La tolleranza verso gli stranieri che commettono reati nel nostro Paese è una delle questioni che, più di altre, infiamma l’opinione pubblica. E attorno alla quale si scatenano polemiche e strumentalizzazioni da parte di quei partiti che la cavalcano con l’intento di acquisire consensi elettorali. Diciamo subito che il problema c’è, non può essere sottaciuto o, peggio, evitato del tutto, come fosse marginale rispetto ad altri problemi che agitano le comunità.
Nelle scorse settimane, a Gallarate, si sono riuniti gli esponenti della cosiddetta ultra destra europea, i quali semplificano la vicenda e la riconducono alla remigrazione, però declinata con la deportazione: via tutti gli extracomunitari che, a parere dei congressisti in assemblea in un teatro comunale, inquinano l’identità di chi è nato e ha radici nel vecchio continente. Per dirla in chiaro, una soluzione che ha sullo sfondo contenuti razzisti, che paventano addirittura la sostituzione etnica. Inaccettbile, inquietante.
Altro è stabilire il rispetto delle regole di coloro che sono immigrati in Italia. Anche le più marginali, come per i parcheggiatori abusivi che non si riesce a “sfrattare” dai luoghi in cui esercitano la loro illecita attività. Andrea Cassani, primo cittadino leghista di Gallarate, afferma di averle provate tutte per “liberare” piazze e posteggi della sua città dove hanno preso servizio alcuni magrebini. Sono lì da anni nonostante denunce, multe, diffide e tutto quanto consente la legge. Loro se ne infischiano dei provvedimenti delle istituzioni. Cassani non è affatto un tenerone, in alcune circostanze si mette di punta e va fino in fondo. Un esempio? Lo sgombero del campo Sinti, un agglomerato abusivo di roulottes e casette prefabbricate abitate da famiglie che, in spregio a tutto e a tutti, vivevano lì senza pagare alcuna utenza, come fossero destinatari di un salvacondotto in funzione delle loro particolare etnia. Ma con gli altri “abusivi” , il sindaco, non trova sponde.
Non le trova nemmeno nella magistratura che, appunto, applica nei confronti di chi non rispetta la civile convivenza una tolleranza spesso incomprensibile e insostenibile. Glielo consente (impone) la legge. Glielo consente (impone) la difficoltà istituzionale di assumere decisioni definitive. Glielo consente (impone) l’affollamento delle carceri, così che all’arresto segua subito la scarcerazione senza passare dalla cella. Attenzione, tutto ciò non riguarda soltanto i parcheggiatori abusivi, ma la pletora di personaggi che mettono a repentaglio la serenità sociale, una malavita di piccolo cabotaggio che agisce in ogni dove e alla quale, piaccia o no, partecipano, eccome, anche nostri connazionali.
I dati sono incontestabili: il 30 per cento delle persone denunciate o arrestate sono immigrate, i rimanenti hanno carte d’identità italiane. Poi, è vero che la popolazione carceraria è composta per un terzo da stranieri, ma il fenomeno è molto complesso e merita seri approfondimenti. E provvedimenti legislativi più efficaci, senza per questo criminalizzare soltanto gli extracomunitari. Per restare ai posteggiatori abusivi, mai stati a Napoli e nella stessa Roma? Il “venga avanti dottò” pronunciato dal posteggiatore abusivo non è una frase originaria di Marrakech, verso la quale siamo però più tolleranti e forse rassegnati, noi, assieme alle forze dell’ordine che lasciano fare e alla magistratura che chiude un occhio, anzi due. E quando non li chiude, il destinatario delle misure punitive se ne infischia (a Napoli c’è chi ha già collezionato 35 denunce!). Come i posteggiatori abusivi di Gallarate, verso i quali un sindaco ha poteri limitati e chi potrebbe averli non li esercita. Con buona pace della legalità.
Parcheggiatori abusivi a Gallarate, ancora lì? Cassani: «Magistratura tollerante»
