BUSTO ARSIZIO – Sono terminati gli interrogatori di garanzia tenutisi oggi, lunedì 26 agosto, davanti al Gip di Busto Arsizio Anna Giorgetti dei sei fermati con l’accusa di aver pianificato per almeno tre mesi e poi eseguito l’omicidio di Fabio Ravasio, 52 anni, investito a Parabiago lo scorso 9 agosto mentre era in bicicletta da quella che inizialmente era sembrata un’auto pirata.
Il figlio, il marito e l’amante
Con Adilma Pereira Carneiro, la compagna 49enne di Ravasio, considerata dagli inquirenti la mente del piano per eliminare il 52enne e incassarne il patrimonio da circa 3 milioni di euro tra attività e beni immobili, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere anche il figlio della donna Igor Benedito, il marito di lei, Marcello Trifone (il matrimonio celebrato nel 2015 è tuttora in essere, Trifone era un ricco imprenditore prima che un crack finanziario lo impoverisse) e Massimo Ferretti, che davanti al Pm Ciro Caramore aveva confessato (l’uomo, titolare di un bar a Parabiago, era l’attuale l’amante della 49enne). Per contro Mirko Piazza, reclutato per fare da palo durante l’esecuzione, e Fabio Lavezzo, fidanzato da 4 mesi della figlia di Pereira Carneiro conosciuta sui social, hanno invece confermato le dichiarazioni già rilasciate al Pm attraverso le quali hanno confessato l’accaduto. Lavezzo ha cercato di alleggerire la propria posizione dichiarando di non sapere che si volesse uccidere Ravasio.
Il figlio alla guida dell’auto
Emergono, nel frattempo, diversi dettagli. Alla guida della Opel Corsa intestata alla 49enne (con targa truccata) che ha investito e ucciso il 52enne c’era Igor, il figlio della donna. Accanto a lui, sul sedile del passeggero, sedeva Trifone. Piazza lo aveva già ammesso, ma a sostegno dell’indizio c’è anche un’intercettazione tra la 49enne e Trifone.
L’intercettazione
Una telefonata durante la quale la donna chiede al marito se indossasse i guanti in auto e questo risponde di no perché guidava Igor e i guanti li indossava lui. E lei chiede se in auto Trifone avesse toccato qualcosa, lui risponde di aver toccato solo la maniglia della portiera per salire e scendere. Dal quadro emerge il piano tramato da una donna lucida, capace di mantenere diverse relazioni contemporaneamente, e di indurre gli altri a piegarsi ai suoi desideri.
Case, auto e il primo marito morto
Una donna con un patrimonio più che cospicuo: a lei sono intestate una bella cascina e una villa a Parabigo, oltre a metà dell’abitazione dove viveva con Ravasio, una casa a Mentone utilizzata per le vacanze e una casa a Vieste, in Puglia, ereditata dal primo marito morto d’infarto a soli 48 anni. Beni forse amministrati attraverso la società immobiliare Demetra, con sede a Magenta (Milano) di cui la donna risulta essere titolare dal 2004. Oltre agli immobili alla 49enne sono intestate tre auto: la Opel usata per uccidere Ravasio e due Mercedes. La donna ha un vecchio precedente per droga (fu fermata con oltre 10 chili di cocaina) e avrebbe lavorato come sarta in Brasile, suo Paese d’origine, mentre attualmente non risultava avere impiego.
Fermi convalidati
La Gip Giorgetti ha convalidato tutti i fermi. «Ci troviamo di fronte ad un omicidio brutale, freddo, calcolato con crudeltà», scrive la giudice nel dispositivo: «Apparentemente nessuno di questa accolita di cinque soggetti che gravita intorno ad Adilma Pereira Carneiro ha un solo attimo di resipiscenza: viene loro proposto di uccidere e ciascuno di loro, senza battere ciglio, accetta; anzi, con entusiasmo, contribuiscono ad elaborare li piano criminale a fronte di una promessa esclusivamente labiale (almeno, per quanto noto) del tutto generica di avere un appartamento all’interno di un fabbricato rurale che deve, in un futuro incerto, essere ristrutturato».
«Una tale anaffettività, una tale assenza di naturale repulsione a fronte della richiesta di uccidere una persona che, verosimilmente o comunque in assenza di diverse evidenze, nei confronti di questi cinque uomini era anche del tutto indifferente, l’adesione totale e superficiale al progetto delittuoso fondano una pericolosità sociale dei soggetti coinvolti che è di massimo livello», conclude la Gip la gip.
Omicidio Fabio Ravasio, tace davanti al Gip la mantide di Parabiago
