà e tensioni” sul fronte finanziario. Il piatto – per dirla con una espressione proverbiale – piange dal punto di vista economico.
E sotto accusa finisce ancora una volta la Regione Piemonte che ha versato solo pochi giorni fa il saldo del contributo del 2024 e non ha ancora dato corso alla firma della nuova convenzione che nominalmente coprirebbe gli anni 25-26 e 27. Il presidente lo ha detto chiaro: i soldi sono arrivati «solo dopo le nostre insistenze che definisco decise per non dire violente». Un ritardo che rende complicata la gestione della cassa, che è sempre in affanno, e che crea problemi nei pagamenti dei fornitori, artisti compresi.
Un problema serio, tanto che il bilancio del 2025 si chiuderà con un disavanzo di 25.000 euro e che nelle voci passive si registrano ben 133.000 euro di interessi passivi pagati sulle anticipazioni da parte delle banche.
Lo scontro “increscioso” con la compagnia
Il “recap” sulla situazione del teatro non poteva ovviamente escludere la polemica sulla recita “saltata” dei Legnanesi, un vicenda che Ravanelli ha definito «incresciosa».
Lo scontro come si ricorderà è nato dal fatto che il teatro e la compagnia non si sono accordati sul termini del contratto, che non è stato firmato. Ciononostante sul sito del Coccia il titolo è rimasto a lungo in cartellone e i biglietti in vendita. Per questo i Legnanesi hanno sollevato sui social – e anche nelle dichiarazioni al nostro giornale – il problema.
Il presidente: abbiamo ragione noi, ma…
«Riteniamo – ha scandito Ravanelli – su solide basi giuridiche che il rifiuto di firmare il contratto sia civilmente illegittimo e origini quella che si definisce responsabilità precontrattuale». «Io – ha proseguito il presidente – avrei semplicemente cancellato il fornitore, ma abbiamo ritenuto che fosse necessario tentare una conciliazione magari fissando uno spettacolo in un’altra data, anche perché sappiamo che c’è un pubblico a cui questi artisti sono graditi. Una proposta in tal senso è stata formulata. Sapremo nei prossimi giorni l’esito».
La temperatura sulla linea Novara-Busto Arsizio (la sede legale della compagnia) si fa dunque di nuovo molto calda, e in attesa di reazioni, il 3 dicembre a Legnano debutta il nuovo spettacolo “I promossi sposi”, che sarebbe dovuto arrivare anche all’ombra di San Gaudenzio.
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