LONATE POZZOLO-PRATO SESIA – Un asse criminale che collegava il Perù con il cuore della Valsesia, passando per i boschi dello spaccio di Lonate Pozzolo. È quanto emerso da una vasta operazione dei Carabinieri di Varese che, tra sabato e domenica, ha portato all’arresto di sei persone tra le province di Novara, Vercelli e Biella.
Un laboratorio clandestino a Prato Sesia
Il fulcro dell’organizzazione era un’abitazione diroccata a Prato Sesia, in provincia di Novara al confine con la Valsesia, affittata da un quarantenne del posto e trasformata in una vera e propria raffineria.
Qui, secondo gli inquirenti coordinati dalla Procura di Busto Arsizio, la droga arrivava “mascherata”: la cocaina veniva infatti mischiata a miele e cera d’api per sfuggire ai controlli doganali.
Nei locali della cascina i carabinieri hanno trovato ambienti attrezzati per la raffinazione della droga, con strumenti e materiali idonei alla manipolazione della sostanza stupefacente.
Una volta raffinato nel laboratorio valsesiano, la cocaina era destinata a rifornire le piazze di spaccio nei boschi attorno a Malpensa, area da tempo sotto i riflettori per il traffico gestito da gruppi italo-albanesi.
La rete: il “regista” e i corrieri ventenni
Al vertice del gruppo ci sarebbe Davide Shaqsa, 30 anni, piccolo imprenditore di Valduggia già noto alle forze dell’ordine, attualmente in carcere. Il meccanismo era ben oliato: Shaqsa gestiva gli ordini internazionali dal Sud America, mentre il quarantenne di Prato Sesia forniva la base operativa e due ventenni, residenti a Gattinara (Vc) e Valdilana (Bi), si prestavano a ricevere i pacchi provenienti dal Perù presso i propri domicili, per poi consegnarli all’imprenditore.
Tutti gli indagati, compresi due cittadini peruviani fermati domenica, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al giudice.
Il sequestro e le indagini
Durante il blitz, i militari hanno intercettato all’aeroporto di Linate e tracciato fino a destinazione un pacco contenente 19 chili di miele. Le intercettazioni suggeriscono volumi d’affari importanti, con partite di cocaina che potevano toccare i 15 chili per singola spedizione.
L’indagine, nata nel 2024 da un filone sullo spaccio a Lonate Pozzolo, resta aperta: gli inquirenti sospettano che quello intercettato non sia stato l’unico carico arrivato dal Sud America nelle colline del novarese.
