di Massimo Lodi
A Pontida, su un pratone non sold-out com’era nelle speranze, Salvini difende il confine. Non solo quello esterno italiano dagl’immigrati. Quello interno di centrodestra da Meloni e Tajani. Ne ha per tutt’e due. A Tajani (1) dedica la rasoiata sulle banche: gli van tolti i profitti eccessivi, idem a chi s’è troppo avvantaggiato dalle crisi che hanno impoverito l’Italia. Sostegno gli viene da Giorgetti: sono figlio di un pescatore e di un’operaia tessile, so chi fa i sacrifici. E dunque sa chi deve aprire il portafogli. Cioè: i conti in rosso esigeranno tasse, qualcuno le dovrà pagare, e chi se non il ceto medio alto? Proprio quello che Forza Italia non vorrebbe punire.

A Meloni (2) dedica molte più sciabolate. Mai dirette. Però quando insiste sull’antieuropeismo estremo; conia la definizione ecoterroristi di Bruxelles; denunzia la sinistra che ruba da cinquant’anni; sprezza la cittadinanza agli stranieri che delinquono (e a quelli che non delinquono?) non fa un regalo alla presidente del Consiglio. Le fa un dispetto, soccorso -al grido di eroe, eroe!- dai vari Orban, Wilders, Fuster, Ventura, Svazek, Barella: i leader, affiancati da un entusiasta Vannacci, del sovranismo oltranzista. Proprio l’umor nero che Meloni cerca di mitigare in vista del progetto, sottaciuto ma forse veritiero, di diventare un giorno non lontano la gamba destra del Partito popolare nel Continente. Figuriamoci poi di che favore Salvini fa segno la premier schierandosi dalla parte di Trump nel prossimo testa a testa elettorale con la Harris e non obiettando alcunché a Orban che definisce l’Ue guerrafondaia perché andata in aiuto di Zelensky. Tutto il contrario di ciò che gioverebbe alla causa governativa. E al conservatorismo non estremista. E a profilo unitario del centrodestra/destracentro alla vigilia delle elezioni regionali di Liguria, Emilia Romagna, Umbria. Specifica Salvini, incurante dello sconcerto popolare: talvolta tra amici si litiga, però si resta alleati. Proprio sicuro?
Gli alleati, talvolta non amici, potrebbero presentargli il conto se l’autonomia differenziata diventerà oggetto di referendum, traguardo più probabile che possibile. E lo stesso a proposito dell’eventuale consultazione sul diritto di cittadinanza da concedere ai figli degl’immigrati, verificata una serie di condizioni preventive. È fresca una prima apertura di Fratelli d’Italia sul tema, dopo un lungo periodo di silenzio. Il Salvini che imbarazza l’esecutivo, si lancia nel sorpasso radicalista sulla Meloni, sposa cause internazionali lontane dal prevalente sentire nazionale gioca una carta a elevato rischio. Sembra quasi il jolly della disperazione, com’è nel preoccupato tormento d’un leghismo di minoranza restìo ad alzare la voce, e però timoroso che il ponte lanciato dal Capitano verso un patriottismo di dubbia lettura risulti di realizzazione meno certa del Ponte sullo Stretto.
