BUSTO ARSIZIO – «Piscina Manara? Non siamo in grado di dire quando possiamo riaprire». L’ennesima doccia fredda sulla piscina di Busto Arsizio l’ha rovesciata il sindaco Emanuele Antonelli in consiglio comunale ieri sera, 26 settembre. Rivelando che il conto delle opere da realizzare per ripristinare il servizio è salito a oltre mezzo milione di euro: «420mila euro più IVA», precisa il sindaco, parlando apertamente di «interventi più alti di quelli inizialmente preventivati».
La doccia fredda
Nel rispondere alle domande dell’opposizione sulla variazione di bilancio, che prevede un aumento di oltre 600mila euro nel capitolo destinato alla manutenzione degli impianti sportivi, il sindaco Antonelli dice chiaramente quello che i frequentatori dell’impianto di via Manara non vorrebbero sentirsi dire. «Non siamo in grado di dire quando possiamo riaprire – ammette il primo cittadino, che è anche delegato alle opere pubbliche – speravamo di fare i lavori tra settembre e ottobre ma ci sono stati parecchi problemi. Non sappiamo se la riapertura sarà a novembre, dicembre o addirittura il prossimo anno». Tutto questo perché le opere «definite a seguito di numerose riunioni», sono «molto più numerose e costose» di quelle inizialmente previste.
La “telenovela”
È l’ennesimo capitolo di una storia travagliata per la piscina intitolata a Marco Sartori. All’inizio di giugno, dopo un ultimo anno punteggiato da guai a non finire, l’amministrazione aveva accolto il nuovo gestore Aquamore, il colosso che si occupa della piscina dell’università Bocconi di Milano, per rimpiazzare gli spagnoli di Forus, il cui contratto di concessione era stato letteralmente “stracciato” per inadempienze. Subito erano stati eseguiti i lavori per riaprire a tempo di record l’estivo, confidando di poter riattivare le vasche interne con la ripresa della stagione sportiva a settembre. Il primo intoppo era arrivato con l’accertamento tecnico chiesto dal Tribunale nell’ambito del contenzioso avviato da Forus sulla titolarità delle spese per le manutenzioni non eseguite. Poi però, una volta sbloccata la pratica, il conto si è fatto più salato, passando dagli iniziali 200mila euro agli attuali 500mila e rotti. E la scadenza della riapertura è slittata: dai primi di ottobre a fine ottobre, poi progressivamente più in là, fino all’ammissione del sindaco. «Non siamo in grado di dire quando». E chi vorrebbe tornare a nuotare dovrà aspettare ancora.
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