NOVARA – «Non è solo pulizia, è partecipazione». Lo slogan è chiaro e il mittente altrettanto: la Consulta di Sant’Agabio scende in campo per scuotere le coscienze e, contemporaneamente, rilancia la palla all’amministrazione comunale.
Domani, sabato 9 maggio, alle 9, il punto di ritrovo è fissato in piazza Brustia per un’operazione di rimozione collettiva dei rifiuti abbandonati. Ma dietro i guanti e i sacchi neri c’è un progetto politico e sociale molto più ambizioso.
La sfida dei portavoce
Il portavoce della Consulta, Erminio Mancin, non vuole che l’evento resti un caso isolato: «Non è un semplice gesto simbolico – spiega il giovane rappresentante – ma la scelta di prenderci cura in prima persona degli spazi che viviamo ogni giorno». E non casualmente l’iniziativa di domani è accompagnata da una richiesta già sul tavolo della giunta comunale: istituire la figura dello spazzino di quartiere” e intervenire con alcuni correttivi sul servizio di ritiro rifiuti gestito da Assa.
La proposta della Consulta
La strategia della Consulta è già stata presentata ufficialmente in un faccia a faccia con il sindaco Alessandro Canelli e il presidente del Consiglio comunale Edoardo Brustia. Il documento, firmato da Mancin e dal vice Luca Facchinetti, parte dal tema dell’evasione della Tari, legandola direttamente al degrado urbano.
L’idea? Una convenzione con gli amministratori di condominio per incrociare i dati e stanare chi non paga. «Chi non è in regola non ha la tessera per i cassonetti e quindi finisce per abbandonare l’immondizia in strada», sottolinea Mancin.
Emergenza discariche e aree private
Non solo tasse. La Consulta chiede un potenziamento dei ritiri su appuntamento per combattere l’abbandono degli ingombranti, vera «piaga del quartiere». Riflettori accesi anche sulle “zone grigie”: aree private a uso pubblico come il parcheggio di corso Trieste o i marciapiedi di via Beretta.
«Intanto, su le maniche»
«Nel frattempo – conclude Mancin – invitiamo tutti a tirarsi su le maniche e a venire domani mattina a prendersi cura dei luoghi in cui viviamo. Un primo passo importante di assunzione di responsabilità»
