VARESE – La Pallacanestro Varese è in lutto. E’ morto Sandro Galleani. Storico fisioterapista e inserito nella Hall of Famer del club, è stato un simbolo per lo sport varesino. Galleani ha perso la battaglia contro una malattia che negli ultimi tempi era diventata sempre più aggressiva. Lunedì 3 marzo aveva compiuto 81 anni. Si è dedicato per anni ai muscoli dei giocatori della Pallacanestro Varese e della Nazionale Italiana, con la quale aveva partecipato a 5 Olimpiadi e aveva vinto due ori europei. Simbolo di un’epoca irripetibile, dalla Ignis in poi, fino alla passata stagione era addetto agli arbitri della società biancorossa. Sempre vicino ai colori che ha amato provenendo dal ciclismo, inesauribile fonte di aneddoti, con l’amatissima moglie Egidia è stato un simbolo dell’intera città. Tutta Varese da oggi è più povera. La Openjobmetis giocherà contro Tortona con il lutto al braccio.
La camera ardente è allestita presso la Casa funeraria di Via Piave, 6 ad Azzate.
Gli orari sono. Oggi, domenica, dalle 15.00 alle 17.30. Domani, lunedì, dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 18.30. Martedì mattina dalle 9.00 alle 12.30. I funerali saranno martedì alle 15 presso la chiesa di piazza Galvaligi a Gazzada.
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Sandro, fuoriclasse d’umanità
di Massimo Lodi
Fu Piero Modesti, medico sociale dell’Ignis vincitutto, a insistere perché levigasse i muscoli dei cestisti. Anno 1971, si tenevano a Masnago i mondiali di ciclismo su pista, Sandro Galleani venne qui. Il mondo delle due ruote lo conosceva da tempo, merito di Gianni Motta averne scoperto le doti di masseur, come si diceva allora. E siccome Motta era corridore sotto le cure di Modesti, responsabile sanitario prima della Molteni e poi della Salvarani, fu consequenziale l’incontro fra Piero e Sandro. Nacque in fretta la stima del primo verso il secondo, e idem la tentazione del secondo di dar retta alle insistenze del primo, che lo voleva nello staff gialloblù.
Galleani per un po’ si spartì tra i due mondi, poi scelse il basket a tempo pieno. E il basket gliene sarà per sempre grato. Se la potenza dei campionissimi della Valanga Gialla s’espresse al top, lo si dovette non solo al lavoro di Nikolic, tenace cultore della preparazione atletica oltre che guru tecnico. Ma anche alla sapienza di Galleani nel prevenire gl’incidenti, lenirne gli effetti, rimettere in sesto a tempo di record i malcapitati. Diventò una pedina indispensabile di quella formidabile macchina da scudetti e coppe, aggiungendo un tesoro imprevisto alla sua professionalità: il saper fare gruppo.
Sandro si rivelò ben più che un massofisioterapista. Divenne l’amico dei giocatori, lo psicologo di fiducia, il rifugio sicuro nei momenti difficili. E poi il compagnone di mille avventure goliardiche. Ossola, Meneghin e Rusconi erano gli architetti di costruzioni beffarde alle quali Galleani, se richiesto, partecipava volentieri. E venne spesso richiesto. Serietà e spensieratezza insieme: un mix che pochi riescono a realizzare e che a lui veniva facile. Questo mix, unito al naturale talento nel relazionarsi con gli altri, fece di Sandro una personalità di spicco sempre maggiore, tanto da meritargli anche una lunga presenza in Nazionale e -nella successiva fase della sua straordinaria carriera- un ruolo dirigenziale nella Pallacanestro Varese.
Lascia il ricordo, oltre che d’un fuoriclasse nella sua specialità, d’una persona mite e gentile. Cioè di spessore raro/prezioso. Dotato d’una sensibilità d’eccellenza che, per esempio, gli suggeriva di chiamare a ogni vigilia natalizia di tutti quelli con cui aveva intrattenuto rapporti di lavoro. Due o tre giorni prima del 25 dicembre arrivava il whatsapp con gli auguri di Sandro e della sua cara Egidia, e dava lo spunto a una successiva telefonata. Piena di chiacchiere d’una memoria ormai fattasi storia, cui l’ironia toglieva l’inevitabile polvere malinconica. Ed era come se si fosse tornati tutti quanti -ciascuno al suo posto, sul campo o in tribuna- nel mitico palasport di Masnago a partecipare della leggenda cui Galleani appartiene.
