OGGIONA CON SANTO STEFANO – Una foto a una macchina in divieto di sosta e inviata alla polizia locale. E scatta la multa. La vicenda risale a due anni fa, nel 2022, a Oggiona con Santo Stefano. Silvano Brena, in una lettera, ha raccontato il fatto che lo ha coinvolto in prima persona: una sanzione ricevuta «utilizzando un metodo che ritengo creativo nel suo genere, una nuova procedura per elevare contravvenzioni in modalità Whatsapp». Modalità che ha lasciato «incredulo» il cittadino, che – dice – ha chiesto chiarimenti direttamente al comando. Tra annullamenti e mancate notifiche, la querelle ha infine coinvolto anche il giudice di pace. Il risultato: «Il verdetto è stato l’annullamento della contravvenzione e il relativo rimborso delle spese sostenute».
La lettera
Ecco la lettera completa di Silvano Brena:
I fatti: In data 06.10.2022 il comandante della polizia locale del Comune di Oggiona con Santo Stefano, notifica al sottoscritto una contravvenzione in merito alla violazione dell’art. 158 (N.C.d.S.), dato che “il veicolo (il mio) in data 05.10.2022 alle ore 21.30 circa effettuava la sosta sul marciapiede davanti alla biblioteca comunale”.
Un fatto singolare e imbarazzante nel suo genere, nella dichiarazione infatti è scritto: “Il presente verbale non è stato contestato immediatamente in quanto l’infrazione è stata accertata successivamente mediante documentazione fotografica, pervenuta presso il presente ufficio. La sanzione accessoria di cui all’art.159 C.d.S in quanto il veicolo veniva rimosso prima dell’arrivo dell’operatore”.
Incredulo e basito leggo dal verbale che una persona, sconosciuta, un delatore o/e falsario, dopo aver scattato la foto, oltre in luogo di arrogarsi una funzione che non era sua, ha inviato la foto con un suo apparecchio al cellulare privato del comandante. Il quale poi si è sentito in obbligo di elevarmi la contravvenzione, utilizzando un metodo che ritengo creativo nel suo genere, una nuova procedura utilizzata per elevare contravvenzioni in modalità Whatsapp.
Mi sono recato all’ufficio di polizia locale chiedendo al comandante se la procedura utilizzata fosse uno scherzo e pure di pessimo gusto, ma, con stupore, lo stesso mi confermava la bontà e l’adeguatezza del metodo utilizzato, affermavo che è fatto notorio che le fotografie scattate con i moderni strumenti a larga diffusione si prestano facilmente a manipolazioni attraverso le più disparate applicazioni per smartphone. Una vettura può essere posizionata dove non era, una targa può essere sovrapposta ad un’altra, il colore può essere cambiato e così via. E chiedevo, quindi, di provvedere all’annullamento in autotutela della contravvenzione.
Mi veniva risposto che avrei dovuto pagare o in alternativa avrei dovuto rivolgermi al giudice di pace, dato che riteneva la procedura adottata secondo la legge n.689 del 1981 sez.II Art.13 corretta.
Dopo circa 15/20 giorni dalla notifica, una telefonata del comandante mi confermava che avrebbe provveduto entro pochi giorni all’annullamento in autotutela della contravvenzione, evidentemente si era convinto che la foto che lo sconosciuto delatore o/e falsario aveva a lui inviato avrebbe potuto essere stata manipolata o essere stata un falso.
Non ricevendo da parte del comandante alcuna notifica e verificato che il termine di 30 giorni, entro il quale come interessato, potevo presentare ricorso era in scadenza e per cautelarmi, ho dovuto produrre ricorso presso il giudice di pace di Busto Arsizio con relativi costi per la pratica.
Con una Pec del 05.12.2022, mi viene inviata la notifica in autotutela (esattamente dopo 60 giorni , 05.10. 2022-05.12.2022). Verifico però che la stessa è datata al 26.10.2022. Non ci potevo credere, perché si è ritardato l’invio di così tanto? E’ stata una dimenticanza o cos’altro?
A questo punto decidevo di procedere, non ritirando il ricorso e andando in udienza, fissata per il 12.05.2023. Il verdetto del giudice di pace è stato di annullamento della contravvenzione e il relativo rimborso delle spese sostenute.
A giugno 2023, viene notificato al comune di Oggiona con Santo Stefano quanto stabilito dal giudice di pace. Rimango in attesa della liquidazione delle spese sostenute, che non arriva.
Invio una richiesta di sollecito di pagamento il 26.03.2024. Ma nulla. Quindi, in data 14.10.2024 viene notificato all’ente un atto di precetto (anticipo dell’atto di pignoramento) con il quale il mio legale intimava al Comune di Oggiona con Santo Stefano a pagare quanto stabilito dal giudice di pace.
Il 26.10.2024 mi viene notificato il rimborso del contributo unificato per
- le spese sostenute per il ricorso al GdP
- le spese maggiorate dei compensi dovuti al mio legale per l’invio dell’atto di precetto.
Questi ultimi ritengo siano denari del contribuente buttati e che si potevano risparmiare se l’ente avesse provveduto al pagamento subito dopo quanto stabilito dal giudice di pace. Una brutta storia di mala-gestione della cosa pubblica sia per il disinteresse dimostrato, sia per la modalità con la quale questa vicenda è stata gestita. Si pensi che hanno dovuto fare una variazione compensativa del capitolo di bilancio per liquidare le spese.
La risposta del sindaco
Nel frattempo non si è fatto attendere il commento del sindaco Franco Ghiringhelli. Che in una nota prende posizione: «Ci vuole un gran faccia di tolla per scrivere anche al giornale. L’auto era certamente in divieto di sosta ed era corretto multarla. Non è stata seguita una procedura corretta e questo ha permesso di farla franca, ma chi aveva commesso l’infrazione era lui. Tutto il resto è merito della burocrazia italiana».
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