Omicidio alla stazione di Certosa, l’indagato nega ma resta in carcere

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MILANO – Resta in carcere il ventunenne di origini salvadoregne fermato nei giorni scorsi dalla Squadra Mobile di Milano con l’accusa di omicidio volontario aggravato, in relazione alla morte di Gianluca Ibarra Silvera, il ventiduenne ucciso a coltellate nella notte tra il 26 e il 27 maggio alla stazione di Milano Certosa. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Milano, che ha convalidato il fermo ed emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il giovane, irregolare sul territorio nazionale e con precedenti per reati contro il patrimonio.

La difesa davanti al gip

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, l’indagato ha respinto le accuse, negando l’addebito di aver sferrato il fendente mortale. Assistito dall’avvocato d’ufficio Fabio De Donno, il ventunenne ha ammesso la propria presenza all’interno dello scalo ferroviario della periferia nord e il coinvolgimento nella violenta lite tra i due gruppi di giovani, ma ha asserito di non aver utilizzato armi e di aver preso parte esclusivamente a un alterco verbale e fisico, senza alcuna intenzione omicida. La difesa ha chiesto una misura meno afflittiva rispetto alla detenzione in carcere, istanza respinta dal giudice che ha ravvisato il pericolo di fuga, di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato.

La ricostruzione e il movente delle gang

La ricostruzione della sezione omicidi della Mobile, coordinata dal pm di Milano Storari, delinea invece una condotta partecipativa e mirata. La vittima, insieme al fratello ventenne e a un amico, è stata inseguita lungo le banchine da un gruppo composto da circa dieci persone. Una volta a terra, il ventiduenne è stato colpito ripetutamente con armi da taglio e cocci di bottiglia. Un fendente profondo all’arteria femorale ne aveva provocato il decesso per emorragia prima del trasferimento in ospedale.

Le indagini proseguono per identificare gli altri componenti del gruppo, spariti subito dopo l’aggressione anche a bordo di un treno verso Treviglio. Gli accertamenti si concentrano sulla mappatura dei membri della gang dei “Latin Kings”, fazione “Tribu Ctl”, attiva nella zona nord del capoluogo lombardo. Secondo gli elementi raccolti attraverso i filmati delle telecamere e le testimonianze, lo scontro non sarebbe nato da una rissa casuale, ma da una precisa logica di controllo del territorio e punizione avviata dal gruppo di strada nei confronti della vittima e dei suoi familiari, sebbene il giovane ucciso non risultasse formalmente affiliato ad alcuna banda.

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